In quella che è una kermesse ancora di grande rilevanza, nonostante il cambiamento delle inerzie politiche partito dagli USA, c’è stato tanto spazio dedicato al mondo crypto. Parliamo di Davos, che ha visto nelle ultime giornate interventi sia di Donald Trump sul tema, sia di Brian Armstrong (Coinbase) e Brad Garlinghouse (Ripple). I temi principali sono stati non solo quelli del ritorno degli USA al centro del palcoscenico crypto, ma anche di questioni che riguardano più strettamente i mercati, come ad esempio la tokenizzazione. Con eToro hai fino a 500$ di bonus in ASSET GRATIS. Iscriviti da qui per partecipare a UNA PROMOZIONE esclusiva per te che sei lettore di Criptovaluta.it®.
Sono gli stessi temi che hanno dominato il discorso istituzionale a fine 2025 – e che saranno senza dubbio alcuno i temi trainanti anche del 2026. Con un assente illustre, per il momento.
Spazio a Bitcoin, contro la banca centrale francese
C’è stato in primo luogo spazio per Bitcoin, principalmente perché il governatore della banca centrale francese, François Villeroy de Galhau, ha deciso di attaccarlo, dicendo di preferire un emittente credibile e con il sostegno democratico come la banca centrale, rispetto a emittenti privati.
Un commento che forse però sarebbe andato bene per un consesso privo di specialisti, e che invece ha incontrato l’opposizione di Brian Armstrong di Coinbase, come vi abbiamo già raccontato ieri. Bitcoin non ha emittenti che possono decidere liberamente di aumentarne il circolante, e avendo una politica monetaria fissata dalla matematica e immutabile, è – come ha ricordato il CEO di Coinbase – più indipendente delle stesse banche centrali. Le quali sono sotto attacco anche in Francia, in termini di indipendenza.
Tokenizzazione
È l’altro grande tema, che tra le altre cose è un pallino di chi sta facendo le veci del padrone di casa, ovvero Larry Fink di BlackRock. Non solo Fink, però, perché c’è stato modo di parlarne anche grazie a Brad Garlinghouse di Ripple, all’interno di un panel che ha visto anche la partecipazione di CNBC e anche di Euroclear, la più importante forse delle infrastrutture finanziarie europee per il clearing e il settlement di titoli.
Un trend questo che – essendo di facile comprensione e anche implementazione da parte dei giganti della finanza – continuerà ad essere uno di quelli forti anche per il 2026, per quanto non sempre su blockchain pubblica. Una situazione complessivamente chiara, almeno per chi ha capito che aria sta tirando sui principali mercati finanziari globali.
Sul tema è inoltre intervenuto Brad Garlinghouse di Ripple, un habitué di Davos, che ha confermato che il progetto che guida sta lavorando alacremente per fondere DeFi da un lato, vecchia finanza dall’altro – e tra di queste la sua XRPL.
Vedremo se dalle prossime giornate emergeranno nuovi temi, dato che ad esempio si è parlato molto poco dell’altra questione cruciale per il mondo crypto, ovvero quella delle stablecoin. Sta covando sotto le ceneri una battaglia campale tra questa tecnologia e i depositi tokenizzati, con i secondi che sarebbero molto più apprezzati dalle banche, perché sarebbero in grado di garantire sì una tokenizzazione del denaro, ma senza colpire appunto il flusso di depositi.
Un tema questo sul quale banche e mondo crypto si stanno dando battaglia anche negli USA nell’ormai lunga procedura di approvazione del Clarity Act.
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Buongiorno ragazzi! La mia modesta opinione è che siamo difronte ad un cambiamento epocale della finanza grazie alla tokenizzazione; ora si vedrà chiaramente la differenza tra progetti concreti, solidi e quelli fumosi e traballanti. Vi ringrazio per la vostra professionalità e competenza, siete sempre illuminanti! Cosimo
Pienamente d’accordo