Bitcoin può perdere il 40% del suo valore in 4 mesi. Anzi, in passato ha perso cifre simili anche più rapidamente. Non c’è nessuno che vigili (al contrario dell’euro con le banche centrali), nessuno che lo certifichi e può essere anche usato per pagare beni o servizi illegali. Di più: anche se lo chiamano oro digitale, in realtà si comporta come le azioni microcap: volatile, crolla quando c’è tensione, corre quando c’è euforia.
Abbiamo atteso 15 anni e nulla è cambiato. Anche se siamo Criptovaluta.it® dobbiamo guardarci in faccia, dirci la verità e ammettere di aver preso una cantonata dopo l’altra, come ci ricordano – ogni quattro anni – giornali molto più prestigiosi del nostro. Seguiteci ancora per qualche minuto: analizzeremo i quattro punti più forti dei critici di Bitcoin. Perché – come disse qualcuno molto più importante di noi, è bene dare a Cesare quel che è di Cesare. E ammettere, se c’è bisogno, di aver sbagliato.
Nessuno verifica Bitcoin
L’euro? Ha dietro una banca centrale. Il dollaro? Ha dietro la più formidabile economia che l’uomo ricordi (e una marina in grado di minacciare i nemici degli USA anche dall’altro capo del mondo).
Anche valute più sgangherate come la lira libanese hanno una banca centrale. E anche se il suo valore è stato polverizzato, almeno sapete a chi bussare per lamentarvi.
Bitcoin no: non ha banche centrali, non ha riunioni di governatori e membri del board per decidere se stamparne di più o di meno, non ha una classe politica che può chiederne che ne sia disponibile di più. Anzi, il suo inventore, Satoshi Nakamoto, non si è mai preoccupato di rendersi visibile, né tantomeno credibile. Di più: non sappiamo neanche chi sia. E che fine abbia fatto.
A governare l’emissione di Bitcoin, la stampa se vogliamo usare un termine mutuato dal denaro vero, quello che usano le persone giuste, c’è un algoritmo oscuro.
Nessuna persona normale sarebbe in grado di comprenderlo. Tanto oscuro da essere open source e analizzabile da chiunque.
Oggi, grazie alle LLM/AI, potete anche passare il codice a un chatbot e farvelo spiegare. A meno che Satoshi Nakamoto non abbia messo le mani anche su tutte le LLM del mondo, potrete fidarvi del risultato. E capire cosa si nasconde dietro uno dei grandi misteri di Bitcoin.

PS: puoi anche verificare il contenuto di ogni blocco. È valido? Le firme sono ok? Sono trasferimenti davvero autorizzati dal legittimo proprietario? Incredibile: puoi farlo da solo – senza autorità centrali e con la certezza della matematica. Della quale qualcuno si fida più del FOMC o di BCE.

Bitcoin è un gioco di Wall Street per spennare polli
Mentre voi avete perso il 40%, giganti di Wall Street hanno accumulato – vedi Jane Street ma anche la più casereccia Intesa Sanpaolo.
È chiaro: il giuoco è truccato, voi siete i polli da spennare, gli allocchi (sì, lo hanno scritto sullo stesso giornale), quelli che non hanno nulla da aggiungere all’equazione Bitcoin, se non i soldi che inevitabilmente perderanno.
Diverso dalle azioni, no? O dai bond Parmalat, o da quelli di Banca Etruria, o dai BTP che in passato non vi hanno permesso di rientrare neanche dell’inflazione. Quelli sì, prodotti vigilati, garantiti, con lo stampino del regolatore e adatti al risparmiatore.
La verità è che è vero che Wall Street ha messo le mani su qualcosa. Quel qualcosa è la struttura di mercato di Bitcoin. Rendendola più liquida, più affidabile, più profonda, più articolata. Oggi chi vuole interessarsi solo del prezzo di Bitcoin ha a disposizione strumenti come ETF, futures, opzioni. Sono quegli strumenti che la stessa stampa ritiene sterco del demonio, ma che in realtà hanno migliorato le condizioni soprattutto dei piccoli trader.
Piccoli trader che ora sanno di poter fare affidamento su un mercato ben organizzato, ben coperto da liquidità e che non è più oggetto dei disastri del passato.
Fortuna che ci hanno messo le mani, verrebbe da dire.
Bitcoin è usato solo dai criminali
Vero. Chi potrebbe mai volere una valuta:
- Senza KYC (e dunque senza documenti)
- Che non applica sanzioni
- Che può essere utilizzata da chiunque
- Che può essere utilizzata senza intermediari
Dopotutto il mondo moderno non è più quello degli anni ’80 o ’90. Ci deve essere modo di sapere quando avete comprato un gelato e da chi. Oppure se avete ricevuto 20€ da vostra moglie per comprare dei fiori. Oppure ancora di far sapere a Visa, a Mastercard, o alla vostra banca se siete andati in farmacia, avete pagato per delle cure mediche o acquistato un drink in un gay bar. Le stesse devono sapere se avete finanziato questo o quel partito, questa o quella iniziativa benefica. Senza un tracciamento così puntuale di tutta la vostra vita economica, è barbarie. Senza poi parlare dei criminali veri.

La verità è che sono in pochi in criminali a utilizzare Bitcoin e che l’assenza di privacy totale è uno dei grandi problemi di Bitcoin. All’interno del network di Bitcoin non possedete infatti bitcoin, ma in realtà le transazioni. Quelle in ingresso hanno uno storico dal giorno in cui sono nate, E raccontano molto alle forze di polizia. Tant’è che le cronache dei giornali sono piene, quasi giornalmente, di falsi furbi che finiscono per farsi acchiappare anche se utilizzavano Bitcoin.
Di più: il fatto che i criminali non lo preferiscano – mentre continuano a spostare dollari, euro e anche metical del Mozambico – è un segno di momentaneo fallimento di Bitcoin, e non un pregio.
Bitcoin non è una riserva di valore: è un asset speculativo
Vero, anzi verissimo. Mentre l’oro sparava massimi su massimi a causa del caos totale (quale, esattamente? Cos’è cambiato così tanto nel 2024 e 2025 tale da spingere TUTTI a comprare oro? Mistero della fede), Bitcoin invece arrancava, soffriva, perdeva.
A nulla è valso che il 6 ottobre 2025 ha fissato un nuovo massimo. Tutto da buttare, tutto finito, anche se continuano a comprarlo fondi che hanno evidentemente un orizzonte temporale più lungo degli articoli che riempiono i giornali italiani (e non).
Non è oro digitale? Non tutti comprano Bitcoin quando parte qualche missile o quando Washington e Bruxelles, Bruxelles e Pechino, Pechino e Tokyo, Tokyo e Tashkent litigano? E allora la vostra narrativa può andare a farsi friggere.

Bene, benissimo, questo è quello che ha fatto l’oro nel corso degli ultimi 20 anni. Non è certamente un insulto all’oro come asset – al contrario di tanti che lo fanno con Bitcoin, noi non ci permetteremmo mai – ma è una fotografia del fatto che anche gli asset più stabili, quelli da non-allocchi, quelli che oggi vengono paragonati a Bitcoin, possono avere dei drawdown importanti e soprattutto dei lunghissimi periodi di prezzi inferiori ai massimi. Di contro, Bitcoin non è mai stato – fino ad oggi – 9 anni al di sotto del massimo.
Non è una gara tra asset, ma piuttosto un ricordare a tutti un passato recente ma già dimenticato. Prima di tirare le somme su Bitcoin e le sue qualità come asset meglio ricordarselo. E no, non è detto che le riserve di valore, anche le più stabili, abbiano un prezzo… stabile.
E con questo potrete trarre le vostre conclusioni. Non solo sulla qualità di Bitcoin, ma sulla qualità degli articoli che ci propinano a ogni correzione di Bitcoin. La trappola per i polli, l’oro degli allocchi, la truffa colossale. Ogni volta sperando, da parte loro, che sia l’ultima resurrezione di Bitcoin. Per ora statistica, numeri, analisi sono dalla nostra parte.
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