La grande incognita delle prossime settimane sarà l’eventuale reazione delle banche centrali. Tutte – a meno che non si arrivi a una rapida ma improbabile soluzione della crisi iraniana – dovranno considerare un’altra inaspettata fonte di inflazione. In Europa si inizia a vociferare (è prezzato al 75% circa) di un rialzo dei tassi entro fine anno. Fed si trova invece in un limbo ancora più complesso. I dati del mercato del lavoro di oggi non sono positivi e i prezzi non sono mai tornati in target del 2%. Una situazione che aumenta le agitazioni delle borse, che oggi correggono e affondano anche il settore crypto.
I dati del mercato del lavoro USA, negativi e peggiori delle aspettative, in realtà non hanno mosso granché quanto i mercati si attendono sui tassi, per una situazione dove i mercati stessi prezzano al massimo due tagli, per ora.
Incognite su incognite
Ne abbiamo parlato poco prima dell’apertura dei mercati USA, riferendoci sia alla questione disoccupazione, sia a quella, ben più angosciosa, della crescita di prezzo delle materie prime energetiche. A preoccupare tutti è la situazione dello Stretto di Hormuz, dal quale dipende il trasporto di una quantità rilevante di petrolio su scala globale.

Ad aggravare la situazione sono i messaggi intermittenti che arrivano da Washington. Prima il segretario all’Energia Chris Wright ha annunciato misure per contenere il prezzo del barile. Poi Trump ha affermato che ci sono tanti altri strumenti a disposizione. Poi lo stesso presidente degli USA ha detto che se il prezzo del petrolio dovesse salire, se ne farà una ragione. E poi ha ritrattato. Una sequela di dichiarazioni, che poi vengono tagliate e cucite anche dai media per agitare ancora di più il pubblico, che non sta aiutando granché i mercati.
Nel momento in cui battiamo questo approfondimento, WTI viaggia verso i 90$ e Brent invece li ha già superati, segno che le rassicurazioni non sono affatto sufficienti.
Bitcoin e crypto correggono, insieme e anzi prima delle borse
Intanto Bitcoin e crypto stanno correggendo, con $BTC che scambia sotto i 69.000$ e il resto del comparto che lo segue piuttosto da vicino. Per capire chi è che ha venduto intorno ai 74.000$ qui c’è un approfondimento di Alessandro Adami, che spiega quale categoria specifica di investitori si è già liberata dei $BTC accumulati di recente, portando a casa gain.

Il Coinbase Premium, buon metro dell’appetito per Bitcoin da parte delle piazze americane, è diventato negativo all’apertura delle borse USA e lì è rimasto, senza accennare neanche a un minimo recupero.
Rimane, quella che stiamo vivendo, una fase estremamente convulsa, senza una direzione certa e con i mercati che non sembrerebbero aver capito che il conflitto – almeno nei migliori piani americani – si estenderà almeno per un mese.
Sul tema Trump oggi ha rincarato la dose, parlando di necessità di resa incondizionata da parte dell’Iran affinché si giunga a una tregua. Ovvero nessuna possibilità di accordo di breve, con i bombardamenti che continueranno ancora a lungo, almeno secondo le dichiarazioni pubbliche.
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