Asset tokenizzati: dalle crypto un aiuto alle borse. Il report del FMI evidenzia boom e problemi
Il Fondo Monetario Internazionale pubblica un lungo report sulla tokenizzazione, evidenziando pro e contro.
08:57 • Pubblicato 12/10/2026
Gli articoli di Criptovaluta.it® sono scritti e verificati da giornalisti e analisti specializzati, sotto la direzione di Alessio Ippolito — giornalista iscritto all’ODG* del Lazio, imprenditore digitale dal 2008 e Popular Investor Champion su eToro. Ogni articolo segue il nostro processo editoriale verificato.
Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato uno studio sulla tokenizzazione, il movimento che sta incapsulando titoli finanziari classici all’interno di token crypto, con qualche consiglio anche per i parlamenti e gli enti di regolamentazione che dovranno occuparsi della questione.
Nuova efficienza, titola il paper, ma anche nuove vulnerabilità, con un quadro della tokenizzazione che, almeno secondo il Fondo Monetario Internazionale, sarebbe piuttosto certo.
Scambi piccoli, azioni frazionate, fuori dagli USA
Il quadro che emerge dal paper del Fondo Monetario Internazionale è dei più interessanti. Per ora il mercato delle azioni tokenizzate ha riguardato principalmente scambi per meno di una singola azione.
E dunque uno dei principali casi di utilizzo, per adesso, sarebbe quello dell’accesso a token frazionati che rappresentano appunto la frazione di un’azione.
I volumi sono comunque già interessanti: FMI riporta 303 miliardi di dollari di scambi sulla media di 30 giorni, per un mercato che è però ancora dominato dai retail, ovvero dai piccoli investitori privati.
Di più: a dominare per ora è il mercato del credito – ovvero bond e altri tipi di titoli in genere fixed income. Vanno bene anche i money market fund, così come stanno comunque crescendo le azioni, per quello che è un movimento che in larga parte interessa comunque titoli che sono interessanti perché possono offrire un accesso rapido a collaterale “sicuro”.

A dominare la scena sono gli Stati Uniti, almeno in termini di entità che emettono gli asset tokenizzati, con il resto dei paesi (Liechtenstein, BVI, El Salvador, Argentina, UE) che sono ancora molto lontani dalla quantità di emissioni degli USA.
Boom di bond, con privati e pubblici testa a testa
Altro dato curioso che sarà senza dubbio alcuno oggetto di indagini ulteriori anche da parte di Criptovaluta.it®: i bond sono il titolo più comune tra quelli già assoggettati a tokenizzazione.
Per la seconda metà del 2025, le emissioni di bond sovrani e di bond corporate in forma tokenizzata sono state pressoché identiche, fermandosi in totale poco prima degli 8 miliardi di dollari.
Sono cifre, rispetto al gigantesco mercato del credito, ancora relativamente modeste rispetto alla grandezza di quel mercato, ma comunque in forte crescita.
In cosa può aiutare davvero i mercati?
Il Fondo Monetario Internazionale è forse tra i commentatori meno entusiasti di questo trend. La potente istituzione parla infatti di possibilità che alcuni dei processi oggi manuali vengano definitivamente automatizzati, per quanto serviranno più venue, più intermediari, più borse che supporteranno questo tipo di trading.
Interessanti, per il Fondo Monetario Internazionale, anche altri tipi di automatismi che possono nascere all’interno del mondo della tokenizzazione, come ad esempio la distribuzione dei dividendi e il trasferimento del collaterale.
Il mercato, scrive FMI, è ancora piccolo – e servirà anche un “appoggio” da parte degli enti che regolamentano i mercati. Chissà se arriverà.
Expertise
- Analisi fondamentale e TradFi
- News crypto, Bitcoin e Blockchain
- Fintech, banche centrali & law