Uno scoop di The Wall Street Journal accusa Polymarket di aver pagato creator sui social network per pubblicare video che rappresentavano vincite e scommesse in realtà mai avvenute. Polymarket, sempre secondo lo scoop di WSJ, avrebbe messo a disposizione dei creator ambienti simulati, che avrebbero contribuito alla creazione di almeno 1.100 video.
La campagna, nel complesso, avrebbe generato oltre 140 milioni di visualizzazioni, mentre i creator direttamente coinvolti non avrebbero mai dichiarato la collaborazione con il noto prediction market. È soltanto l’ultimo, questo, degli scandali che colpisce un brand che è diventato noto in Italia anche per importanti sponsorizzazioni nel settore calcistico, nonostante sia di fatto proibito per gli italiani accedere alla piattaforma per utilizzarne i servizi di trading/investimento.
Accuse gravi e puntuali
Nello speciale che The Wall Street Journal ha dedicato a Polymarket ci sono accuse molto gravi. Sarebbe stata infatti organizzata un’intera rete di influencer e creator che avrebbero dovuto spingere il loro pubblico di riferimento a utilizzare la piattaforma.
Per accalappiarli, video di finte puntate vincenti, che sarebbero state organizzate da Polymarket su piattaforme simulate, al solo scopo di girare video da far poi girare sui social.
In aggiunta, Polymarket continuerebbe a puntare su mercati nei quali – per intervento delle autorità – non potrebbe offrire i propri servizi perché sprovvisto di regolare licenza.
Le campagne hanno avuto luogo principalmente su TikTok, Instagram e YouTube, sempre secondo quanto riporta il quotidiano statunitense.
Dietro il can-can mediatico di Polymarket non ci sarebbe dunque un genuino interesse del grande pubblico, ma piuttosto una campagna mirata a far circolare informazioni che il Wall Street Journal ritiene false, perché appunto organizzate.
All’interno dello speciale del giornale – intitolato Sembrava stessero diventando ricchi su Polymarket, ma niente era vero – sono riportati anche alcuni dei video incriminati e dimostrazioni del fatto che la piattaforma utilizzata era in realtà creata ad arte per replicare il funzionamento di Polymarket, senza che però venissero effettuate delle puntate reali.
Lo scoop arriva in un momento di scontro politico importante negli USA sulla futura regolamentazione del settore dei prediction market. CFTC – entità federale che si occupa di contratti derivati – vorrebbe giurisdizione esclusiva. Le entità statali invece rivendicano il diritto di normare ciò che ritengono essere gioco d’azzardo. La questione è stata già portata in tribunale in più casi e rimarrà una delle più accese dell’attuale legislatura.
In Italia non è possibile utilizzare i servizi della piattaforma, con il brand però che campeggia sulle divise di un club di serie A e che fornisce servizi media anche all’intero campionato.
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