Quella di Federal Reserve è una missione impossibile. Se prima gli si chiedeva – già nel reame dell’impossibilità – di sostenere il lavoro e far scendere i prezzi, ora gli si chiede un altro compito gravoso, anzi, impossibile. Ovvero di sistemare anche la questione petrolio e in particolare gli effetti che avrà sull’inflazione. Missione appunto impossibile, che sta facendo muovere gli swap sui Fed Funds Rate – ovvero sui tassi futuri tenuti dalla stessa Fed. La questione è importante per tutti i principali mercati, compresi quelli di Bitcoin e crypto.
Se fino a poche ore fa i mercati avevano iniziato a prezzare l’ipotesi zero tagli, ora sono tornati tra uno e due tagli – complici anche dati dal PIL e dal PCE che non lasciano dormire sonni tranquilli. Il problema di fondo è che però la coperta di Fed è troppo corta. E non potrà dare una mano a tutti.
I padroni dei mercati sono loro, ma hanno armi spuntate
La questione è semplice: Fed può alzare i tassi e far abbassare i prezzi. Oppure può abbassare i tassi e sostenere la crescita. Non ha tanti altri strumenti (l’intervento a mercato è un succedaneo di quanto spiegato sopra) e sono mesi che la banca centrale USA si trova a combattere con problemi esterni e politici che ne complicano l’azione.

Prima i dazi, poi gli scricchiolii del Giappone, poi ancora i dazi e infine la guerra in Iran, che sta avendo un impatto importante sui costi energetici. Se non bastasse, ci sono voci di intervento del Tesoro USA sul mercato del petrolio, non confermate, ma che sarebbero un segnale di annullamento di ogni regola, anche di buon senso.
Il primo incontro di Federal Reserve per parlare di tassi e deciderà mercoledì prossimo, 18 marzo. La decisione è scontata (no tagli, no rialzi), ma sarà interessante ascoltare le parole di Jerome Powell. Tant’è che lo faremo in diretta, sul nostro Canale YouTube, per una conferenza stampa che a prescindere dalla decisione sarà la più calda da anni a questa parte.
Jerome Powell è solito esporsi il meno possibile, ma davanti a una situazione del genere i giornalisti lo incalzeranno, e qualche idea dovrà pur metterla sul tavolo.
Alla situazione contribuiscono anche i dati che arrivano dal PIL. Sono stati rivisti al ribasso, con una modesta crescita dello 0,7% trimestre su trimestre. Non ancora una recessione, ci mancherebbe, ma la revisione non promette nulla di buono.
A Bitcoin questa incertezza piace
Torniamo a quanto abbiamo pubblicato poche ore fa: a Bitcoin e dollaro questa incertezza per ora piace. La fuga da certi asset c’è e a guadagnarne è incredibilmente Bitcoin.

Per chiudere sul quadro che abbiamo davanti, da segnalare anche la performance pessima di tutti i bond dei principali paesi con economie sviluppate. Il dato che vedete è sui rendimenti sul secondario, ovvero più va in alto, peggiore è la situazione.
Anche qui: scarico di qualunque impegno futuro. Quando i venti di guerra spirano forte e non sembra che ci sia alcun modo di uscirne a breve, cash is king. Oppure Bitcoin.
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