Secondo quanto riportato da CryptoQuant, la media mensile degli inflow di Bitcoin (BTC) sugli exchange da parte degli investitori retail è scesa al di sotto dei valori registrati nel 2017, segnando il minimo degli ultimi 9 anni. Si tratta di un dato molto interessante che fotografa perfettamente lo stato del mercato crypto, sempre più dominato dalla presenza di whales ed attori istituzionali, e sempre meno partecipato dalle piccole voci.
I motivi riguardo la scarsa presenza dei retail, che nell’ultimo ciclo di mercato sono apparsi come i grandi assenti rispetto al 2017 e 2021, sono molteplici e dipendono da diversi fattori sia esogeni che endogeni. C’è però anche da leggere il dato in modo corretto ed evitare di interpretare la situazione con una prospettiva necessariamente catastrofica.
Retail ai minimi del 2017: il mercato di Bitcoin è controllato dalle whales
Da inizio anno la partecipazione dei retail sul mercato di Bitcoin si è ridotta drasticamente, lasciando il controllo dei flussi di investimento agli investitori più strutturati. Come avevamo evidenziato la scorsa settimana, l’inflow sugli exchange (Binance principalmente) è stato praticamente dominato da whales con un bilancio superiore di 1.000 BTC, dinamica che denota come il grosso delle vendite sia arrivato da queste entità durante l’ultimo sell-off.
Guardando invece più da vicino i dati relativi retail, notiamo come la media mensile degli inflow da parte di indirizzi con bilancio inferiore di 1 BTC segna livelli che non si vedevano dal 2017. In particolare, ad oggi questi piccoli investitori, che nell’analisi on-chain sono spesso chiamati “shrimp”, registrano una media di 384 BTC, in netto calo rispetto ai livelli di gennaio 2021, quando gli inflow superavano i 2700 BTC.
Il trend ribassista è evidente, e sembra protrarsi senza grossi tentativi di inversioni sin dall’inizio del 2023, con solo qualche picco temporaneo di partecipazione durante i momenti di massima tensione per il prezzo, come per esempio l’ultimo drop di Bitcoin a $60.000. Da notare soprattutto l’accelerazione della flessione nel 2024, come probabile conseguenza del lancio degli ETF spot che ha cambiato un po’ la composizione del mercato.

Partecipazione retail in calo: non c’è più interesse verso Bitcoin?
Come dovremmo interpretare la fuga degli investitori al dettaglio dal mercato spot di Bitcoin negli ultimi 3 anni? È un segnale negativo che mostra una discesa nell’adozione? È sinonimo di paura nei confronti della volatilità e di scarso interesse speculativo verso il mondo crypto? In realtà la risposta è più semplice del previsto.
Nel tempo stanno semplicemente diminuendo i casi di investitori retail che detengono ed utilizzano Bitcoin tramite strumenti di self-custody, mentre cresce la partecipazione all’interno di exchange e di fondi quotati in borsa. Questo già spiega in parte il perché di questa assenza nell’ultimo ciclo, e giustifica il calo dei dati on-chain riguardo gli spostamenti diretti da wallet personali. Dire che non c’è più interesse verso Bitcoin è scorretto: piuttosto meglio dire che c’è poca attività diretta su blockchain.
In secondo luogo, dovremmo anche ricordare che gli inflow sugli exchange rappresenta pressione di vendita, in quanto i BTC depositati sulle piazze di scambio vengono il più delle volte venduti per fiat o stablecoin. Dunque il fatto che si siano pochi movimenti dei retail su Binance ed altre borse, significa semplicemente che pochi depositano per vendere, mentre la maggior parte verosimilmente holda a lungo termine, ha esposizione su ETF, o detiene Bitcoin ed altre crypto semplicemente dentro gli stessi exchange.
I retail sempre meno protagonisti on-chain
Quanto appena asserito si sposa perfettamente con le metriche Glassnode che guardano alla distribuzione relativain percentuale della supply di Bitcoin attorno a diversi gruppi di investitori, divisi per numero di coin detenute. La categoria degli “shrimp”, ossia quelli con meno di 1 BTCin tasca, è rimasta pressoché ferma negli ultimi anni, con un lieve calo dello 0,3% dal 2024 ad oggi, evidenziando appunto uno scarso accumulo tra gli indirizzi on-chain.
Parallelamente, sorprende che il numero dei singoli portafogli (senza contare il bilancio complessivo) sia aumentato nello stesso periodo, passando da 50 milioni a 54 milioni di unità circa. Questo significa che gli indirizzi aumentano, seppur di poco, ma la quota di supply detenuta dagli shrimp non cresce in modo proporzionale.

Invece, le mani forti continuano a pesare sempre di più nella distribuzione della supply: gli indirizzi con un bilancio compreso tra 100 e 1.000 BTC hanno incrementato le proprie detenzioni in modo significativo, aggiungendo circa un +6% dal 2024 ad oggi. Parliamo di individui con un capitale multimilionario, che hanno cavalcato tutta l’ultima bull run incrementando poco per volta la propria esposizione.
Le whales sembrano più predisposte alla self-custody di Bitcoin rispetto ai retail, probabilmente perché il privilegio di poter detenere ricchezza senza intermediari diventa più appetibile con capitali importanti.

Il mercato di Bitcoin sta cambiando
Bitcoin continua ad ottenere legittimazione tra una moltitudine di investitori, senza però necessariamente imporre la propria tecnologia decentralizzata agli utenti retail. Non possiamo dire che non ci sia interesse verso questo asset, che al di là delle performance poco brillanti nel 2025, rimane centrale nelle strategie di tantissimi players, ormai sempre più connesso con il mondo finanziario tradizionale.
Il punto è proprio che Bitcoin sta crescendo, e con esso cresce anche la disintermediazione dell’attività retail on-chain, a favore di un’esposizione più “controllata” attraverso strumenti differenti, come ETF o custodie su exchange. Non è probabilmente quello che avrebbe desiderato Satoshi in tempi non sospetti, ma è la direzione che il mondo ha scelto, e ce ne facciamo una ragione.
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dovremo aspettare una nuova generazione di retail perchè nella prima generazione in molti non hanno retto alle turbolenze del mercato e hanno venduto in perdita capitalizzando solo perdite e dando ovviamente la colpa a Bitcoin e a tutto il settore. Se non sai cosa stai facendo informati prima di operare mentre molti retail all’epoca si sono fiondati sul mercato incantanti dal poter fare soldi facili ma la realtà si è dimostrata diversa. Ma il rischio non è rappresentato da quel o quell’altro mercato perchè il rischio principale siamo noi stessi.