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Giappone trentennale

Terrore Giappone: rendimenti sopra il 4%. I mercati globali si preparano all’impatto? Numeri e conseguenze

In Giappone le cose si mettono male. Rendimenti sui bond alle stelle. Mercati globali soffriranno di più di quelli locali.
Giappone trentennale

Il sistema finanziario giapponese è sull’orlo di una crisi. Decenni di microgestione delle grandezze macro hanno fallito. Bank of Japan non riesce più a controllare i tassi, né di medio né di lungo periodo e i bond ora pagano rendimenti inimmaginabili solo qualche mese fa. Sui trentennali è stata superata la soglia del 4% – mai vista prima – e qualcuno inizia a preoccuparsi, correttamente, della tenuta del sistema.

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Il Giappone in sé sopravviverà. Il risparmio interno è elevato, la possibilità di intervenire di Bank of Japan ancora elevata. Chi ha paura ora sono i mercati globali – che sul basso costo del capitale in Giappone hanno costruito una parte rilevante della loro struttura. È ora di preoccuparsi? Qui trovi una guida minima per capire cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere.

Rendimenti dei trentennali sopra il 4%

Il grafico che sta facendo il giro del mondo è quello dei rendimenti delle obbligazioni trentennali giapponesi. Sono salite, poco prima della chiusura dei mercati per il weekend, sopra il 4%. Non si erano mai raggiunti questi livelli prima.

Il segnale è chiaro: i mercati vogliono essere pagati sensibilmente di più per prestare denaro al Giappone. Tutto questo dopo una lunga fase di controllo dei tassi da parte delle istituzioni giapponesi. Fase ormai interrotta (lottare contro i mercati costa).

Il Giappone è a rischio fallimento? No. O almeno non ancora. Le conseguenze sono diverse e riguardano principalmente il sistema finanziario globale, in particolare quello degli investimenti.

Il costo del capitale in Giappone e il Carry Trade

Una parte rilevante dei mercati finanziari occidentali – in particolare quelli USA – hanno potuto beneficiare per più di un decennio del carry trade sullo yen giapponese. Prendere capitali in prestito in Giappone costava zero (o addirittura meno di zero) e quindi in tanti avevano buon gioco a contrarre debito lì per avere capitali da investire altrove.

Non dipende, questo meccanismo, dal rendimento dei trentennali o dei decennali in Giappone, ma è comunque buona cosa rendersi conto del fatto che in Giappone qualcosa sta cambiando e che questo qualcosa potrebbe spingere BoJ a decisioni impopolari di rialzo dei tassi, riducendo ulteriormente questa finestra di… carry trade.

L’ultima volta che il Giappone ha avuto dei rialzi dei tassi di riferimento a sorpresa, il mondo si svegliò, durante la prima settimana di agosto 2025, con crolli diffusi.

Non è detto che accada, ma è una questione da seguire.

I rischi per il Giappone

I tassi sul secondario condizionano quelli che poi vengono chiesti in sede di prima emissione e collocamento. In altre parole. Se i bond giapponesi offrono rendimenti sul secondario al 4%, sarà difficile emetterne per tassi inferiori.

Il Giappone ha però una situazione particolare per quanto riguarda l’esposizione verso i suoi bond:

  • Banche e assicurazioni nazionali ne hanno i bilanci infarciti;
  • Bank of Japan in caso di stress ha ancora capienza per intervenire;
  • I giapponesi risparmiano “tanto”: con rendimenti più elevati non è detto che non si facciano ingolosire;

Certo è che da qualche parte si dovrà mollare: non si potrà pensare di tenere lo yen sotto i 160 con il dollaro (soglia di intervento, più volte, per BoJ sui mercati) e i tassi bassi in eterno. Andare contro i mercati e i loro prezzi costa molto, e anche i soldi di Bank of Japan non sono infiniti.

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