C’è evidentemente poco interesse in questo momento sui mercati di Bitcoin (BTC), sia nelle borse spot che soprattutto negli scambi futures. Dopo il calo del 5 febbraio, giorni in cui sui grafici abbiamo registrato i minimi degli ultimi 16 mesi in concomitanza ad un aumento dei volumi di scambio, gran parte dell’attenzione degli operatori sembra essersi progressivamente ridotta. Non è un buon segnale nel breve periodo, ma è anche in un certo senso “normale” dopo un sell-off così concentrato.
I volumi stanno scendendo sia nei futures Bitcoin degli exchange centralizzati, che nelle contrattazioni sui perps dei DEX, segno che c’è poca partecipazione attiva e poco appetito per il rischio. Oltretutto, tra chi è rimasto a scommettere sull’andamento degli asset crypto, c’è una netta maggioranza di utenti posizionata short, comunque più predisposta a cercare puntate ribassiste piuttosto che rally immediati.
Volumi futures in netta diminuzione: Bitcoin ne risente
Secondo quanto riportato dai dati Glassnode, ed in maniera analoga da altre piattaforme di analisi volumetrica crypto, dal 5 febbraio in poi i volumi complessivi di scambio futures sono scesi notevolmente. Dal picco locale a $119 miliardi registrato nel mezzo del profondo dip della criptovaluta, siamo crollati fino a segnare una quota di $29 miliardi nella seduta di trading di ieri.
In realtà, da una lettura più ampia, gli stessi volumi futures appaiono in continua diminuzione da metà ottobre, più precisamente dal famoso crollo del 10/10, fino ad arrivare a fine anno con le negoziazioni più che dimezzate. Ad inizio 2026 c’è stato anche un lieve tentativo di recupero a gennaio, finito però per essere rapidamente assorbito. Il quadro risulta abbastanza chiaro se guardiamo una media a 7 giorni del dato.

Anche focalizzandosi soltanto sugli scambi perps relativi ai DEX (inclusi nella metrica precedente), la situazione rimane piuttosto simile. Rispetto alla prima settimana di febbraio, i volumi della settimana successiva sono crollati di circa un -47% passando da oltre $300 miliardi fino a $160 miliardi, nonostante i tanti incentivi che le varie piattaforme stanno offrendo ai traders.
Anche qui l’andamento più ampio appare complessivamente in fase discendente dal top di ottobre, con un piccolo respiro ad inizio 2026, ora già esaurito. Il calo segue una forte contrazione dell’open interest, segno che negli ultimi mesi c’è stata una chiusura, forzata o volontaria, delle posizioni più speculative con leva finanziaria.

Gli short sono ancora in controllo su Bitcoin
Dalle metriche relative ai mercati futures di Bitcoin, in particolare con uno sguardo sulle piazze di Binance, vediamo come il calo dei volumi sia accompagnato da un atteggiamento alquanto particolare degli operatori. Durante il crollo dei prezzi dalla zona HVN (sessione da inizio anno) dei $90.000 fino ai $75.000, c’è stata una contrazione dell’open interest che è spiegabile con la liquidazione di una grossa mole di traders che si era posizionata intorno al supporto degli $80.000.
Successivamente, con l’estensione a $60.000, l’open interest ha lievemente recuperato, suggerendo un incremento di posizioni short per speculare sul ribasso. Poi, dopo il rimbalzo ed il successivo equilibrio di Bitcoin nel range $65.000-$72.000, la mole complessiva delle posizioni ha proseguito la discesa, evidenziando una progressiva riduzione dell’esposizione complessiva.
Ciò che ci fa capire come i bear siano ancora in controllo, è il fatto che i rialzi delle quotazioni non siano accompagnati da un volumi taker sostenuti e da un incremento dell’open interest. Anche osservando ciò che sta accadendo nelle ultime ore, vediamo che la leg down si sta sviluppando insieme ad un ulteriore calo della metrica.

Ciò che tuttavia ci rincuora è il fatto che il funding rate sia in fase di stabilizzazione dopo le recenti incursioni in territorio negativo. Esclusa qualche altcoin, in una visione d’insieme sembra che l’indicatore stia tornando su livelli neutri in gran parte delle piazze di scambio futures. Possiamo dire che questo è un primo segnale di esaurimento della pressione dell’offerta.
Basso appetito per il rischio, ma non per tutti
La flessione sui volumi dei futures Bitcoin va di pari passo con la contrazione della liquidità in stablecoin dalle borse centralizzate e con un sentiment di mercato ancora dominato dalla paura. Non emerge, almeno per ora, una reale intenzione da parte dei trader di cercare esposizione speculativa al rialzo, con i capitali che tendono a spostarsi verso i mercati tradizionali oppure a rimanere fermi in stablecoin nei wallet degli utenti, in attesa di condizioni più favorevoli.
Discorso leggermente diverso sui mercati delle opzioni Bitcoin, dove prevale anche qui un comportamento generalmente difensivo, con però qualche accenno di interesse verso strategie che scommettono sull’aumento della volatilità al rialzo. Proprio ieri abbiamo parlato di un’apertura massiccia di posizioni call su Bitcoin allo strike price di $75.000, con scadenza 27 febbraio. In questa occasione chi ha acquistato le opzioni ha pagato oltre $3 milioni di premi in poco tempo, segnale che una parte del mercato inizia a posizionarsi in vista di possibili movimenti direzionali .
Non sappiamo se il bottom di questo movimento ribassista sia stato definitivamente raggiunto, e nel breve periodo permane una struttura articolata per il prezzo di Bitcoin. Detto ciò la tempesta inizia a calmarsi, la leva viene resettata e le capitolazioni dei retail lasciano spazio agli investitori più strutturati, che possono approfittarne per ricostruire una nuova base di posizionamento a prezzi di carico scontati, pronti per cavalcare un futuro momentum rialzista.
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