Durante l’ultima settimana, Ethereum ha registrato un forte incremento delle commissioni di rete, arrivando a incassare oltre 1 milione di dollari al giorno per diverse sessioni consecutive. Era da parecchio che il network non attirava così tanta attività on-chain, con l’ultima occasione che risale al crollo di inizio febbraio, e prima di allora addirittura a ottobre 2025.
Le commissioni, metrica da cui poi si estrapolano le revenue nette, sono un fattore importantissimo per una blockchain e il loro andamento spesso determina indirettamente anche la price action del token nativo connesso all’infrastruttura. Più attività c’è, più si crea domanda di blockspace e più la moneta che funge da gas token ha l’opportunità di crescere sul mercato.
Questa volta però, la dinamica dietro l’aumento delle fees sembra essere più legata a eventi eccezionali piuttosto che a un’effettiva crescita organica della domanda.
Commissioni in aumento su Ethereum: i dati
Dal crollo dei mercati crypto a ottobre 2025, la blockchain di Ethereum ha visto una progressiva riduzione dell’attività di rete, con fees mediamente più contenute. Negli ultimi 5 mesi, tralasciando il picco di paura di inizio febbraio 2026 che ha spinto molti utenti a muovere i propri ether, non si sono mai verificate settimane con oltre 5 milioni di dollari di commissioni complessive.
Nelle ultime due settimane invece, il network di Ethereum ha incassato rispettivamente 5,16 e 8,85 milioni di dollari. Numeri che, in termini assoluti, non sembrano straordinari, ma che evidenziano comunque un’impennata nel numero di transazioni effettuate e/o nella richiesta di spazio di blocco da parte degli utenti.
La dinamica è interessante da analizzare perché sottende un potenziale driver positivo per l’adozione on-chain dell’ecosistema Ethereum e lascia pensare a un possibile aumento conseguente della domanda per il token ETH. Tuttavia, come anticipato prima, i numeri sono più complessi di ciò che appare in facciata.

Da cosa dipendono le fees della blockchain di Ethereum?
Su Ethereum le transazioni non hanno tutte lo stesso valore: l’inclusione di una determinata operazione nella catena dei blocchi è regolata da un processo competitivo in cui la priorità viene assegnata a chi è disposto a pagare di più, oltre che una stima sulla quantità di gas necessaria per eseguire quel lavoro.
Le commissioni non sono fisse, ma possono variare in base a due fattori principali: il costo del gas – espresso in gwei – e la priority fee, ovvero l’incentivo aggiuntivo che l’utente paga ai validatori per eseguire più in fretta la propria operazione ed essere inclusa prima di altre in un blocco.
In gergo si dice che quando c’è congestione, ossia quando tutti vogliono transare allo stesso momento, le commissioni di Ethereum tendono a crescere vertiginosamente. Questo perché essendo il blockspace limitato, si genera una sorta di gara su quale operazione dovrà passare per prima.
E in che condizioni di mercato si genera congestione? Quando c’è l’urgenza di fare operazione nel minor tempo possibile. Questo accade solitamente nelle fasi di FOMO in bull market, dove tutti vogliono acquistare e spostare monete, o nelle fasi più critiche dove si verificano fughe di capitali e forte pressione di vendita sui DEX.
Ecco, il motivo della congestione dell’ultima settimana, da cui Ethereum ne ha beneficiato con un boost delle commissioni, deriva proprio da una situazione di forte disagio dell’ecosistema. Non è un problema interno ad Ethereum, ma un episodio di stress legato al recente hack di Kelp DAO e al conseguente disastro sul protocollo Aave.
In tal senso, le fees su Ethereum sono cresciute perché negli ultimi giorni balene e fondi hanno accettato di pagare cospicue commissioni pur di uscire il più rapidamente possibile dalla piattaforma.
Questo boom delle fees non è bullish per ETH
Nel bene o nel male, quando c’è attività sulla rete, Ethereum incassa. Questo però non significa che qualche milione in più nelle casse della Foundation sia da interpretarsi automaticamente come un segnale bullish.
Di per sé, l’aumento di cashflow è certamente positivo, ma c’è poi da vedere quali sono gli effetti indiretti delle dinamiche che hanno portato all’aumento dell’attività on-chain. Difatti, a causa delle difficoltà emerse all’interno della piattaforma Aave e del buco di liquidità lasciato in DeFi, il TVL della rete Ethereum ha perso 12 miliardi di dollari dal 18 aprile, per un calo del -21% circa in una settimana.

Speculativamente parlando, il token ETH non sembra comunque averne risentito dell’incidente di Aave, visto anche l’andamento positivo di Bitcoin e dei mercati azionari nello stesso periodo, fattore che probabilmente ha limitato l’impatto sui prezzi. Detto ciò, la notizia non è certamente da leggersi in ottica positiva.
Servono ben altri stimoli ad ETH per ritornare come nel 2021
Anche facendo finta che l’aumento delle commissioni derivi da un evento positivo per l’ecosistema Ethereum, mancherebbe ancora molta strada per tornare a una fase realmente espansiva. Pensate che 5 anni fa, nel 2021, il picco di commissioni giornaliere è arrivato a 117 milioni di dollari in una singola giornata, il tutto con un TVL parallelamente in forte crescita.Il problema non è nemmeno la mancanza di utenti o transazioni, con entrambe le metriche che registrano un forte incremento negli ultimi mesi. Il punto è che Ethereum sta vivendo una grande divergenza nei fondamentali, dove la causa della bassa redditività è da ricercarsi nel costo del gas e nella bassa domanda generale di blockspace.

Non dovremmo forse neanche paragonare il 2026 con il 2021, visto il cambiamento tecnologico che Ethereum ha attraversato negli anni e i vari progressi segnati nel campo nella scalabilità. È in un certo senso “scorretto” mettere a confronto un periodo in cui esisteva solo il L1, con quello attuale dove troviamo decine di chain secondarie pronte a defluire le congestioni.
Certo è però che guardare queste metriche mette un po’ di malinconia, e ricorda di un momento in cui, sebbene ci fossero molti più problemi rispetto a ora, c’era molto più valore concentrato all’interno dell’ecosistema. Ora il periodo – come dice Vitalik – è quello dell’austerità, e non possiamo fare altro che attendere nuovi sviluppi e sperare che i prossimi aggiornamenti riportino su Ethereum tutta la frenesia e i capitali che si merita.
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