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Iran guerra analisi

Stop al petrolio insostenibile. I grandi giornali tifano più guerra

Ora anche i giornali lib cominciano a tifare, delicatamente, per la guerra.
Iran guerra analisi

Indovinate chi è tornata? Proprio lei, l’opzione militare per riaprire Hormuz. No, non arriva dalla Casa Bianca, ma da giornali che non hanno un grande storico da guerrafondai. È il segnale che lo stress economico che arriva dalla chiusura (ancora) dello Stretto può far salire pressione e tensioni anche ai mansueti giornalisti di Bloomberg. Sul giornale è stato pubblicato infatti un lungo approfondimento sulle opzioni militari sul tavolo, sulla Marina degli USA che avrebbe le capacità per riaprire lo Stretto con la forza, con tante gole profonde che dicono che, sì, tutto sommato si potrebbe fare.

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I giornali d’altronde servono anche a questo, ovvero a portare nell’opinione pubblica opinioni maturate altrove. A renderle credibili, percorribili e – se l’operazione dovesse andare a buon fine, anche a renderle desiderabili.

Rischio politico e non militare

Il report è quanto di più interessante abbiamo letto negli ultimi giorni. Per quanto sia un pezzo vestito di neutralità, a chi vi scrive sembra spingere in una direzione precisa.

L’opzione militare per riaprire Hormuz non sarebbe così peregrina. Dopotutto la situazione è quella che è – e anche il cessate il fuoco non ha ripristinato il normale transito. Kevin Hassett, consigliere del Presidente degli USA in campo economico, ha parlato oggi della possibilità di tornare al transito normale in due mesi. Possibilità, due mesi. Non esattamente il miglior prospetto per chi sogna il ritorno alla normalità sulle piazze del greggio.

Ed è in questa situazione di stress che tornano, più feroci che mai, certi venticelli. Sono i venticelli dell’opzione militare, che però non arrivano dal presidente guerrafondaio, ma da uno dei giornali della borghesia un po’ lib americana.

Sono sorpreso che la Marina non abbia desiderio di conquistare lo Stretto. Non è il miglior momento per la Marina. Hanno ragionato su questo problema per 45 anni. Quando il momento di salvare l’economia mondiale, hanno fallito.

Questo è il commento riportato nella prima parte dell’approfondimento di Bloomberg. Commento che è un virgolettato attribuito a Mark Cancian, ex Marine che si occupava di pianificazione proprio nell’area e che ora è in uno dei tanti think tank americani che si occupano di politica estera.

Non è l’unica opinione possibilista: c’è chi parla infatti di reticenza del presidente a sopportare il prezzo politico di eventuali perdite nell’operazione, nonostante la posta in gioco sia alta, molto alta, forse la più alta di sempre.

Il grafico che alleghiamo è quello dei flussi di petrolio e gas dallo Stretto di Hormuz. Flussi praticamente azzerati. Cosa che è un problema fisico (mancano petrolio e gas), ma anche politico e simbolico, dato che quella americana è una talassocrazia a tutti gli effetti. Un dominio che si basa sui mari, sulla capacità di reach di ogni angolo di mari e oceani, e più in generale di garantire la libera, feconda e prospera navigazione commerciale.

Difficile che Donald Trump si faccia tirare per la giacca da Bloomberg. Tuttavia, quanto appena pubblicato è senza dubbio alcuno una fotografia piuttosto precisa dell’aria che tira a certi piani della società americana. Abbiamo bombardato, poi ci siamo improvvisati diplomatici, poi abbiamo cercato un cessate il fuoco. Ora però serve il petrolio.

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Renzo
Renzo
28 minuti fa

È il solito vecchio film… direi quasi millenario… ma i cd popoli .. continuano a bere questa brodaglia.
R.