Le previsioni su Bitcoin e Ethereum piacciono a tutti. C’è chi ama leggerle e chi – come le grandi banche d’affari – ne produce in quantità. Tra queste anche Citigroup, banca di enorme rilevanza nell’economia e nella finanza globali, che ha appena abbassato i target sia su Bitcoin sia su Ethereum per i prossimi 12 mesi. Ci sono delle buone ragioni?
Citigroup ha rivisto al ribasso le previsioni tenendo conto di diverse questioni, a partire dai rallentamenti – dei quali vi avevamo già parlato proprio su questo giornale – per il Clarity Act, ovvero la legge che dovrebbe regolamentare il settore crypto non-stablecoin negli USA. Una legge che, una volta approvata, avrà degli effetti bullish sull’intero comparto, dato che permetterà con maggiore facilità l’ingresso di grandi player istituzionali e banche.
I target rivisti da Citigroup
I target sono stati abbassati in modo concreto, ma rimangono comunque superiori ai prezzi attuali, sia per Bitcoin, sia invece per Ethereum.
| Asset | Previsione precedente a 12 mesi | Previsione attuale |
|---|---|---|
| Bitcoin | 143.000$ | 112.000$ |
| Ethereum | 4.304$ | 3.175$ |
Il calo è dunque consistente e di poco meno del 30% per le due principali criptovalute. A condizionare la previsione di Citigroup, in negativo rispetto alla precedente, sono i rallentamenti del Clarity Act.
Il complesso di leggi che regolamenterà il settore crypto e Bitcoin negli USA – in particolare nelle relazioni con le istituzioni e con gli operatori di mercato – è impantanato fuori dal Senato, con banche e exchange crypto che si stanno dando battaglia su diversi punti. Pochi giorni fa il Senatore John Thune aveva dichiarato l’impossibilità di discutere una versione definitiva prima di aprile, gettando nello sconforto i tanti che puntavano proprio sull’approvazione di questa legge.
Ci sono poi altri motivi inclusi nelle previsioni di Citigroup, o meglio a giustificazione dei target più bassi:
- Attività sui network in rallentamento – cosa che è evidente su Bitcoin, che soffre forse lo spostamento anche di certe attività di trading a Wall Street. L’attività sul network, anche per Ethereum, è in parte responsabile della domanda delle relative criptovalute.
- Rallentamento della domanda degli ETF: che c’è stata, è evidente negli ultimi mesi, ma – aggiungiamo noi – sta dando da qualche tempo dei chiari segnali di ripresa.
Un’analisi che fotografa più il passato che il presente?
Probabilmente sì – e che non tiene conto, a nostro avviso, di quanto sta accadendo dall’inizio della guerra in Iran a oggi, con Bitcoin e il resto del comparto che stanno avendo performance di molto migliori di tutte le altre classi di asset.

Da tenere conto anche – e il grafico che alleghiamo dovrebbe renderlo evidente – che gli ETF sono tornati a acquistare in modo concreto e importante, invertendo un trend negativo che Citigroup segnala correttamente da metà dello scorso anno.
Per quanto riguarda il Clarity Act, è certamente vero che i rallentamenti ci sono e gli sviluppi positivi mancano. Vedremo se le pressioni a tal proposito saranno fruttuose o meno.
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