I rendimenti dei Titoli di Stato restano elevati in tutta l’economia mondiale, e il denaro continua a costare caro per Stati, imprese e famiglie. A inizio 2026 i mercati finanziari scommettevano sui tagli, oggi prezzano proprio l’esatto opposto, cioè nuovi rialzi dei tassi da parte delle Banche Centrali. Capire perché questo scenario può frenare la crescita è il punto da mettere bene a fuoco adesso.
Rendimenti dei Titoli di Stato ancora alti
Sul tratto a dieci anni il Treasury americano rende il 4,66%, il Bund tedesco il 3,14% e il BTP italiano il 3,92%. Sulle scadenze lunghe a trent’anni i rendimenti sono più alti ovunque, e qui la spinta al rialzo diventa un fenomeno davvero globale. Il trentennale americano è salito fino al 5,21%, il valore più alto dal luglio 2007. Anche il Giappone, dopo decenni di rendimenti vicini allo zero, vede ora il suo trentennale al 3,92%, sopra il pari scadenza tedesco fermo al 3,65%.

Sono rendimenti alti perché l’inflazione è tornata a correre, spinta dal rialzo del petrolio legato alla tensione tra Stati Uniti e Iran e allo Stretto di Hormuz. A ciò va aggiunta anche la politica fiscale di alcuni Stati, come USA e Giappone, molto espansiva per bilanci con debiti già enormi.
Il mercato prezza rialzi dei tassi, non tagli
Dalle Banche Centrali a gennaio ci aspettava un taglio ma hanno dovuto cambiare rotta. Le attese sui tassi si leggono negli strumenti che le ricavano dai prezzi dei futures, i contratti legati ai tassi futuri.

Il CME FedWatch assegna oggi il 54,7% di probabilità a un rialzo della Federal Reserve il 16 settembre, contro il 45,3% di tassi fermi. La situazione oggi indica un equilibrio.
Sul fronte europeo l’ECB Watch prezza un aumento della Banca Centrale Europea al 76,5% già alla riunione del 10 settembre. Andando avanti la scommessa sul rialzo si rafforza, e supera il 90% entro l’inizio del 2027.

Su entrambe le sponde dell’Atlantico la probabilità di un taglio sembra ormai azzerata in questa fotografia di agosto 2026.
Perché rendimenti alti frenano l’economia
Quando i Titoli di Stato pagano rendimenti alti, sale il costo del denaro per tutti gli altri debitori. I mutui delle famiglie, i prestiti alle imprese e le nuove obbligazioni aziendali diventano più cari da ripagare. Un credito più costoso raffredda gli investimenti e i consumi, e a lungo andare rischia di rallentare la crescita economica. C’è poi il nodo dei conti pubblici, perché rendimenti alti rendono più oneroso rifinanziare il debito degli stati.
Il sorpasso storico del BTP sull’OAT francese
Dentro l’area euro il fatto nuovo del 2026 è che il BTP italiano rende meno del titolo francese. Il decennale italiano si ferma al 3,92%, contro il 3,93% dell’OAT di Parigi, e sul trentennale i due Paesi sono appaiati al 4,72%.

Oggi il mercato vede più rischio nei conti pubblici francesi che in quelli italiani. Il pericolo per l’Italia non arriva oggi dagli spread, classico quello con la Germania, sceso a circa 78 punti base, ma dal pericolo dei rialzi dei tassi che inciderebbe negativamente sul debito.
Cosa guardare adesso
I prossimi appuntamenti chiave sono le riunioni di settembre, con la BCE il 10 e la Federal Reserve il 16. Ieri sono usciti dati sulla disoccupazione più bassi e fanno pendere il sentiment verso un rinvio dei rialzi. Molto dipenderà dai dati sull’inflazione e dall’andamento del petrolio nelle prossime settimane. Nelle ultime sedute i rendimenti sono già scesi un poco, sull’ottimismo per una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo scenario resta oggi orientato al rialzo, ma può ancora cambiare in fretta.
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