Il 2025 non è stato l’anno che tutti si aspettavano. Dall’estate siamo entrati in una fase di bassi volumi e di basso interesse per il comparto, culminato poi con il crollo del 10 ottobre, che tanti danni ha provocato sia a Bitcoin, sia – in misura maggiore – al settore delle altcoin. Dato che parlare di altseason piace un po’ a tutti, qui condivideremo qualche idea che abbiamo maturato dall’osservazione del mercato nel corso degli ultimi due anni. Si tratta di teorie – che poi la realtà dovrà confermare o smentire – e che speriamo possano fare da input per una discussione più intelligente sul capitolo altseason.
Cercheremo di essere il più sintetici possibile: un breve ripasso dei fondamentali della altseason e di cosa in genere la sostiene. Tenendo anche conto di correlazioni con certi indici azionari e di condizioni macro.
Cos’è e cosa non è l’altseason
Prima di passare alla parte più interessante del capitolo altseason dovremo fare qualche precisazione.
- Altseason non vuol dire comprare a casaccio
I tempi in cui si sceglievano crypto a caso e – con la buona stella – si usciva ricchi dai mercati, probabilmente sono finiti. Se vuoi battere Bitcoin (impresa non facile) dovrai cercare di essere più selettivo.
- Quando c’è un momento di appetito per il rischio, certi meccanismi tendono a ripetersi
È stato il caso di questo weekend, che ha visto le cosiddette meme token tornare a crescere su percentuali impossibili per dei progetti più solidi. Il punto che dovrebbe interessarti però è quanto certi rally siano sostenibili.
Altseason: cos’è cambiato rispetto al ciclo del 2021
Sono cambiate tante, forse troppe cose per aspettarsi una replica del 2021.
I mercati sono diventati più sofisticati. Ne avevamo già parlato all’interno di approfondimenti riguardanti le classi e i campionati delle altcoin, indicando la necessità di smetterla di considerare le altcoin tutte uguali. Sono entrati sul mercato investitori molto sofisticati, che guardano anche ai sottostanti e che puntano in modo più elaborato.
I modelli di revenue dei protocolli si sono fatti molto più sofisticati. Prima c’erano al massimo buyback e aggiunte di utilità a questo o quel token. Ora si parla più concretamente di revenue da spartire con i detentori dei token – vedi l’ultima proposta di Aave in tal senso – e probabilmente ci avvicineremo a ampie falcate a un modello di simil-azionariato. A contribuire a questa svolta ci saranno anche gli allentamenti promessi da SEC. Prima indicare il token come fruttifero grazie alla condivisione delle revenue era un piano perfetto per finire sotto inchiesta (sarebbero security, più o meno). Ora ci aspettiamo invece grandi aperture da parte di SEC.

Chi favoriscono? Quei token che rappresentano protocolli che hanno effettivamente ricavi, ovvero che hanno utenti, ovvero che hanno sistemi per far pagare i propri servizi.
Le crypto come azioni e (in parte) rivali
Ultimo punto di quella che sarà una serie di approfondimenti sul tema. Il mondo azionario si sta tokenizzando. Anche se in via indiretta, ci sono ottime probabilità che titoli azionari finiscano in DeFi, un po’ come è successo a BUIDL di BlackRock.
Qui il discorso è più complesso: i fondi e le azioni tokenizzate sono ancora gestiti – non potrebbe essere altrimenti – come prodotti che possono essere acquistati e venduti soltanto da soggetti identificabili. E dunque non in DeFi.
In questo senso l’innovazione sarà “poca”, almeno per chi preferisce le infrastrutture più decentralizzate.
È vero però che ci saranno intermediari (come fa Ethena con BUIDL) che investiranno in titoli tokenizzati e offriranno al tempo stesso token che li replicano, utilizzando tali asset tokenizzati come sottostante. Questo, anche indirettamente, offrirà agli investitori puramente crypto accesso a tanti titoli che prima erano inaccessibili.
Questi titoli probabilmente competeranno con le crypto. Il che non vuol dire che le crypto mid e small cap saranno per sempre senza speranza, ma piuttosto che avrai comunque alternative e anche possibilità che prima non avevi.
Questo condizionerà, ancora una volta, il mondo crypto. E lo farà aumentando il divario tra token legati a revenue/ricavi veri e token che invece provano a scimmiottare le azioni, senza averne però la sostanza.
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