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hermes bruciati

176 miliardi bruciati da queste aziende europee. Ma quale petrolio, la crisi è per borse e foulard

I primi a pagare sono i grandi marchi del lusso. Crollo vendite in Medio Oriente.
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Gli Emirati? Il mercato che tira(va) di più per certe categorie merceologiche. Tra queste il lusso europeo, rappresentato da LVMH, Kering, Hermès. Il tempo, come è noto, vola mentre ci si diverte. E vola un po’ meno quando non ci si diverte. Dopo una crescita bombastica nei primi due mesi del 2026, la guerra, iniziata a marzo, sembrerebbe infatti aver colpito il centro nevralgico del lusso. O almeno è di questo che si lamentano i grandi gruppi del settore, con Hermès International che ha visto le sue vendite scendere del 5,9% della regione.

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Una crescita magnifica, dice Eric du Halgouet, che è CFO del gruppo, almeno fino a febbraio. Poi sotto i missili sono finiti, proverbialmente, anche i desideri di borse e foulard di una popolazione ricca, che guarda ancora a occidente quando c’è da parlare di lusso e che ora, preoccupata giustamente per la guerra, ha sempre meno voglia di spendere.

I primi problemi veri, quelli del volgar denaro, colpiscono l’Europa

Tutti guardano al petrolio, ma i problemi si sono materializzati prima altrove, almeno per l’Europa. Un’Europa che ha diversi gruppi del lusso tra i principali per capitalizzazione di mercato. Come è noto, dal 28 febbraio l’area è sotto le bombe, gli export di petrolio si sono quasi completamente fermati e in una situazione del genere si può anche rinunciare a borse, cinture, foulard e accessori. O almeno così hanno ragionato i residenti dell’area, con il gruppo Hermès che riporta dati sulle vendite molto deludenti.

Le vendite nell’area – che è una delle più importanti e tra le altre cose una delle poche in crescita costante – sono scese del 5,9% dall’inizio della guerra. Qualcosa che non è certo colpa di Hermès, ma che comunque colpisce il gruppo. E non è finita qui: anche le vendite in Francia, in genere collegate in buona parte al turismo sono scese del 2,9%. Se l’area del Medio Oriente, che vale circa il 4,4% delle vendite del gruppo, può essere ignorata, il flusso di acquisti interrotto da parte dei turisti è… potenzialmente un problema.

Tant’è che – come riporta Bloomberg – i gruppi della moda europea, quella più costosa, continuano a essere oggetto di sell off da parte degli investitori e hanno perso, da fine 2025, la bellezza di 176 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Non esattamente un bel vedere, soprattutto tenendo conto della grande rilevanza che questi gruppi hanno per le borse che li ospitano.

C’è però ottimismo

C’è ottimismo, perché sarebbe un problema superabile in caso di fine della guerra e di ritorno alla normalità. E quindi una situazione potenzialmente meno complessa di quella energetica.

Staremo a vedere. Per ora è questo il primo effetto della guerra concreto che si abbatte sui mercati finanziari europei.

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