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Satoshi block

Congelare i Bitcoin di Satoshi Nakamoto: proposta shock contro i quantum computer

Arriva la prima proposta credibile per il passaggio al post quantum Bitcoin. Non tutti sono d'accordo.
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Arriva un proposal per rendere Bitcoin resistente a eventuali attacchi quantum. Non piace quasi a nessuno, almeno a leggere X, è piuttosto drastico e sottolinea però quale sarà la decisione che il consenso dovrà prendere. La verità è che sul tavolo ci sono due opzioni – nessuna delle due piacevoli – e che probabilmente ci sarà uno scontro in seno alla community. È il BIP-361, è stato proposto da Jameson Lopp, Christian Papathanasiou, Ian Smith, Joe Ross, Steve Vaile e Pierre-Luc Dallaire-Demers.

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La proposta è articolata in tre fasi. All’inizio non si potranno inviare Bitcoin a indirizzi non sicuri. Nella seconda fare invece le vecchie firme, quelle che non sono resistenti al quantum, diventeranno inutilizzabili. E ci sarà poi una terza fase, durante la quale si potranno recuperare i fondi bloccati.

Ok, ma qual è il problema?

C’è una quantità importante di Bitcoin in indirizzi che sono esposti a eventuali attacchi quantum. Ovvero indirizzi che hanno mostrato le chiavi pubbliche. Queste chiavi pubbliche, con quantum computer sufficientemente potenti, possono essere utilizzate per risalire alle chiavi private. E dunque quei $BTC possono essere eventualmente sottratti.

In breve: l’arrivo di quantum computer sufficientemente potenti consentirebbe al controllore di quei computer di sottrarre Bitcoin da certi indirizzi.

  • Ipotesi 1: lasciamo che vengano sottratti. Chi non aggiorna la propria custodia, ovvero chi non sposta i propri Bitcoin verso indirizzi resistenti al quantum se lo merita. Quei Bitcoin rientrerebbero in circolazione.
  • Ipotesi 2: in qualche modo si congelano i Bitcoin che sono in quegli indirizzi (o si congelano progressivamente quegli indirizzi). Il proposal di cui stiamo discutendo sceglie questa seconda ipotesi.

In tre fasi

Il proposal di Jameson Lopp è una versione piuttosto articolata dell’ipotesi 2 di cui sopra. Prevederebbe infatti:

  • Fase 1: impossibile inviare BTC verso vecchi indirizzi che non sono sicuri. Si potranno inviare Bitcoin soltanto verso indirizzi resistenti al quantum. È una fase che spingerebbe tutti a migrare. Dovrebbe durare, secondo la proposta, in 160.000 blocchi dall’approvazione, ovvero circa tre anni.
  • Fase 2: Durerebbe altri due anni. In questa fase le vecchie firme diventano invalide. I fondi sono di fatto bloccati (se non trasferiti verso indirizzi quantum resistant) e arriverebbe la fine del processo.
  • Fase 3: aprirebbe al recupero dei fondi bloccati. I dettagli però non sono ancora definiti.

Perché non piace a qualcuno?

Perché si finirebbe per congelare – seppur con consenso – una quantità importante di Bitcoin. Di fatto chi non migra si trova escluso dal network. La campagna che sta prendendo forma in queste ore su X parla di non congelare i Bitcoin di Satoshi (si, una parte rilevante dei Bitcoin a rischio è in wallet riconducibili all’inventore di Bitcoin).

L’alternativa è permettere che quei Bitcoin che non verranno spostati vengano sottratti. A qualcuno, filosoficamente, sembrerebbe piacere di più.

In ultimo: questa soluzione non solo escluderebbe una quantità importante di Bitcoin dal mercato, ma sarebbe anche applicabile con un soft fork e non richiederebbe un hard fork.

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