Bitcoin? Ha fallito nel suo intento principale, che era poi quello di Satoshi Nakamoto. Non è uno strumento di pagamento, non è utilizzato come cash digitale. Ma non è detto che sia il peggiore dei mondi possibili. Lo ha affermato Ric Edelman, che oltre ad essere gestore di capitali per 287 miliardi (per 1,3 milioni di clienti), ha da tempo delle idee molto precise su Bitcoin. Ed è anche più bullish del grosso dei commentatori che abbiamo ascoltato negli ultimi tempi.
Bitcoin è diventato una riserva di valore: è questa l’opinione di Edelman, nome particolarmente popolare tra gli investitori indipendenti e tra i retail di Main Street, così come vengono chiamati coloro i quali si avvicinano al mondo degli investimenti con i loro capitali personali. E senza pretesa di avere nulla se non crescita per il proprio patrimonio nel tempo. Una sorta di banda opposta a quella di Wall Street, meno avida ma anche meno volubile.
L’intervista sul fallimento
Forse ciò che rende credibile Ric Edelman più di tanti analisti che sono bullish su Bitcoin è la sua capacità di essere diretto. Bitcoin avrebbe fallito come strumento di pagamento, dato che nessuno lo utilizza a questo scopo, afferma in un’intervista a CNBC Crypto, e questo però non è un problema.
Edelman ha anche parlato dell’allineamento di Bitcoin con il settore tech e con quello dei mercati emergenti, correlazione che abbiamo analizzato tante volte anche su queste pagine – e che però a onor del vero sembra essere venuta meno durante questa ultima fase di mercato.
Bitcoin oggi è prevalentemente usato come Store of Value. L’idea di Satoshi nel 2009, di una nuova valuta digitale per rimpiazzare le valute fiat: quell’esperimento è fallito. È finita. Nessuno crede che Bitcoin avrà quel ruolo.
Ad ogni modo Edelman è molto positivo su Bitcoin. Anche con posizioni aggressive. Secondo l’esperto infatti un’allocazione fino al 40% in Bitcoin non è da ritenersi assurda.
- Un grande brand
Ric Edelman parla di qualcosa di interessante in termini di brand: Bitcoin è il più riconoscibile nel mondo degli asset digitali ed è in genere il punto di ingresso in questo comparto per qualunque tipo di investitore.
- Sull’inflazione
Bitcoin può essere uno scudo contro l’inflazione per Edelman, anche se non segue pedissequamente l’aumento dei prezzi. Una caratteristica tipica degli store of value (quella di essere uno scudo contro l’aumento dei prezzi), ma nel caso di Bitcoin a interessare di più dovrebbe essere l’adozione ancora molto bassa. Il che per Edelman vuol dire che c’è ancora tanto spazio di crescita, anche in questo sotto-comparto.
La precedente previsione da confermare: Bitcoin a 180.000$ entro fine anno
In realtà è una previsione che Edelman aveva fatto in uno dei momenti peggiori per Bitcoin, ovvero a dicembre 2025, poche settimane prima del crollo verticale del settore dopo i massimi sui 126.000$.
Sull’allocazione: Edelman conferma la sua indicazione. Dal 10% al 40% del portafoglio – che aveva appunto già consigliato nel 2025.
Se vi piaceva Bitcoin a 126.000$, dovreste essere estatici con Bitcoin a 70.000$.
Perché allocare fino al 40%?
Per Edelman:
- Perché l’adozione sta crescendo e come abbiamo visto sopra potrebbe avere un impatto sul prezzo. Avrà delle performance in termini di ritorni molto più alti degli altri. Fino a 10x nei prossimi 5-10 anni.
- Longevità: vivremo sempre più a lungo e dunque abbiamo bisogno di qualcosa di più “evoluto” del classico 60/40. Questo modello davanti a una longevità maggiore degli investitori dovrebbe evolversi verso l’80/20. E se è ok avere l’80% in azioni, Edelman ritiene che l’allocazione nel mondo crypto potrebbe essere anche del 40%.
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