Nasce un nuovo indice sulle criptovalute, lanciato da S&P Dow Jones e da Pantera, società attiva nel mondo degli investimenti in asset digitali. Rispetto agli altri indici già esistenti però, questa volta siamo davanti a un indice che opererà secondo regole specifiche: saranno infatti inclusi soltanto quei token e quei network che hanno utilizzi reali e che hanno, secondo il gruppo, valore economico.
C’è un grande escluso: dato che le regole sono piuttosto restrittive e includono non solo ricavi del protocollo, ma anche meccanismi per retribuire (anche indirettamente) i detentori dei token, Bitcoin non ne fa parte. Una decisione che porterà a polemiche importanti.
Solo token con ricavi e meccanismi, basato su fondamentali economici
La scelta è certamente particolare. Non sarà un indice che include certe crypto per capitalizzazione di mercato (scelta che finirebbe per includere Bitcoin), ma a un indice rule based, ovvero basato su regole.
- Financial viability
Per l’inserimento nell’indice un protocollo/token deve dimostrare ricavi positivi per trimestri consecutivi. Tali ricavi devono essere verificabili onchain.
- Economia reale dietro i token
Quelli già inclusi hanno 3 miliardi di dollari di ricavi annualizzati – tenendo conto dei due trimestri precedenti al lancio dell’indice. Il materiale fornito da Pantera segnala come protocolli inclusi Hyperliquid, Solana e AAVE. La lista non è stata ancora comunicata per intero.
- Perché un indice del genere?
Secondo Pantera per colmare un gap che esisterebbe nei prodotti da investimento per gli istituzionali, che oggi devono affidarsi a indici che replicano i migliori asset del mondo crypto selezionandoli però per capitalizzazione di mercato. Una scelta del genere finisce per escludere asset monetari come Bitcoin – verso il quale gli investitori hanno già esposizione tramite ETF spot.
I cinque principali asset
I cinque principali asset a comporre l’indice, secondo quanto comunicato da S&P, sono:
| Asset | Peso specifico |
|---|---|
| Ethereum $ETH | 35% |
| Binance Coin $BNB | 20% |
| Solana $SOL | 19,66% |
| Tron $TRX | 12,87% |
| Hyperliquid $HYPE | 3,99% |
Curiosa anche la lista dei principali esclusi, che avrebbero dovuto far parte dell’indice se avessimo dovuto tenere conto soltanto della capitalizzazione di mercato: Bitcoin, ma anche Ripple XRP, nonché Unus Sed Leo e Rain Protocol (sul quale però la discussione… non è delle più serene).
Indice produttivo
Il focus dell’indice è dunque sulle altcoin proprio perché l’idea principale è quella di escludere asset con funzione monetaria e che non abbiano, in termini di network, un’economia produttiva alle spalle. Si tratterà dunque di una sorta di indice industriale crypto – che potrebbe battere forse, in un’altra fase del ciclo, anche gli indici invece basati sulla capitalizzazione degli asset digitali.
Per ora non esistono ETF che replicano l’andamento di questo indice, per quanto sembra che siano in corso già trattative per il lancio. Si tratterebbe di un nuovo ETF multicoin lanciato negli USA, per prodotti però che per ora, almeno in Europa, non hanno avuto grande successo.
Rischio metodologico?
I ricavi e l’economia sottostante ai network sarà calcolata tramite i dati forniti da Artemis, che farà da sostegno quantitativo dell’indice.
Per quanto riguarda i cap, ovvero i limiti massimi per ogni singolo asset:
- Nessun asset può superare il 35%. Nel caso in cui la sua capitalizzazione di mercato valga più del 35%, il resto dell’allocazione viene distribuita proporzionalmente agli altri asset;
- Dopo la redistribuzione, quelli con più del 20% vengono cappati al 20%.
Il ribilanciamento avverrà su base trimestrale.
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