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ORO KING

Meno oro più Bitcoin: cambia il porto sicuro? I mercati hanno una spiegazione più vera

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L’oro ha una reputazione – meritata – di safe haven, ovvero di porto sicuro mentre il mondo va a rotoli. Partendo da questa diffusa convinzione, in tanti saranno sorpresi dal vedere una performance relativamente fiacca dell’oro anche nei confronti di Bitcoin e crypto. Per quanto certi ragionamenti andranno fatti poi a bocce ferme, ci sono diversi dati interessanti che dovrebbero permetterci di capire il perché di una settimana che è forse la più strana di sempre, da quando esiste questo giornale.

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Il problema principale è nel testare certe teorie (oro come porto sicuro) senza tenere conto del contesto nel quale ci troviamo. Un contesto che è di forza incredibile dell’oro da almeno un anno a questa parte. Un trade che si è fatto crowded – come dicono quelli bravi – e che condiziona anche certi movimenti di breve.

Oro contro Bitcoin: lo scettro è passato di mano?

È una lettura che sta iniziando a circolare sui social network, senza che abbia granché merito. Era successo già durante l’attacco di Hamas a Israele e la conseguente invasione della Striscia di Gaza di questi ultimi (prima che arrivino i pasionari nei commenti: è un riassunto volutamente breve e non un trattato di geopolitica, né tantomeno un’attribuzione di colpe, un processo o un giudizio finale sulla questione).

La convinzione è che siccome Bitcoin ha dimostrato, durante tutti gli ultimi conflitti, una rapida capacità di recupero dai crolli al diffondersi di certe notizie, allora si è guadagnato lo status di safe haven. È una teoria tirata, nel migliore dei casi, per i capelli e che dovremmo accantonare. Ci sono spiegazioni più articolate e possibilmente più vicine alla realtà dei fatti.

  • Crowded trade

È uno dei concetti più importanti per capire cosa sta succedendo all’oro e anche a Bitcoin. Per quanto riguarda l’oro, abbiamo il più classico dei crowded trade: partecipazione istituzionale elevata, stessa narrativa, stessa direzione, crescita importante che dell’OI. Il punto è che quando ci sono questi crowded trade (letteralmente trade affollati) basta un giro di take profit per creare sconquassi enormi ai prezzi.

dati oro conflitti
Anche con l’inizio del conflitto in Russia il comportamento dell’oro non fu un granché

Le uscite si fanno strette: con una news contraria (che in un contesto di guerra può voler dire anche una notizia di parziale distensione) il mercato può reagire in modo molto violento.

  • E le banche centrali?

Questo è un altro grande equivoco alimentato ad arte da chi deve fare view. È vero che da tempo le banche centrali non allineate (ma non solo) stanno accumulando oro. È altrettanto vero però che si tratta di acquisti in larga parte programmati, che valgono una frazione del mercato e che producono in genere effetti consistenti sui prezzi soltanto sul medio e lungo periodo.

Le banche centrali non fanno trading, ovvero non corrono a comprare tonnellate di oro soltanto perché è scoppiato un conflitto (per ora regionale). E quindi uno dei motori della grande crescita dell’oro nel corso degli ultimi mesi non può avere grandi effetti sul breve. Che è poi l’orizzonte temporale all’interno del quale l’oro sta avendo “problemi”.

  • Posizionamento strategico diverso da hedge tattico

Il primo è un posizionamento che può basarsi su letture di medio e lungo periodo (inflazione, deterioramento geopolitico con effetti duraturi), il secondo invece il prendere posizione molto sul breve, soltanto allo scopo di proteggersi da sfaceli che arrivano da altri mercati.

Nel caso di questo conflitto, al netto di una correzione relativamente modesta dell’azionario, c’era poco da cui scappare.

Vale poi la pena di ricordare come in termini di z-score l’oro sia parecchio più esteso rispetto agli ultimi shock storici che lo hanno visto crescere molto rapidamente di prezzo.

Bitcoin finalmente oro?

Probabilmente no. Anzi, quasi certamente no. Chi sta comprando in queste ore lo sta facendo per tutta una serie di motivi che c’entrano poco con la convinzione che $BTC resisterà a qualunque tipo di conflitto.

Anche qui c’entra anche il quadro con il quale Bitcoin si è presentato al triste appuntamento:

  • Retail mancavano da tempo, secondo Wintermute per assenza totale di volatilità e dunque maggiore interesse suscitato dall’azionario. Con l’azionario che trema e l’oro che interessa poco perché ha già corso tanto, c’è la possibilità che in tanti abbiano guardato a BTC come alternativa interessante;
  • Sotto-affollato: la struttura del mercato di Bitcoin era fino a una settimana fa quella di un asset scambiato relativamente poco, che viene da mesi di caduta del prezzo piuttosto controllata e con volumi bassi, e quasi zero da parte dei retail;

Chi vuole far passare l’idea di un Bitcoin resistente alla guerra e anzi porto sicuro, dovrebbe ammettere lo stesso per Ethereum, ma anche per Solana e più in generale per tutti gli altri asset del comparto digitale.

Sfidiamo chiunque, nei commenti, a prendere questa posizione.

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