Il mondo crypto legato alla Russia non sembra trovare pace. Dopo il caso Garantex, questa volta tocca a Grinex chiudere i battenti. Si trattava di un exchange registrato legalmente in Kirghizistan, ma da più analisti ritenuto paravento crypto delle attività economiche russe. Dopo aver perso 13 milioni di dollari in un hack, l’exchange ha annunciato di aver chiuso i battenti. Del furto telematico sono stati accusati, dall’exchange, hacker sponsorizzati da stati ostili. La guerra si muove anche sulla blockchain, o almeno sugli intermediari di asset digitali.
Sospensione totale delle sue operazioni per mancanza di liquidità, per un’entità che era già stata sottoposta a sanzioni dall’Unione Europea in quanto tra i principali snodi di scambio di A7A5, stablecoin che replica in forma di token il rublo russo.
Mancano 13,1 milioni di dollari
Gli ammanchi sono considerevoli, almeno secondo quanto riportato dallo stesso exchange, che scrive sui suoi canali social:
Sin dall’inizio delle nostre operazioni, l’infrastruttura dell’exchange è stata sotto attacco. Abbiamo registrato tentativi sistematici di limitare le possibilità di prelievo al di fuori del territorio CSI. L’exchange è stato sottoposto a sanzioni, i wallet crypto segnalati, le transazioni bloccate. Oggi i tentativi di destabilizzare il settore finanziario nazionale ha raggiunto un nuovo livello – il furto diretto di asset di cittadini e società russe, utilizzando cyberattacchi sofisticati.
Successivamente a questa dichiarazione è stata comunicata la sospensione delle attività dell’exchange, che dovrà far fronte a un buco di circa 13 milioni di dollari.
Per il momento però non sono state fornite prove dell’attacco né della provenienza degli stessi, con l’exchange che ritiene che si sia trattato di hacker sponsorizzati da potenze occidentali. Di quelle, evidentemente, che stanno sostenendo l’Ucraina.
Guerra ed exchange
Il sistema monetario legato a blockchain e criptovalute è talvolta utilizzato da entità e stati sotto sanzioni per trasferire denaro senza il timore di vedersi sequestrare gli asset. Ed è per questo che le entità centralizzate che vi partecipano, come gli exchange, sono spesso bersaglio degli attacchi delle potenze ostili.
Lo abbiamo visto accadere in Iran con Nobitex, lo abbiamo visto in passato con i tentativi (andati a buon fine) di Israele di bloccare account su Binance e altri exchange legati ad Hamas. Lo abbiamo visto, sempre in Russia, con Garantex e ora, almeno all’apparenza, con Grinex.
Unione Europea, Regno Unito e USA inseriscono inoltre di frequente certi exchange nella lista di entità sanzionate, nella speranza di limitarne l’operatività a livello internazionale.
Grinex era diventato, dopo la debacle di altri exchange russi o riconducibili alla Russia, il principale snodo di scambio di A7A5, relativamente nota criptovaluta che replica il valore del rublo russo.
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