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SEC SVOLTA

SEC: svolta bullish per centinaia di crypto. Saranno come Bitcoin e addio anche alle cause

SEC pubblica quasi ottanta pagine dove conferma un atteggiamento molto più rilassato verso il mondo crypto. Ecco cosa c'è dentro.
SEC SVOLTA

Nella tarda serata di martedì 17 marzo è arrivato il più importante comunicato congiunto di sempre per il mondo crypto. SEC e CFTC hanno infatti annunciato la fine delle ostilità e la produzione di un documento di base che aiuterà a definire le criptovalute negli Stati Uniti d’America. Il documento è importante perché indica una rottura radicale con il regime legale che aveva portato Ripple e tante altre a difendersi (costosamente) in tribunale. Non è un liberi tutti, ma una tassonomia dei crypto token e delle criptovalute che aiuta a fare chiarezza e anche a fissare limiti entro i quali ci si potrà muovere senza temere cause legali.

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La questione non è semplice da comprendere e per questo abbiamo analizzato per voi le settanta pagine del documento con il quale SEC annuncia che la guerra alle crypto è finita.

L’Howey Test

Non ne parlavamo su queste pagine dall’addio di Gary Gensler. È noioso, ma serve per capire perché le criptovalute hanno avuto così tanti problemi, in passato, negli Stati Uniti.

Negli USA ci sono due agenzie che vigilano sui mercati. La prima, CFTC, si occupa soltanto di materie prime e dei relativi contratti futures e derivati in generale. La seconda, SEC, può occuparsi soltanto delle cosiddette security, ovvero di quelli che sarebbero in italiano contratti di investimento. La definizione è cervellotica e le analisi e le sentenze discordi sulla definizione di cosa sia una security riempiono negli USA intere biblioteche.

Per decidere cosa sia una security e cosa non lo sia, si ricorre al cosiddetto Howey test, creato dalle corti USA all’interno di una causa che riguardava dei frutteti dati in affitto. Un asset è una security se:

  • È un investimento in denaro o altra utilità
  • In un’impresa comune
  • Allo scopo di profitto
  • Da ottenere tramite lo sforzo di altri

Esempio tipico: le azioni. Le compriamo a scopo di profitto, pagandole in denaro e ci aspettiamo che crescano di valore grazie allo sforzo dell’azienda che rappresentano. In tanti altri casi però la definizione è di difficile interpretazione. Nello specifico lo è nel mondo crypto.

Buon senso vorrebbe il quarto punto di difficile applicazione per il mondo crypto, almeno quando certi progetti hanno raggiunto già un discreto grado di decentralizzazione. Bitcoin non è mai stato considerato una security. Ci sono stati dubbi con Ethereum, in particolare dopo che il protocollo ha introdotto lo staking, ovvero la possibilità di ottenere rendimenti bloccando i propri token presso un validator.

Inutile forse anche ricordare ai nostri lettori che l’interpretazione di SEC quando a capo c’era Gary Gensler fu parecchio estensiva. SEC arrivò a dichiarare anche BUSD, una stablecoin, una security, dato che l’emittente (Binance) offriva sulla sua piattaforma dei rendimenti legati alla stessa stablecoin. Ora, con Paul Atkins, le cose sono cambiate. Prima verbalmente, con diverse dichiarazioni pubbliche, ora con un documento che fissa una tassonomia più chiara.

La tassonomia di SEC

Seguendo quanto Paul Atkins afferma da mesi in pubblico, sono state create diverse categorie entro le quali includere tutte le criptovalute esistenti.

  • Commodity digitale

Ovvero materia prima digitale. Nella lista ha incluso esplicitamente Aptos (APT); Avalanche (AVAX); Bitcoin (BTC); Bitcoin Cash (BCH); Cardano (ADA); Chainlink (LINK); Dogecoin (DOGE); Ether (ETH); Hedera (HBAR); Litecoin (LTC); Polkadot (DOT); Shiba Inu (SHIB); Solana (SOL); Stellar (XLM); Tezos (XTZ) e XRP (XRP). La lista non è completa. I 19 asset qui citati devono essere considerati come esempi e non come una lista definitiva. Ci sono altre centinaia di criptovalute che potranno essere considerate delle digital commodity.

Non hanno diritti economici incorporati: come ad esempio le azioni, che danno diritto alla percezione di dividendi, profitti futuri, o agli asset dell’azienda.

Scopi: possono avere lo scopo di incentivare la validazione dei blocchi e anche di servire al funzionamento del network (ovvero lo staking non preclude la possibilità di essere definiti commodity digitale).

Non sono security perché, secondo la definizione aggiornata di SEC non hanno funzioni economiche tipiche delle security e hanno prezzo e funzionalità decise dal mercato.

  • Oggetti da collezione digitali

Il riferimento, per questa categoria, è quello degli NFT. Sono oggetti unici o prodotti in serie, che hanno come unico scopo quello di rappresentare la proprietà di un bene, di un’opera d’arte digitale.

Anche qui, secondo SEC, mancano le basi per poterle definire security. Vale la pena di ricordare che la vecchia SEC portò in tribunale anche progetti NFT che rappresentavano delle figurine del basket. Il cambiamento è importante. Vengono citati ad esempio i CryptoPunks, Chromie Squiggles, i fan token, WIF (e quindi i meme token) in generale e anche VCOIN.

  • Strumenti digitali

È forse la più complessa delle definizioni. SEC vi fa rientrare i token soulbound (quelli che non possono essere trasferiti ad altri), così come quelli che hanno delle funzioni tecniche specifiche. Ci rientrano anche token come gli ENS su Ethereum, i biglietti per eventi, etc. Non sono security.

  • Stablecoin

Sono i token che rappresentano una valuta fiat o una commodity come l’oro. La loro appartenenza al comparto security è già esclusa da quanto deciso nel Genius Act, il complesso di regole per il comparto stable.

La commissione interpreta che, per le ragioni incluse nello Staff Stablecoin Statement, l’offerta e la vendita di Covered Stablecoin non incluse la vendita di security.

E dunque tali transazioni non devono essere registrate seguendo le normative sulle security negli USA

  • Security digitali

La definizione da parte di SEC è molto restrittiva e probabilmente più restrittiva di ciò che si aspettavano anche gli appassionati del settore.

Ci sono diversi modelli di security tokenizzate: da quelle che rappresentano delle security vere e proprie (vedi le azioni tokenizzate) a prodotti più complessi.

Una security è una security, a prescindere da come venga emessa o rappresentata, se offerta onchain o offchain.

Occhio alle modalità di vendite

Come avevamo segnalato in apertura, non è un liberi tutti. Anche token che teoricamente non sarebbero security potrebbero essere oggetto di una vendita di security se chi le vende:

  • Indica profitti;
  • Da ottenersi tramite lo sforzo di altri.

È in realtà un ritorno alle origini dell’Howey Test. Il test in questione infatti non si occupa della natura dell’asset, ma piuttosto della natura della transazione. Tant’è che seguendo l’Howey Act, sono diventati oggetto di vendita di security gli asset più disparati, dalle pellicce di visone alle bottiglie di whiskey, passando dal caso che ha dato i natali al test, ovvero un campo di arance.

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