Non ti piace il 33% applicato in Italia alle crypto? C’è chi è riuscito a fare peggio, anche se gli va riconosciuto di non aver discriminato i crypto bro e di aver applicato una folle decisione anche ad altri tipi di asset. Si tratta dei Paesi Bassi, dove dal 2028 i residenti dovranno pagare tasse anche in assenza di vendite e dunque di guadagni reali. Una mossa emergenziale, dato che il precedente (e quasi altrettanto assurdo) sistema fiscale è stato obliterato dalla Corte Suprema dei Paesi Bassi, per violazione di diritti fondamentali.
36% se le tue crypto e i tuoi Bitcoin valgono di più dell’anno precedente, anche se non hai venduto e anche se non hai soldi per pagare proprio perché non hai venduto. È la tassazione dei profitti non realizzati, è un disastro non solo per gli investitori ma anche per le casse di qualunque paese ci abbia provato prima, ma se dovesse essere approvata dalla Prima Camera (una sorta di senato) diventerà legge.
Ma sono matti?
Dipende dai punti di vista. In realtà si è arrivati a questa situazione con quasi tutti i partiti che non ritengono questa soluzione adeguata, ma che hanno comunque votato a favore. Questo perché il vecchio sistema olandese per tassare gli investimenti è stato ritenuto, a più riprese, incostituzionale dalla Corte Suprema dei Paesi Bassi, cosa che ha creato due ordini di problemi. Il primo è quello dei mancati introiti fino alla definizione di un nuovo sistema, il secondo è nella possibilità che diversi investitori debbano essere rimborsati in futuro.
Questo ha spinto il parlamento dei Paesi Bassi a intervenire nel più breve tempo possibile, trovando una soluzione che diversi partiti ritengono inadeguata e certamente perfettibile, ma che nondimeno è diventata l’unica intorno alla quale si è riusciti a raccogliere consenso per l’approvazione.
Approvazione che però manca ancora dalla Prima Camera (il senato dei Paesi Bassi) e che dunque ha ancora possibilità di essere bloccata. Se dovesse essere approvata, gli investimenti su Bitcoin, crypto, ma anche azioni, ETF e altri strumenti finanziari saranno tassati al 36% anche se i guadagni non saranno stati realizzati, ovvero anche se non si è venduto nulla.
Una situazione incresciosa che probabilmente sposterà i grandi capitali al di fuori del territorio dei Paesi Bassi e che all’interno del paese creerà delle importanti distorsioni. Gli immobili infatti non saranno inclusi in questo regime e diventeranno, con ogni probabilità, molto più allettanti.
Si può sempre fare peggio
Il 33% italiano è discriminatorio, punisce in via esclusiva gli investitori crypto perché questi asset non piacciono a certe agenzie, ma è comunque meno folle di quanto si sta approvando nei Paesi Bassi. In Francia c’è poi stato il tentativo ripetuto di categorizzare le crypto come investimenti improduttivi e dunque destinati a una tassa speciale.
Con i conti del grosso dei paesi europei che sono ormai oltre i livelli di guardia, si prende dove può. Il famoso pirata che ebbe a sfidare Alessandro Magno, avrebbe forse qualcosa da ridire.
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