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tre fantasmi clarity

Tre ostacoli per legge pro crypto negli USA: pochi giorni per superarli. Dipenderà anche da Trump

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Il cero si consuma e la processione non cammina. A distanza di un anno dal primo passaggio, il Clarity Act ora tornerà al Congresso, e ha pochi giorni per essere approvato prima della chiusura dei lavori di agosto. Superato quel limite, le possibilità di vederlo trasformato in legge prima delle midterm di novembre diventerebbero vicine allo zero. È una legge importante per il settore, sulla quale in tanti puntano per aprire questo comparto agli istituzionali, in modo più concreto, chiaro, liquido.

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I senatori torneranno a lavoro la prossima settimana – e dovranno però risolvere diversi problemi che hanno ostacolato fino a oggi il passaggio di una legge che – come abbiamo ripetuto più volte su queste pagine – è assolutamente fondamentale per il comparto.

I problemi impossibili

Il sentiment non è dei migliori. Di questioni da risolvere, riportano Bloomberg e altri grandi giornali americani, ce ne sono diverse e non sembra che si siano fatti grossi passi avanti negli ultimi giorni e nelle ultime settimane.

  • Rendimenti delle stablecoin

Negli USA è fatto divieto offrire direttamente ricompense e rendimenti a chi detiene stablecoin. Questo divieto è contenuto nel Genius Act, la norma che regola le stesse stablecoin. Le banche però temono che questo divieto possa essere aggirato dagli exchange, alcuni dei quali – vedi Coinbase – in realtà hanno accordi con i gestori delle stablecoin (Circle, in questo caso). Le banche hanno fatto muro, Jamie Dimon di JPMorgan ha detto a Brian Armstrong di Coinbase che ha la testa piena di [REDACTED] e il clima che si respira non è dei migliori.

  • DeFi

Quali protezioni vanno garantite a sviluppatori e “gestori” di protocolli DeFi? Si può offrire una sandbox che permetterà a loro di evitare certe complicazioni in termini di registrazione come broker? Quali responsabilità attribuire agli sviluppatori dell’utilizzo che si farà dei contratti smart che creeranno? Anche qui – anche se in misura minore rispetto alla questione rendimenti – lo scontro è importante.

  • Donald Trump

È paradossalmente il principale ostacolo all’approvazione delle legge di cui sopra. Trump ha interessi economici enormi nel mondo crypto – e non sembra voler accettare l’inserimento di una norma etica che proibisca ai membri del governo di investire nel comparto crypto, almeno finché sono in carica.

Dopo che sono stati diffusi i numeri dei guadagni di Trump nel comparto, la discussione è tornata centrale. Lo sarà – anche se si potrà trovare forse un compromesso.

Intanto i promotori del Clarity Act – e le aziende del settore – stanno facendo il tour dei principali programmi televisivi finanziari raccontando di essere a buon punto. Un sostegno a un morale altrimenti basso? Oppure… ci siamo davvero?

La nota positiva è che i mercati sembrerebbero aver già prezzato il no. E dunque in caso di evoluzione positiva le sorprese, anche in termini di grafici, potrebbero diventare importanti.

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