Consensys, la società che gestisce il popolare software wallet MetaMask, avrebbe assunto all’inizio di quest’anno un presunto informatico collegato alla rete criminale Lazarus, gruppo attivo in Corea del Nord. Secondo quanto riportato da varie fonti, e successivamente confermato dalla stessa azienda, lo sviluppatore della DPRK avrebbe addirittura lavorato al codice dell’infrastruttura, senza però riuscire a pubblicare versioni malevole e senza compromettere il wallet.
Per fortuna, il team di MetaMask si è accorto per tempo della presenza indesiderata dell’ingegnere nordcoreano, nascosto dietro l’identità fasulla di “Tyler Knapp”. Il progetto ha interrotto il rilascio di nuovi prodotti o aggiornamenti del codice per verificare che non siano state apportate falle o modifiche sospette. La situazione sembra essere per il momento sotto controllo, anche se per poco si è sfiorato un vero e proprio disastro per l’industria on-chain.
Come è stato assunto lo sviluppatore di Lazarus Group?
Secondo quanto riportato da Matt Corva, responsabile legale di Consensys, interrogato da Drop Site News in una recente intervista, l’esperto nordcoreano si sarebbe avvicinato a MetaMask tramite un fornitore di terze parti. Quest’ultimo, il cui nome non è stato reso pubblico, avrebbe ingaggiato lo sviluppatore noto con lo pseudonimo “Tyler Knapp” in qualità di consulente esterno, senza che inizialmente emergessero collegamenti sospetti con Lazarus e la Corea del Nord.
Tyler ha iniziato a mettere mano al codice di MetaMask a inizio marzo (in particolare lavorando alle funzionalità di conversione da crypto a valuta fiat), ottenendo così l’accesso agli ambienti di sviluppo del famoso wallet web3, che oggi conta oltre 100 milioni di download da parte degli utenti. Soltanto ad aprile tuttavia, grazie alle tempestive indagini del team di Consensys, la società si è accorta che l’account GitHub dello sviluppatore era associato ad attività precedenti su altri progetti crypto poi compromessi.
Tyler, il cui vero nome – secondo il ricercatore on-chain Zun – sarebbe “Mario Liu”, aveva collaborato in precedenza con Ankr, Blueberry Protocol, DEPO, Pickle Finance e Harmony, cinque progetti che nel corso degli ultimi anni hanno subito exploit o incidenti di sicurezza. Sembra che uno dei suoi handle GitHub che utilizzava per presentarsi sia stato etichettato già a settembre 2025 come connesso al gruppo Lazarus. Nonostante ciò l’infiltrato è riuscito comunque ad entrare in contatto con MetaMask qualche mese dopo.
MetaMask afferma che il pericolo è stato scampato
Il team di Consensys, il quale si occupa dello sviluppo infrastrutturale del wallet MetaMask, ha sin da subito chiarito la propria estraneità all’assunzione diretta dello sviluppatore, precisando che l’uomo è entrato nel progetto tramite un fornitore esterno. Inoltre il gruppo ha specificato che tutti gli accessi forniti al nordcoreano sono stati revocati, così come tutti i lanci programmati di nuovi prodotti sono stati sospesi per verificare l’integrità del codice e l’assenza di malware.
Per il momento non sono stati trovati codici malevoli distribuiti pubblicamente, e nessun utente ha riportato furti dai propri portafogli. Queste le parole di Matt Corva, in una nota a Drop Site:
“Subito dopo la presentazione, abbiamo scoperto la minaccia, abbiamo seguito i nostri protocolli di sicurezza, abbiamo immediatamente interrotto qualsiasi accesso e avviato un’indagine approfondita che ha confermato l’assenza di appropriazione indebita di risorse o dati, l’assenza di codice dannoso distribuito e l’assenza di impatti sulla sicurezza degli utenti. Abbiamo informato le forze dell’ordine e fornito loro tutte le informazioni pertinenti.”
La minaccia sempre più diffusa degli infiltrati Lazarus
In questo momento Lazarus Group rappresenta probabilmente la minaccia più grande da cui le società che lavorano nell’ambito crypto devono difendersi. Secondo TRM Labs, sono in crescita le candidature per protocolli e piattaforme on-chain da parte dei lavoratori IT nordcoreani, proprio perché questo rappresenta il sistema più efficiente con cui la DPRK riesce a infiltrarsi all’interno dei team e a hackerare un progetto.
Ad aprile un’iniziativa sponsorizzata da Ethereum ha permesso di scoprire che oltre 100 sviluppatori nordcoreani avevano collaborato recentemente con oltre 53 realtà crittografiche differenti. Talvolta l’impatto della presenza di una talpa all’interno degli ambienti di sviluppo può rivelarsi contenuto, mentre altre volte può comportare danni sistemici in tutto il settore, come nel caso dell’hack dell’interfaccia Safe ai danni di Bybit, anche quella volta ad opera di Lazarus.
Negli ultimi anni, secondo le stime di Chainalysis, la Corea del Nord avrebbe rubato al mondo crypto una cifra che gira intorno ai 7 miliardi di dollari. Questi fondi sono stati poi riciclati tramite una varietà di strumenti quali bridge, network privati e protocolli di mixing, passando anche per le memecoin e gli NFT.
Per fortuna questa volta Lazarus non è riuscito a mettere a segno un colpo che avrebbe potuto danneggiare milioni di utenti, vista la popolarità del wallet MetaMask. Per il nostro settore si tratta dell’ennesima lezione in chiave di sicurezza, che ci ricorda quanto sia importantissimo non abbassare mai la guardia, né lato utente né lato aziende e sviluppatori.
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