Il crollo nel pomeriggio di ieri di Bitcoin e crypto nasce da una combinazione di fattori macro, politici e del riaffacciarsi dello shutdown, combinati ancora alla leva sui futures. Le liquidation map mostrano una forte concentrazione di liquidazioni long su Bitcoin ed Ethereum, innescate in un contesto di bassa liquidità nel weekend.
Crollo Bitcoin e crypto su rischio shutdown USA
A pesare soprattutto sul sentiment è stato anche il rischio crescente di uno shutdown del governo USA, il 31 gennaio, che ha aumentato l’avversione al rischio e favorito movimenti tecnici finanziari, più che vendite strutturali spot.

In allegato riportiamo il grafico 1H delle crypto Top 20 per market cap, dove si può cogliere il calo avvenuto nel pomeriggio di ieri e la fase di rimbalzo che sta avvenendo nelle prime ore di questa notte.
Cosa dice la Liquidation Heatmap
La liquidation map delle ultime 24 ore evidenzia la violenta pulizia della leva sui futures crypto.

Ethereum guida le liquidazioni con circa 220 milioni di dollari, seguito da Bitcoin con oltre 193 milioni. A distanza compaiono Solana a 63 milioni e il resto del mercato sotto i 65 milioni complessivi. Il dato chiave è la concentrazione sui principali asset, segnale di posizionamento long eccessivo.
La discesa è stata quindi strutturale e meccanica, favorita da bassa liquidità. Dopo questi eventi il mercato tende a stabilizzarsi, ma resta esposto a nuovi shock macro, incluso il rischio di shutdown USA.
Il crollo nasce dallo squilibrio della leva

Per completare il quadro, andiamo a osservare il Cryptocurrency Liquidation History a 90 giorni. I dati mostrano che l’evento di ieri è stato caratterizzato da uno squilibrio tra liquidazioni long e short, con oltre 600 milioni di dollari di posizioni rialziste chiuse forzatamente contro meno di 50 milioni di short.
Questo indica un mercato che era fortemente sbilanciato sul lato long. Il movimento è stato quindi meccanico, amplificato dalla leva e dalla bassa liquidità, più che da vendite spot o da un cambiamento strutturale del sentiment.
Open interest e leva spiegano il forte ribasso

L’andamento dell’open interest totale mostra chiaramente cosa ha preceduto il ribasso. Tra fine dicembre e metà gennaio, le posizioni futures aperte su tutte le crypto sono cresciute da circa 55 a oltre 66 miliardi di dollari, segnalando un forte accumulo di leva. Questo eccesso ha reso il mercato fragile.
Con l’arrivo dei primi shock macro e politici, le liquidazioni hanno innescato una correzione meccanica con l’ingresso di stop loss. La recente contrazione dell’open interest indica una parziale pulizia della leva, ma il processo non è necessariamente concluso.
Questo quadro fa riferimento all’andamento da inizio 2026, perché se paragoniamo gli OI e la leva attuale a quella di tre, quattro mesi fa, attualmente è molto bassa.
Bitcoin testa il supporto principale

Attualmente Bitcoin (BTC) quota 87.350$, dopo aver registrato ieri un minimo a 86.080$ tornando a testare la prima area di supporto principale tra 87 e 84.000$. Il movimento ha fornito un nuovo segnale di debolezza e da inizio 2026 è sostanzialmente invariato con un +0,15%.
Nell’attuale scenario, per un segnale di possibile ripartenza è necessario un ritorno sopra la prima resistenza vettoriale di breve periodo a 88.700$, con chiusura daily. Successivamente BTC incontrerebbe la media mobile (Sma 50) e la prima resistenza del vettore che parte da inizio 2026 in area 90.650$.
Ethereum sotto pressione e breakdown del supporto
Ethereum (ETH) attualmente quota 2.862$, dopo aver toccato ieri un minimo a 2.787$. Il prezzo è sceso sotto l’area di supporto principale di lungo periodo a 2.900$, livello già violato più volte in passato.

Questo comportamento non sorprende, poiché la rottura ripetuta di un supporto aumenta la probabilità di ulteriori affondi. Lo scenario ha portato ETH in rosso anche da inizio 2026, con un -3,68%, segnando al momento il quinto mese consecutivo negativo. Per fornire un segnale di ripartenza, Ethereum dovrà chiudere una candela daily sopra la
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