Bitcoin è in rialzo del +5% nelle ultime 24 ore, con tutto il comparto crypto che sembra aver accolto con euforia l’accordo temporaneo di pace tra USA e Iran. Mentre scriviamo i prezzi della criptovaluta stanno provando il breakout tecnico della zona dei $72.000, nel tentativo di mettersi alle spalle le tensioni geopolitiche e ritrovare slancio sulle borse.
A prima vista, oltre a ritrovare un po’ di verde diffuso sui grafici, emerge un atteggiamento molto meno difensivo degli investitori e più esposto alle dinamiche di rischio degli asset speculativi. C’è un indicatore in particolare che mostra proprio questo cambio di prospettiva, e che possiamo leggere come un ottimo segnale premonitore – sebbene non ancora definitivo – di un ritorno del sentiment bullish su Bitcoin.
Bitcoin: gli effetti sul mercato della tregua tra USA e Iran
Andiamo subito al sodo: dopo il momentaneo cessate il fuoco tra USA e Iran abbiamo assistito a una rapida de-escalation del clima di incertezza, con Bitcoin, crypto e indici azionari in volata sui rispettivi mercati, mentre il petrolio ha accusato il colpo di una possibile riapertura dello stretto di Hormuz.
Tra gli effetti più interessanti di questa presunta tregua – su cui ci sarà comunque da capire quanto potrà effettivamente durare – troviamo anche un segnale chiave che arriva dal DVOL Index di Bitcoin. Questa metrica riflette in un certo senso la percezione del rischio da parte degli investitori di opzioni e loro aspettative di volatilità sul prezzo di BTC. Per semplificare, il concetto è che più il grafico sale, più gli operatori si aspettano turbolenze.
Da notare a tal proposito che nella sessione di oggi il DVOL è sceso a 45 punti, il livello più basso registrato dal 31 gennaio, giorno che aveva preceduto una forte accelerazione al ribasso e la formazione di un bottom locale a $60.000. L’index è in realtà in fase discendente proprio da inizio febbraio, ma con quest’ultimo drop sembra aver annullato gran parte della paura accumulata nelle settimane precedenti.

Sottolineiamo che il DVOL è costruito partendo dalla volatilità implicita delle opzioni, uno strumento che permette di leggere in anticipo come gli operatori stanno prezzando i possibili movimenti futuri del mercato.
Parliamo di logiche non proprio semplici da capire per chi non ha dimestichezza con questi argomenti, che abbiamo provato però a semplificare in una guida introduttiva dedicata proprio alle opzioni, che puoi recuperare qui sotto.
In aumento l’appetito per il rischio degli investitori su Bitcoin
In realtà il DVOL da solo non è sufficiente per analizzare in modo completo la percezione del rischio degli investitori su Bitcoin. Difatti l’index ci dice quanta paura c’è in un determinato momento, e con che percentuale ci si aspetta un movimento deciso, ma non ci fornisce indicazioni sul “tipo” di rischio (ovvero se al ribasso o al rialzo).
Per questo motivo, in genere quando si guarda alle metriche sulla volatilità implicita delle opzioni si prende in esame anche il cosiddetto “skew delta 25”, che calcola la differenza di prezzo tra i contratti put e call sullo stesso delta. Vediamo in questo caso che sia per le scadenze a 7 giorni che 30 giorni, lo skew sta precipitando al ribasso, segnalando un minor costo per le put a favore delle call.
Ciò significa che il mercato in questo momento sta puntando maggiormente verso un’esposizione direzionale al rialzo, con gli operatori che pagano premi più alti per acquistare contratti call. Allo stesso tempo, vi è una riduzione della domanda di hedging rispetto a fasi precedenti in cui i traders cercavano protezione.
Questo – come dicevamo all’inizio – è un ottimo segnale che va letto in chiave bullish, poiché sottintende un importante cambio di atteggiamento degli investitori. Ritorneremo su questo indicatore nelle prossime settimane, per vedere se effettivamente Bitcoin avrà digerito tutte le preoccupazioni legate alla guerra, o emergeranno nuovi elementi di stress per il mercato.

Un altro indicatore interessante legato al rischio e alla paura
Cogliamo l’occasione per parlare anche di un nuovo indicatore introdotto da Glassnode, che può aiutarci a contestualizzare meglio il movimento attuale di Bitcoin in relazione al livello di paura presente nei mercati globali. Si tratta dell’USVIX, un indicatore TradFi che misura la volatilità implicita attesa a 30 giorni sull’S&P 500 a partire dai prezzi delle opzioni.
Il concetto è praticamente lo stesso alla base della versione più “classica” del VIX, ovvero una misura di quanto il mercato sia nervoso in un dato momento. La novità è che la chart è sovrapposta all’andamento dei prezzi Bitcoin, e questo ci permette di capire più intuitivamente dove si concentra maggiore paura sulle negoziazioni.
Notiamo che negli ultimi giorni l’USVIX ha superato il punteggio di 30, livello che in passato ha definito con relativa precisione le fasi più cariche di tensione, dove tendenzialmente Bitcoin ha registrato il suo bottom locale. Ora lo stesso indicatore è in contrazione, come conferma di un outlook più disteso e meno irrequieto da parte degli investitori.

Da considerare anche che mentre l’USVIX ha trovato il suo punto più alto dell’ultima gamba ad aprile, il DVOL di Bitcoin – che abbiamo analizzato in precedenza – aveva già prezzato il picco di incertezza a febbraio, per poi rientrare gradualmente nelle settimane successive.
Questa divergenza si spiega dal fatto che il mercato delle opzioni su BTC tende a reagire in modo più diretto rispetto a quello delle equities, e che gli investitori prezzano il rischio in maniera più rapida e nervosa, talvolta anche sovrastimando certe dinamiche.
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