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SQUALI WS

Bitcoin: Wall Street salva, la vecchia guardia mente. È ora di guardare ai numeri

Se proprio si deve tifare, meglio farlo per Wall Street, che almeno non promette nulla di ciò che non può mantenere.

Non è colpa tua, non è colpa loro. La colpa della correzione da -50% di Bitcoin è ovviamente di Wall Street, del funzionamento opaco degli ETF, di certi meccanismi inaccessibili a noi comuni mortali. Bitcoin, senza chi gli vuole male, sarebbe già a 200.000$, o forse a 1 milione. Sono queste le voci che si levano dai soliti – e che come sempre – sono frutto dello scarso rispetto che si ha per il proprio pubblico, per l’intelligenza dello stesso e per la capacità dei più di verificare. Oggi siamo qui non solo a difendere Wall Street, ma anche a rimettere qualche puntino sulle i, sempre partendo dai numeri. Bitcoin è una cosa seria.

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Non abbiamo mai avuto paura di andare controcorrente e mai abbiamo avuto scarso rispetto di chi ci legge. E dunque le precisazioni che leggerai si fanno più necessarie che mai.

Una lunga serie di bugie, ora difficili da giustificare

Sono settimane se non mesi che ci battiamo contro metriche inventate, che hanno utilizzato per tenere l’attenzione alta, per farti credere che in assenza di cattivi Bitcoin sarebbe andato sempre e soltanto su. Il buon senso e le statistiche dicono che non è così. E che anzi, questo comportamento di Bitcoin è assolutamente normale. E, anzi ancora, che l’arrivo dei giganti cattivissimi di Wall Street, ha parzialmente migliorato il problema. Ma andiamo con ordine.

Ieri ne abbiamo parlato anche in live
  • Meno Bitcoin sugli exchange vuol dire prezzo che sta per esplodere

È una statistica demenziale, che non ha alcun tipo di connessione con la realtà, che non ha mai funzionato e che – in aggiunta – ora è sempre più difficile da calcolare, ma andiamo con ordine.

NON ESISTONO STATISTICHE CREDIBILI: e non esistono per tutta una serie di motivi. Il primo è che non tutti gli exchange offrono proof of reserves. Il secondo è che una certa clientela può detenere Bitcoin sugli exchange per mille motivi. Il terzo è che tanti big trader ormai utilizzano servizi terzi offerti dagli exchange per proteggere i propri BTC nel caso di crisi dell’exchange.

Bitcoin sugli exchange
Nessuna correlazione, nessuna!

A questa difficoltà di misurazione, si aggiunge il problema ETF. Gli ETF utilizzano principalmente Coinbase Custody, servizio separato da quello degli exchange, che non si è capito quanto certi servizi riescano a conteggiare correttamente. Questo senza contare il fatto che il mercato dei futures vale 10 volte i volumi (e ha tecnicamente bisogno di zero Bitcoin negli account e che oggi anche il mercato delle opzioni è molto florido.

Terzo problema: questa statistica, a meno di non incrociarla con altre 20, non ha mai avuto alcun tipo di potere predittivo. Talvolta denota movimenti di breve nei momenti di grande stress, ma mai un calo costante di BTC in un certo periodo ha indicato qualcosa di utile.

  • Omega candle e supply shock

Sul supply shock si sono scritte e pronunciate una serie di fesserie da teleimbonitori che, in altri mercati, tutti avrebbero preso per quello che sono. La supply, ovvero l’offerta di Bitcoin disponibili sui mercati, non è costituita soltanto dai $BTC di nuova creazione. Se hai dei Bitcoin in portafoglio puoi capire questo punto molto facilmente: se non li stai mettendo in vendita, non sono disponibili sul mercato.

Se invece decidi di piazzare un ordine di vendita a un certo prezzo, magicamente diventano disponibili. Di più, oggi hai gli ETF che offrono Bitcoin su mercati non misurati dalle solite statistiche e che poi vanno in riconciliazione effettiva talvolta dopo tre giorni.

L’offerta di $BTC non è certamente illimitata, ma non è neanche un’offerta che dipende soltanto da quelli di nuova emissione. Questo sarebbe come dire che le azioni ENI hanno supply zero, perché il gruppo non ne sta emettendo di nuove.

  • Lo scarico di Jane Street alle 10AM di New York

Una parte enorme di appassionati e commentatori continua a insistere su un punto che è ai limiti della follia. Jane Street starebbe scaricando Bitcoin per comprimerne il prezzo, ogni giorno alle 10 AM. È una follia totale perché:

Medie e mediane negli ultimi 4 mesi, dall’apertura di Wall Street alla chiusura

NESSUNO SCARICO: qui avete i dati degli spostamenti di prezzo di Bitcoin dalle 16:00 ora italiana in poi, ogni giorno di ogni mese. Non vi è alcun pattern ribassista e non vi è alcun tipo di anomalia. Se non vi piacciono o non credete alle nostre elaborazioni, saremo più che felici di fornirvi tutto lo storico e di permettervi di elaborare i vostri, di grafici.

JANE STREET? Ammesso – e non concesso – che esista una vendita concentrata a quell’ora, non si è capito perché debba essere per mano di Jane Street e non degli altri 10-15 market maker che operano sugli ETF. Non si è capito neanche – e nessuno ha provato a dare una spiegazione convincente – perché debba usare quell’orario specifico e strumenti che tutti possono seguire. Bitcoin è oggi un asset maturo e può essere eventualmente shortato in modo efficiente e a costi molto bassi.

Bitcoin ETF analisi
La distribuzione dei rendimenti giornalieri di Bitcoin: sopra prima degli ETF, sotto dopo gli ETF. Unico dato leggibile, gli eventi estremi si sono ridotti

IN KIND: ultima del ciclo delle allucinazioni è la teoria – come sempre condita da concetti complicatissimi e da qualche omissione che sarà sfuggita ai più – secondo la quale dato che gli AP degli ETF possono creare quote degli ETF direttamente versando in $BTC, allora le loro operazioni non impattano sul prezzo.

Questo perché comprando OTC (e fuori dagli exchange), non impatterebbero sulla price discovery. È una follia di livello tale da probabilmente necessitare dell’intervento del sindaco della vostra città per firmare un TSO.

I desk OTC non hanno BTC infiniti e soprattutto non hanno alcun motivo per continuare a venderli eventualmente sotto costo, dato che sono delle attività commerciali e non l’Esercito della Salvezza. Quando vendono BTC, devono poi fare inventario. Spesso lo fanno comprandolo… a mercato. E anche quando li comprano dai miner, il prezzo non se lo inventano tirandolo ai dadi. Sì, gli acquisti OTC impattano sul prezzo. Perché al contrario sarebbe come dire che gli acquisti di oro a Londra non impattano sul prezzo dell’oro a New York. Magari il trasferimento è meno immediato, ma avviene. Se non avviene, intervengono coloro i quali sulle differenze di prezzo su diversi mercati guadagnano facendo arbitraggio.

Viva Wall Street

Il sospetto, dato che questa tiritera va avanti oggettivamente da troppo tempo, è che in tanti stiano utilizzando l’uomo nero, la pantàfica, il belzebù di Wall Street per non far concentrare l’attenzione su ciò che essi stessi hanno fatto.

Il 2025 passerà alla storia per due tipi di movimenti: il primo è un evidente scarico da parte degli OG – registrato più volte da Glassnode nel corso dell’anno. In altre parole, gli storici che continuano a dirvi di tenere botta, di comprare il dip, di hodlare, di mandare a quel paese Wall Street, sono spesso gli stessi che hanno venduto.

Seconda questione: le benedettissime tesorerie BTC. Tutti hanno provato a copiare Michael Saylor di Strategy. Comprano una società in borsa decotta, ci mettono un bel nome da bitcoiner, VENDONO A QUESTE i loro stessi Bitcoin in cambio di azioni e poi scaricano le azioni, al top dell’entusiasmo, sui retail. Nel frattempo, in alcuni casi, si staccano anche corposi stipendi dai conti aziendali. È successo tante volte, troppe volte, ma chiaramente non se ne può parlare per il rischio di incorrere nella lesa maestà.

KINDLYMD
Una delle tante: $NAKA, ex KindlyMD – chiaramente anche questa animata da grandi esperti del settore, pasdaran di Bitcoin che mai vi prenderebbero in giro, mica come Wall Street

Sia chiaro che NESSUNO ha obbligo a tenere per sempre i propri Bitcoin per far guadagnare il vostro portafoglio. Dovremmo però avere il coraggio di decidere se abbia ancora senso venerare un pantheon di divinità che pensano – correttamente – ai fatti loro.

Nel frattempo, in quello che è stato uno dei periodi più bui per il prezzo di Bitcoin, gli ETF e dunque i pescecani di Wall Street, hanno fatto esattamente il contrario di quanto vi raccontano i vostri beniamini. Hanno venduto meno delle altre categorie di investitori e hanno ridotto le loro esposizioni per quantità risibili rispetto al calo di prezzo del 50%.

Bitcoin ora è anche in nuove mani, e noi, avendo un minimo di senso della vergogna e anche di rispetto per la verità, non possiamo che dare loro il nostro più caloroso benvenuto. E ringraziamento.

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