"Lasciate l'oro negli USA": il leader della più grande banca del mondo bacchetta chi lo vuole indietro (Italia compresa)
Jamie Dimon di JPMorgan avvisa i Paesi alleati: riportare l'oro in casa potrebbe essere un disastro.
11:01 • Pubblicato 28/10/2026
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In un certo senso ha ragione. Jamie Dimon, leader di JPMorgan, ha rispedito al mittente certe fantasie di certi Paesi di rimpatriare il proprio oro. Sì, parliamo di quei Paesi che ne detengono – in percentuali variabili ma rilevanti – nei caveau di Federal Reserve a New York. Gli Stati Uniti, afferma Dimon, sono protetti da due oceani, dal più grande esercito del mondo e dallo stato di diritto. Cosa che non si può dire dei Paesi che vorrebbero riportare i lingotti in patria.
Il discorso è in realtà complesso: da un lato c’è la maggiore sicurezza di avere le proprie riserve in casa (e dunque sempre disponibili e a portata di mano), dall’altro i rischi che noi uomini moderni e nati in un’epoca di relativa pace abbiamo dimenticato.
Un barbatrucco degli americani?
È lecito chiederselo. JPMorgan è un’azienda privata e il suo CEO, Jamie Dimon, non ha mai avuto paura di parlare anche contro il governo. Tuttavia, c’è chi intende l’intero apparato finanziario USA come una sorta di sistema che estende il dominio di Washington in tutto il mondo.
La si può pensare come si vuole su questo aspetto. C’è comunque da ragionare su quanto affermato da Jamie Dimon. Il tema è quello del riportare le riserve d’oro in patria, tendenza che si sta manifestando con sempre maggiore frequenza in quei Paesi che hanno affidato proprio agli USA la custodia di una parte delle proprie riserve.
Dice Jamie Dimon che:
- Avete eserciti a poche centinaia di chilometri che vi sono ostili;
- Gli USA hanno il più grande esercito del mondo;
- Lo stato di diritto USA è credibile;
- Meglio lasciarli a New York.
Una posizione che ha fatto rapidamente il giro del mondo e che ha riaperto una vecchia (ma anche attuale) discussione che attanaglia anche la politica italiana.
Chi si trova all’opposizione, periodicamente, ripropone lo spostamento dei lingotti, cosa che ha avuto un’accelerazione dall’arrivo di Trump, per la seconda volta, alla Casa Bianca. Con tutto quello che ne è conseguito in termini di attriti.
Chi ha ragione?
Probabilmente nessuno. Le riserve italiane sono al 43% negli USA per motivi storici ma anche pratici. Le riserve sono fatte per poter essere vendute alla bisogna – e venderle da Roma sarebbe enormemente più difficile. Permane poi qualche strascico della Guerra Fredda: cosa ne sarebbe dell’oro custodito in Italia se fossimo invasi?
Dall’altro lato c’è chi si fida sempre meno di Washington e vorrebbe almeno spostarsi verso Paesi più “amici” che offrono accesso comunque a mercati molto liquidi, come Londra.
La questione – almeno questa è la nostra previsione – non si risolverà a breve. E verrà tirata fuori ogni volta che ci sarà bisogno di agitare le acque in politica, senza poi prendere di fatto nessuna decisione.
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