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Bitcoin commissioni calo minimi 2011 network

Bitcoin: crollo per le commissioni: network mai così in basso dal 2011. Abbiamo un problema?

Un brutto schiaffo per l'adozione on-chain. Su Bitcoin ci sono poche transazioni e poche commissioni. Che ne sarà del futuro della rete?
Bitcoin commissioni calo minimi 2011 network

Bitcoin ha un problema che si trascina da diversi anni, e che proprio per questo motivo non dovrebbe essere percepito come una vera e propria “urgenza”, ma che allo stesso tempo continua a peggiorare sempre di più. La redditività nel network è ai minimi degli ultimi 15 anni, con le commissioni medie a 30 giorni che toccano i livelli di marzo 2011.

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Non è esattamente il dato che ci saremmo aspettati qualche anno fa, quando Bitcoin veniva percepito come una rivoluzione in grado di scuotere il sistema finanziario tradizionale, e potenzialmente rimpiazzarlo. Oggi invece dobbiamo forse rivedere i programmi di mass adoption, poiché – almeno stando alle metriche delle fees di transazione – c’è effettivamente poca domanda per utilizzare questo metodo di pagamento elettronico P2P.

Commissioni Bitcoin in picchiata, ma al momento non è un problema

Bitcoin è ancora vivo e vegeto: funziona 24/7 e valida correttamente le transazioni secondo le regole stabilite dal protocollo. Ci importa relativamente poco dunque se – ad oggi – il network genera entrate ridotte, in quanto riesce comunque ad espletare senza problemi tutte le sue funzioni di layer decentralizzato per cui è stato programmato nel lontano 2008.  

Quindi, il fatto che le commissioni medie giornaliere della rete siano scese ad appena 2,5 BTC – il valore più basso da marzo 2011 – non è di per sé un segnale allarmante nel breve periodo. Attualmente, anche con l’attività on-chain in rallentamento, la sicurezza non è messa in discussione

Non è neanche un fattore che impatta negativamente sui prezzi, in quanto la domanda di blockspace è una conseguenza dell’andamento del mercato, e non la sua causa. Possiamo inoltre osservare come i due grafici – quello delle commissioni medie a 30 giorni, e la price action di Bitcoin, non siano stati particolarmente correlati negli ultimi anni.

Commissioni Bitcoin media a 30 giorni
Bitcoin, commissioni di transazione giornaliereFonte dati: https://studio.glassnode.com

Dove sta davvero il problema delle commissioni in calo?

La questione è più che altro legata a preoccupazioni che riguardano il futuro a lungo termine del network Bitcoin. Come infatti saprete, i miners guadagnano da due fonti di ricavi differenti, che sono quelle che offrono l’incentivo economico ad offrire hash power e partecipare alla validazione dei blocchi:

  • Block reward: attualmente fisso a 3,125 BTC, ma che verrà tagliato del 50% ogni 4 anni per effetto dell’halving.
  • Block fees: ossia le commissioni di transazione che pagano gli utenti ogni volta che eseguono un’operazione sulla chain, ad oggi pari a circa 2,5 BTC al giorno, ma in calo costante da diversi anni.

A conti fatti, delle due quella che impatta di più è sicuramente la block reward, che copre oltre il 95% delle revenue complessive dei miners. È proprio dal premio di blocco che deriva la maggior parte delle entrate che tengono in piedi il sistema, ed è anche per questo che la chart della Total Miner Revenue mostra un andamento a scalini, con un calo evidente ogni quattro anni in corrispondenza degli halving.

total revenue miner Bitcoin
Revenue miner BitcoinFonte dati: https://studio.glassnode.com

C’è però anche da considerare che il block reward non sarà eterno, nel senso che l’emissione di Bitcoin di nuovo conio terminerà con molta probabilità intorno all’anno 2140. A quel punto – dopo che tutti i 21 milioni di BTC saranno stati minati – i miners riceveranno esclusivamente le commissioni di rete come incentivo per proseguire la loro attività di “custodi della rete”.

Ma se le commissioni resteranno così basse, o peggio ancora continueranno a scendere, i miners potrebbero essere spinti a staccare la spina. Cosa potrà offrire il network per sostenere la loro attività?

Bitcoin torna indietro di 15 anni, ma solo sulla carta

A marzo 2011, quando BTC valeva appena 1 dollaro, c’era la stessa domanda per utilizzare la rete che osserviamo oggi, con la criptovaluta che quota oltre 68.000 dollari. Sembra un paradosso enorme, soprattutto se consideriamo le forti aspettative di adozione dell’epoca, quando Bitcoin veniva proposto come una moneta alternativa al denaro fiat.

Oggi sono cambiate molte cose, e non c’è più – neanche tra i bitcoiners più accesi – quella componente anarchica e quella volontà di sostituire la finanza tradizionale con la blockchain che si osservava nei primi anni. Allo stesso tempo, sono cambiati anche gli usi e i costumi degli stessi utenti, così come le infrastrutture che ospitano BTC.

Oggi gran parte dell’attività economica che tocca Bitcoin si svolge al di fuori del suo layer, principalmente su exchange centralizzati e su strumenti tradizionali come gli ETF. Non c’è più un florido mercato P2P (in realtà non c’è mai stato, ndr), e dal 2017 in poi parecchia attività si è spostata off-chain.

Questo aiuta a spiegare il calo delle commissioni osservato dopo il bull market del 2017. Da quel momento, l’interesse on-chain non è più tornato in modo deciso, con pochissime eccezioni tra cui la breve fase tra il 2023 e il 2024 legata alla narrativa degli Ordinals e dei token BRC-20.

Commissioni Bitcoin dopo bull market 2017
Commissioni Bitcoin dal 2017 in poiFonte dati: https://studio.glassnode.com

Sarebbe dunque inesatto dire che Bitcoin è stato abbandonato negli ultimi anni, visti i volumi di scambio sorprendenti registrati da exchange ed ETF, e vista la continua integrazione dell’asset nelle dinamiche della TradFi. Piuttosto sarebbe più corretto dire che ciò che è diminuita è unicamente la domanda di blockspace.

Il futuro di Bitcoin: chi proteggerà il network se le commissioni resteranno basse?

Questa è la vera questione da tenere in considerazione. Anche se sempre più attività si sposterà su altri veicoli finanziari – ed anche se il prezzo di Bitcoin riuscirà a crescere in funzione di quella domanda di investimento –  la sicurezza del network resterà legata a ciò che accade on-chain e alle commissioni che riuscirà a generare la rete.

Questo nel tempo potrebbe creare un forte disallineamento tra dove si genera valore economico, e dove ci sono gli incentivi per sostenere il sistema. Ad ogni modo, come detto all’inizio, non è un problema che ci compete oggi, ma una questione che toccherà ai nostri posteri affrontare.

E come la si potrebbe affrontare? Al momento non abbiamo ancora elementi sufficienti per discuterne in modo serio.

Quello su cui però vogliamo farvi riflettere è che Bitcoin non è un protocollo immutabile ma un sistema che può evolversi in base alle condizioni. E soprattutto, più crescono gli interessi economici – in primis da parte di società e istituzioni che traggono vantaggio da Bitcoin – più saranno gli stessi attori coinvolti a preoccuparsi di trovare… una soluzione.

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