L’inflazione nell’area euro è inferiore alle aspettative. I prezzi ai consumatori sono cresciuti del 2,8% – contro il 3,2% del mese precedente, per un calo che con ogni probabilità è spinto anche dalla parziale risoluzione delle questioni legate allo Stretto di Hormuz. Bene anche l’inflazione core, che si attesta a 2,4%, anche in questo caso in forte discesa rispetto alla lettura del mese precedente.
Sono dati buoni e che almeno parzialmente dovrebbero stemperare le discussioni su ulteriori aumenti dei tassi, ammesso però che la traiettoria discendente venga confermata anche dalle future letture. Intanto c’è chi – opposto anche all’aumento dei tassi durante l’ultima riunione di BCE, coglierà l’occasione per cavalcare la polemica. Se i prezzi stanno già tornando giù, c’era davvero bisogno di un aumento dei tassi?
Una sorpresa positiva
Si tratta senza dubbio alcuno di una sorpresa che può essere considerata come positiva. L’inflazione era e rimarrà una delle principali preoccupazioni dell’area euro, in realtà in linea sia con gli Stati Uniti sia con il Giappone.

Nonostante però il dato positivo – e dunque inferiore alle aspettative – i policymaker invitano alla calma. Gli effetti del prezzo del petrolio potrebbero infatti richiedere tempo prima di essere valutati nella loro interezza. Il rischio è quello di vedere gli aumenti dei mesi scorsi del greggio riflettersi, con un certo lag, nei prezzi di alimentari e servizi, che sono quelli seguiti con maggiore attenzione da analisti e membri del board di BCE.
Incertezza sul futuro
Il futuro, anche di breve periodo, rimane piuttosto incerto. Nessuno tra i membri di BCE che sono intervenuti recentemente su TV e giornali se l’è sentita di dare indicazioni per i prossimi meeting.
Si deciderà volta per volta, a conferma di un periodo difficile non solo per le banche centrali, ma anche per le aspettative dei mercati, mai come ora mutevoli.
Una successiva lettura ribassista dell’inflazione, il prossimo mese, potrebbe forse offrire delle garanzie maggiori per chi non vuole neanche sentire parlare di ulteriori aumenti. Tra questi i ministeri delle finanze di diversi paesi europei, che temono i riflessi sulla gestione del debito pubblico, in un momento assai difficile per le casse di diversi dei Paesi membri.
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