Il mondo Bitcoin e crypto ha un nuovo nemico. Si chiama Jane Street, è uno dei più forti market maker di Wall Street ed è il nemico scelto da analisti, influencer, profili social di grande seguito. A poco sono valse le precisazioni di chi a Wall Street opera o ne capisce comunque il funzionamento: se Bitcoin ha ripreso a crescere in termini di prezzo, è perché Jane Street si sarebbe fatta finalmente da parte, complice il possibile intervento di un tribunale.
Sul tema torneremo in dettaglio anche durante la live di questa sera, giovedì 26 febbraio, alle 21:30 sul nostro canale YouTube. Per ora ci limiteremo a fornire qualche dato, per aiutare i nostri lettori a capire di cosa si sta parlando e perché.
Ma chi è Jane Street?
Jane Street è una trading firm – una società che oltre ad avere desk proprietari opera anche come market maker e – in alcuni casi – come authorized participant degli ETF Bitcoin. Sono cose relativamente complicate e cercheremo di spiegarle in modo semplice tra poche righe.
- Market making
Jane Street opera come market maker su un enorme numero di mercati e di titoli, soprattutto nel mondo della finanza tradizionale. Secondo la documentazione ufficiale è attiva in più di 45 mercati, su più di 8.000 ETF, ha scambiato più di 400 miliardi di dollari in bond nel solo 2023 ed è attiva anche nel mondo delle opzioni. Facendo da market maker svolge un ruolo necessario per i mercati: è spesso (come tante altre attività di questo tipo) da entrambi i lati del trade, offrendo asset a chi compra e e comprando asset da chi vende. Fin qui assolutamente nulla di strano.
- AP per gli ETF
Jane Street è AP per un numero enorme di ETF, compresi (quasi) tutti quelli su Bitcoin. Gli AP hanno uno status speciale: quando il prezzo tra quote ETF e sottostante diverge, possono chiedere (pagando o ricevendo denaro in cambio) o la creazione di nuove azioni dell’ETF, oppure fornirne per la distruzione/cambio in denaro. Anche questo è un ruolo fondamentale per il funzionamento dei mercati. Senza, tenere il prezzo delle quote degli ETF vicino al sottostante sarebbe di fatto impossibile.
Gli AP hanno un ruolo privilegiato: devono essere nominati direttamente dal gestore degli ETF, guadagnano poco da ogni operazione ma svolgono un gran numero di operazioni, di fatto in regime di oligopolio. Di contro, devono garantire una certa operatività e correre qualche rischio (in realtà molto pochi). Quando un gigante come BlackRock si rivolge a Jane Street, lo fa perché questa attività è infrastruttura fondamentale per il mercato.
Vale la pena di ricordare che Jane Street non è l’unico AP degli ETF Bitcoin: ci sono anche Virtu, UBS, Citi, ABN, Mellon e tanti altri, che possono essere recuperati dai form S-1 dei diversi gestori di ETF.
Il “dump” delle 10 AM
È da tempo che si parla di scarichi di Bitcoin ad un orario molto preciso. Alle dieci del mattino, trenta minuti dopo l’apertura di Wall Street, Bitcoin sarebbe oggetto di pressione di vendita incessante che ne comprimerebbe il prezzo. La teoria è molto diffusa, tant’è che anche persone rispettabili come Eric Balchunas di Bloomberg ne parlano come se si trattasse di un dato di fatto.

Noi, un po’ scettici per natura, abbiamo guardato ai numeri e non nascondiamo di fare un po’ di fatica a individuare il pattern. Se è vero che certe sessioni USA nel corso degli ultimi mesi sono state pessime, è altrettanto vero che guardando le performance di Bitcoin dalle 16:00 non si è andati sempre nella stessa direzione. E che anzi, non sono mancate affatto sessioni positive.
Perché tutti credono che sia vero? Ne parleremo stasera in live, cercando di sbrigliare una matassa che è sempre più complicata perché:
- Sono temi difficili – e non sempre alla portata di chi poi diffonde informazioni;
- Non abbiamo dati completi: non sappiamo se Jane Street o altri stanno vendendo in un preciso istante;
- C’è una diffidenza connaturata ai bitcoiner e agli appassionati crypto verso qualunque tipo di istituzione finanziaria.
La “coincidenza” con Terra Luna
A contribuire alla popolarità della teoria manipolazione di Jane Street c’è anche la citazione in giudizio, arrivata martedì 24 febbraio, da parte del curatore fallimentare di Terra Luna, il quale accusa Jane Street di aver ottenuto profitti mentre l’ecosistema si stava sfaldando.
Avrebbe utilizzato delle informazioni riservate, passate da un intern a Terraform Labs, per liberarsi di UST e trarne profitto prima del disastro che tutti dovreste conoscere.
A prescindere dal fatto che queste accuse andranno poi trasformate in verità processuali dalle corti, di collegamenti con quello che starebbe succedendo a Bitcoin – sempre per mano di Jane Street – ce ne sono oggettivamente pochi.
Il meccanismo mentale che si attiva è semplice:
- Jane Street è stata coinvolta in giri loschi
- Quindi ogni comportamento di Jane Street è losco
Anche di questo parleremo all’interno della puntata live sul nostro canale YouTube questa sera, perché se è vero che trovare un capro espiatorio è confortante, si dovrà pur sempre cercare di offrire un umile servizio alla ricerca della verità.
Esistono, almeno nel mondo degli adulti, delle posizioni intermedie: Jane Street potrebbe aver preso parte a un’estrazione di valore da un protocollo decotto come Terra Luna nel 2022, ma questo non vuol dire che sia capace di condizionare – nei termini in cui lo raccontano certi sui social – il mercato Bitcoin.
Mercato che è stato ed è ancora sotto lo sguardo vigile di SEC e le cui eventuali manipolazioni sarebbero costate a BlackRock già una quarantina di miliardi in AUM. Non esattamente briciole allo 0,25% di commissioni. E ora, o si vuole far passare l’idea che BlackRock si affidi a chi gli sta manipolando il mercato contro (e che non abbia la forza per difendersi) oppure…
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