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WALL BACKPACK

Backpack: IPO per investitori retail, tokenizzate su Solana insieme a Superstate

Novità importante, anzi enorme. E ci pensa Backpack con Superstate - per equiparare retail e grandi fondi.
WALL BACKPACK

La blockchain è una soluzione alla ricerca di problemi. Per anni ci siamo sentiti ripetere una stanca litania che ora, però, deve fare i conti con tante risposte. Una di queste – e ce lo dimostra Backpack in queste ore – sono le IPO. Le offerte pubbliche di azioni di nuove società quotate, che fino a oggi erano intrappolate in un gioco che arricchiva solo banche e grandi fondi. Backpack – exchange regolamentato in Europa – ha deciso di fare le cose diversamente. Ed è forse per questo motivo che i mercati di capitali onchain cominciano a fare tanta paura ai soliti.

Backpack offre qui – proprio per l’occasione – 20$ di bonus e accesso al VIP Pass. È un buon momento se hai voglia di testarlo, anche per ciò che ti spiegheremo nel corso di questo approfondimento.

Criptovaluta.it® si distingue per l’approccio più morbido possibile a Wall Street e ai suoi signori, che su queste pagine sono stati lodati quando meritato e vanno attaccati quando è il caso di farlo. Il caso delle IPO è forse il più emblematico: un circoletto di grandi fondi, grandi banche e grandi broker che lasciano ai retail le briciole, se non direttamente perdite consistenti in portafoglio. Il meccanismo è rotto ed è un peccato, perché è uno dei metodi più utilizzati per quotarsi in borsa. La buona notizia è che si può riparare, anche grazie alle blockchain.

Le IPO: il circoletto di Wall Street

Le grandi banche d’affari, le grandi borse, i grandi fondi registrano profitti incredibili anche perché una parte rilevante arriva da condizioni di oligopolio. Le regolamentazioni e le rubriche fitte di numeri di gente che conta garantiscono diversi privilegi.

Uno di questi privilegi è il meccanismo classico delle IPO, un meccanismo che punisce le aziende che vogliono quotarsi, che punisce i retail che investono (per forza di cose in un secondo momento) e che ingrassa le tasche dei soliti noti.

  • Ok, ma come funzionano le IPO?

IPO è un acronimo che sta per Initial Public Offering, ovvero offerta iniziale pubblica. Un gruppo vuole quotarsi, decide di mettere a disposizione delle borse un tot di azioni, le vende. Da quel momento in poi le azioni vengono scambiate su borse regolamentate, la società diventa quotata, con tutti i pro e i contro del caso.

Raccontata così – e senza guardare cosa avviene davvero durante le IPO – sembrerebbe essere un meccanismo neutrale. Se vuoi compri le azioni, se non vuoi non compri le azioni e continui con la tua vita.

  • No, non siamo tutti uguali davanti alle IPO

Il diavolo si nasconde nei dettagli. Il meccanismo di cui sopra è un po’ più articolato. La società che vuole quotarsi, in virtù di accordi necessari per la commercializzazione dei suoi titoli, distribuisce una buona parte di quelle azioni a fondi istituzionali e agli underwriter, che poi le distribuiscono alla clientela, in ordine di preferenza.

In breve: fatte le rare eccezioni dove la domanda è così bassa da dover incontrare le richieste degli ultimi della Terra, i clienti che la banca difficilmente contatta per offerte irripetibili, a guadagnarci sono i soliti noti. Una piramide che ricorda le vignette satiriche dell’800.

È vero che i regolatori da tempo si occupano degli indebiti vantaggi per chi fa parte del giro e dei conflitti di interessi, rimane il fatto però che non è raro il caso in cui la quotanda si vede quasi costretta a assegnare un tot di azioni a prezzi molto vantaggiosi.

I casi più recenti del mondo cripto: Circle e Gemini

Le ultime due IPO di una certa rilevanza nel mondo crypto sono state quelle di Circle e di Gemini, con diversi fondi istituzionali che, almeno nel primo caso, sono usciti dalle posizioni molto prima che si tornasse su livelli di prezzo più consoni al titolo.

Ehm…

Qualcuno costringe i retail a comprare al top? Certamente no, ma è altrettanto vero che con questo sistema difficilmente i retail possono avere le stesse occasioni dei grandi fondi istituzionali.

Bene. Le cose stanno per cambiare.

Backpack con Superstate

È di poche ore fa l’annuncio di Backpack che indica una collaborazione con Superstate, player USA molto attivo nella tokenizzazione delle azioni, che permetterà di accedere a IPO con azioni tokenizzate direttamente su rete Solana. La questione, della quale abbiamo pur parlato più volte su queste pagine introducendo il tema della tokenizzazione degli asset, è delle più interessanti. Questo perché:

  • Chi vuole quotarsi non ha più soltanto il circuito bancario/fondi per raccogliere capitale;
  • Chi vuole investire può entrare nella fase zero, ovvero quella che un tempo era riservata ai papaveri di Wall Street.

Vuol dire che ci sarà sempre da guadagnare? Assolutamente no. Vuol dire piuttosto che – come diceva il buon Larry Fink – la tokenizzazione sarà un movimento di democratizzazione dei mercati, al pari dell’arrivo delle borse, che permisero al contadino risparmiatore di comprare, volendo, gli stessi titoli del ricco mercante o del nobile.

Ci si può iscrivere qui alla waiting list per avere accesso prioritario una volta che il servizio sarà disponibile – con tutte le limitazioni del caso per giurisdizione.

Un passo avanti importante, con la convinzione che un giorno, quando racconteremo ai nostri nipoti come funzionavano le IPO un tempo, ci guarderanno come uomini della preistoria.

Normalmente, quando le società si quotano, i fondatori e i dirigenti, fanno il giro delle sette chiese condividendo la loro storia e cercando di raccogliere interesse dai compratori istituzionali di Wall Street prima che si quotino. Per il grosso delle persone, normalmente devi aspettare che il titolo sia quotato in borsa prima di avere accesso a queste azioni tramite il tuo broker. Cosa stiamo facendo: stiamo lavorando con Superstate affinché Backpack diventi una delle tappe del giro di cui sopra, così da permette ai nostri utenti di avere accesso alle IPO prima che le azioni comincino a esser scambiate in borsa.

Così il CEO di Backpack, Armani Ferrante, capace di spiegare la questione forse in modo più sintetico di chi vi scrive in questo momento.

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