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DAVOS BITCOIN

A Davos i crypto bro sbugiardano le banche centrali

A Davos va in scena un allegro siparietto, con Bitcoin al centro.

Davos è diventato, come prevedibile, anche teatro di scontro tra le banche centrali e i maggiori player del mondo crypto. I protagonisti dello scontro – anche se con toni molto istituzionali – sono Villeroy de Galhau, a capo della banca centrale francese e Brian Armstrong, CEO di Coinbase. La cosa riguarda l’emissione di Bitcoin, il mandato pubblico di controllo della moneta e altre questioni centrali che riguardano il ruolo del denaro come strumento pubblico e… fondamentalmente di tutti.

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Villeroy de Galhau ha detto di fidarsi – un po’ come l’oste a cui si chiede della bontà del vino – più delle banche centrali indipendenti e del mandato democratico che degli emittenti privati di Bitcoin. Cosa che, essendo fondamentalmente scorretta, non poteva che sollecitare delle reazioni stizzite.

Il mandato democratico e l’indipendenza della banca centrale

Villeroy de Galhau, a Davos, ha approfittato del palcoscenico tra i più importanti al mondo per lanciare l’ennesima frecciatina a Bitcoin e più in generale al mondo delle criptovalute.

Ho più fiducia nelle banche centrali indipendenti che degli emittenti privati di Bitcoin.

Lasciando intendere che Bitcoin sia frutto di soggetti privati che possono disporre liberamente della sua politica monetaria. Cosa che non è affatto vera, dato che Bitcoin fissa delle regole matematiche che tutti devono rispettare e che valgono anche per le banche centrali. La cosa ha costretto Brian Armstrong, CEO di Coinbase, a intervenire:

Bitcoin è un protocollo decentralizzato. Non ci sono emittenti. E questo, partendo dal fatto dell’indipendenza delle banche centrali, vuol dire che Bitcoin è ancora più indipendente. Nessun paese, nessuna società, nessun individuo lo controlla.

Qui il video della risposta di Brian Armstrong

Un momento di rivendicazione di principi che sono fondamentali di Bitcoin e che per molti sono la grande parte del suo fascino, e della sua utilità. Anche a Davos, dunque, c’è spazio per Bitcoin e per, fortunatamente, qualcuno che lo difende.

Ci sarà altro spazio per parlare di Bitcoin? Probabilmente sì, e vedremo se ci saranno schieramenti chiari a suo favore (e a favore della sua tecnologia) anche da parte di quei soggetti che stanno facendo da padroni di casa (vedi Larry Fink di BlackRock) e che su Bitcoin hanno costruito un’autentica fortuna.

Certo è che soltanto un paio di anni fa mai ci saremmo immaginati di vedere banchieri centrali messi alle strette dai cari vecchi crypto bro.

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