Ieri c’è stato l’esordio di Kevin Warsh alla prima conferenza stampa da neopresidente della Federal Reserve, che ha lasciato i tassi fermi al 3,50%-3,75%. Il tono però è suonato restrittivo nella sua conferenza stampa. Inoltre, i dot plot hanno cancellato l’ultimo taglio previsto per il 2026 e i mercati hanno riprezzato possibili rialzi entro fine anno.
La regola dei primi tre mesi sotto un nuovo presidente Fed
Esiste una statistica che torna d’attualità proprio con l’insediamento di Warsh. Secondo Barclays, dal 1930 l’S&P 500 ha registrato un drawdown medio del 12% nei primi tre mesi sotto un nuovo presidente Fed. Il grafico allegato mostra bene la distribuzione e cosa è accaduto in passato.

Si coglie come il caso peggiore si sia avuto con Greenspan, con -33% nel 1987, anno del Black Monday. Ma è un’eccezione, infatti gli altri presidenti si collocano tra -2% e -10%. Con Bernanke c’è stato il ribasso più contenuto del 2%. La media a -12% è quindi spinta verso il basso proprio da quest’ultimo.
Ci sono due avvertenze d’obbligo da segnalare. È un drawdown massimo, cioè il ribasso più profondo toccato nella finestra, non il rendimento finale. Il tutto è depurato dal contesto macro e si limita alla semplice statistica.
I trader su Polymarket scommettono sul rialzo dei tassi Fed
Dopo l’esordio restrittivo di Kevin Warsh, i mercati di previsione hanno spostato le loro scommesse rispetto a qualche giorno prima. Su Polymarket lo scenario di un rialzo dei tassi guadagna terreno su tutte le scadenze. Questo è un segnale utile per leggere il sentiment, perché qui gli operatori mettono soldi veri sulle probabilità. A spingere questo riprezzamento verso il rialzo è stata la prima conferenza stampa del neopresidente e il cambio sui dot plot. Warsh, critico storico del dot plot, ieri non ha incluso la propria proiezione: sotto la sua guida lo strumento potrà essere modificato nella forma, se non abolito.
La riunione di luglio
Per il meeting di fine luglio il “nessun cambiamento” resta nettamente in testa al 75%. Lo status quo è dunque ancora lo scenario base. Ma l’aumento di 25 punti base sale al 20%, in rialzo di 15 punti, mentre i tagli sono ormai marginali, all’1,4% o meno. Il volume sul mercato supera i 12,9 milioni di dollari.
A settembre il rialzo dei tassi Fed prende quota

È guardando a settembre che il quadro cambia di più. Il “nessun cambiamento” scende al 56%, mentre l’aumento di 25 punti base balza al 40%. Le due ipotesi si avvicinano sensibilmente. La riduzione di 25 punti base si ferma al 3,4%, mentre un rialzo oltre i 50 punti base resta all’1,8%. Lo spostamento riflette il timore di un’inflazione ancora vischiosa.
La scommessa sull’intero 2026 si ribalta

Il dato più indicativo arriva osservando l’intero anno. La probabilità di almeno un rialzo dei tassi entro il 2026 è salita al 53%, in rialzo di 24 punti. Per la prima volta lo scenario di un rialzo supera quello opposto. Un riprezzamento coerente con il messaggio uscito ieri dalla Federal Reserve. Questa è però una fotografia del momento, soggetta a cambiare a ogni nuovo dato macro.
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