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Morpho crypto buyback milioni dollari ricavi

il CEO di Morpho contro i buyback: “non spenderemo centinaia di milioni per un pump del 5%” – frecciatina ad Aave

I buyback piacciono tanto ai crypto investitori, ma secondo il CEO di Morpho non sono la strategia più coerente per chi ha grandi obiettivi di crescita.
Morpho crypto buyback milioni dollari ricavi

Paul Frambot, CEO e co-fondatore del protocollo DeFi Morpho, in una recente intervista per il podcast “The Rollup”, ha criticato fortemente l’idea di utilizzare parte delle revenue generate on-chain per finanziare buyback del proprio token nativo. Secondo il suo punto di vista, le piattaforme che spendono grosse cifre nei riacquisti di monete non sono abbastanza ambiziose, e potrebbero impiegare quei capitali per scalare molto più velocemente il proprio business.

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L’affermazione di Frambot sembra essere una chiara frecciatina ad Aave, principale competitor di Morpho, che finora ha speso 46 milioni di dollari per riacquistare quasi 260.000 token $AAVE, rimuovendoli dal conteggio della supply circolante. L’intervista rilasciata a The Rollup ha suscitato un ampio dibattito nella crypto community, tra chi sostiene che sia giusto puntare a una crescita del protocollo e chi pensa che sia più corretto redistribuire valore agli holder.

I buyback limitano il potenziale di un protocollo: dura presa di posizione del CEO di Morpho

Nel corso dell’intervista, risalente a qualche giorno fa, Paul Frambot ha spiegato perché considera i buyback crypto una scelta poco ambiziosa e poco lungimirante per un protocollo che ha come obiettivo quello di crescere nel lungo termine.

Secondo il CEO di Morpho, destinare centinaia di milioni di dollari al riacquisto periodico del proprio token può essere una strategia che aiuta a sostenere i prezzi nel breve termine, ma rischia anche di sottrarre preziose risorse che potrebbero essere reinvestite altrove come ad esempio nel team, nello sviluppo di nuovi prodotti e nella crescita dell’ecosistema.

Intervista a Paul Frambot di Morpho

Attualmente Morpho, a differenza di Aave e di altri protocolli DeFi, non utilizza le commissioni generate dal protocollo per i buyback del token $MORPHO. Si tratta di una scelta poco popolare rispetto al nuovo crypto meta del 2026 – che favorisce appunto i progetti che ridanno indietro alla community parte del valore generato – su cui però Frambot sembra avere una visione opposta. Queste le sue parole a The Rollup:

Voglio davvero trasformare il sistema finanziario, non solo quello crypto-native, ma l’intero sistema. Qualcosa come diverse centinaia di miliardi di dollari. Ho bisogno di quei soldi per inseguire questo obiettivo, non li butterò via solo per un 5%. Voglio che questa cosa faccia 100x, 1.000x. Morpho sta giocando una partita ambiziosa a lungo termine.

La risposta di Aave

A rispondere alla provocazione del CEO di Morpho, che per quanto non fosse rivolta esplicitamente a nessuno, sembrava chiamare in causa principalmente Aave, è stato Marc Zeller. Parliamo di una figura storica dell’ecosistema Aave, fondatore dell’Aave Chan Initiative, ossia una delle organizzazioni più attive nel campo della governance on-chain.

Zeller non si è trattenuto dall’usare parole pungenti nei confronti del competitor e non ha utilizzato mezzi termini per far valere il suo punto di vista. Questo è quanto citato testualmente in un commento su X, sotto al post di Paul Frambot:

Magari inizia a guadagnare il tuo primo dollaro di revenue da protocollo prima di parlare di buyback.

Risposta di Marc Zeller di Aave a Paul Frambot di Morpho

Il messaggio è chiaro: Morpho fino ad oggi ha prodotto centinaia di milioni di dollari di commissioni, ma tutto quel valore non è rientrato direttamente al protocollo sotto forma di revenue ed è invece finito ai fornitori di liquidità.

Infatti, guardando alla dashboard di DeFiLlama, vediamo come Morpho riporti fees annualizzate per 222,3 milioni di dollari, ma zero revenue, sia nella voce diretta che in quella relativa alla redistribuzione agli holder. In pratica quelle commissioni raccolte – che sono oggettivamente importanti – non sono state catturate dal protocollo come ricavo, ma sono rimaste all’interno dei mercati di Morpho, contribuendo a offrire rendimenti più alti ai partecipanti.

Morpho metriche DeFiLlama
Morpho, discrepanza tra fees e revenue Fonte dati: https://defillama.com/protocol/morpho

Invece, Aave riporta 856,4 milioni di commissioni annualizzate, di cui 111,9 milioni di revenue nette e 25,8 milioni distribuiti agli holder di $AAVE tramite buyback.

Chi ha ragione tra Morpho e Aave?

In realtà, non c’è chi ha ragione e chi ha torto. Si tratta semplicemente di strategie diverse che puntano a produrre valore tramite approcci differenti. Da un lato, Morpho cerca di offrire un prodotto più vantaggioso lato utente, con rendimenti più alti, e investe indirettamente i propri ricavi nella crescita del protocollo. Così facendo, tuttavia, si offre meno valore ai detentori di $MORPHO, che non vengono considerati nei meccanismi di value accrual.

Dall’altro, Aave dedica circa il 23% dei propri ricavi netti a riacquistare il token $AAVE sul mercato, con un approccio che mira a un maggior allineamento con gli interessi degli holder. Parliamo di un fattore molto importante nell’attuale contesto del mondo DeFi, dove ormai la bugia del “buon progetto” sembra non convincere più gli investitori, che vogliono vedere la crescita del protocollo tradursi in un ritorno economico per chi detiene il token.

Chiaramente il buyback rimuove dalla tesoreria risorse che potrebbero essere allocate per scalare il proprio business, ma è anche vero che un token in forte ribasso (non è per ora il caso di $MORPHO) genera sfiducia in tutti gli stakeholder vicini al progetto e non solo nei possessori della moneta.

Il confronto tra le due strategie può essere esteso anche al mondo delle aziende quotate, dove alcune scelgono di distribuire parte degli utili agli azionisti sotto forma di dividendi, mentre altre preferiscono reinvestire i ricavi nel proprio business. Si dice che chi paga dividendi tendenzialmente abbia meno spazio per crescere, mentre chi reinveste abbia ancora ampi margini per incrementare i propri utili. In ogni caso non c’è un’azienda giusta o una sbagliata, siete voi investitori che dovete decidere da che parte stare.

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