I mercati restano dominati dalla finanza tradizionale e dalla corsa ai chip per l’intelligenza artificiale. Titoli come Micron e Marvell guidano i listini da mesi. Ma accanto all’AI dei data center cresce un secondo fronte, meno raccontato ed è quello dell’AI fisica. Per capire dove potrebbe muoversi la prossima ondata di capitali, conviene volgere lo sguardo proprio in questa direzione.
L’AI fisica come prossimo trend
L’AI fisica potrebbe diventare il tema dominante dei prossimi mesi. Il motivo è tecnico e riguarda proprio i chip e la fame che il mercato ne ha. Un robot umanoide richiede un’ampia potenza di calcolo, perché deve elaborare visione, equilibrio e manipolazione, percepire l’ambiente e fare tutto questo in tempo reale. Ogni unità integra sistemi di visione, modelli linguistici e controllo motorio che lavorano insieme.
Questo si traduce in una domanda di semiconduttori per singola macchina nettamente più alta rispetto a altre applicazioni pratiche, esclusi i data center. Se gli umanoidi passeranno dalla fase pilota alla produzione di serie, l’impatto sulla filiera dei chip diventerà rilevante. I principali fornitori di chip restano così esposti due volte, sia ai data center sia ai robot.
Le azioni americane e i due nomi esteri
Ad oggi sul mercato americano l’esposizione pura al tema robot resta ristretta. Le tre azioni quotate negli Stati Uniti sono Tesla, XPeng e Richtech Robotics. Il grafico allegato, però, racconta un primo semestre difficile per tutte e tre.

Tesla cede il -14,28%, XPeng il -38,91% e Richtech Robotics il -45,11% da inizio 2026.
Dalla panoramica si nota tuttavia un netto contrasto rispetto a due nomi esteri. Estun, quotata a Shenzhen, segna il +58,87% e si conferma la migliore del paniere. Doosan Robotics, sul listino coreano, avanza del +18,31%. Sono gli unici due titoli in territorio positivo, ma vanno qualificati: si tratta più di automazione industriale e cobot che di umanoidi puri. Sempre nel grafico compaiono anche Xiaomi e UBTECH, entrambe in calo, accessibili sui mercati americani solo tramite OTC.
Il settore dei robot e gli ETF
Sul fronte ETF c’è un’ampia offerta, ma vanno fatte delle distinzioni interne. Esiste un solo ETF puramente umanoide, BOTT, che da inizio anno guadagna il +8,30%. Osservando il grafico allegato, però, si può cogliere come sia il più volatile del gruppo, infatti nei mesi scorsi è arrivato vicino al +40% per poi ripiegare.

Tutti gli altri ETF presenti nel grafico sono un mix tra robotica e AI. ROBO è il più diversificato tra automazione industriale e semiconduttori e si piazza alla prima posizione per performance nel 2026 con il +16,43%. Seguono ARKQ al +1,04% e ROBT al +0,67%. Resta invece in rosso BOTZ con un -2,21%. Il rialzo di ROBO si spiega con il fatto che punta ai produttori di robot e alle aziende che forniscono componenti dai chip alla tecnologia d’automazione.
Ad oggi il trade sugli umanoidi paga in oscillazioni e movimenti speculativi ma non ancora in rendimento.
La tokenizzazione dei robot

Sul fronte della tokenizzazione il ponte concreto tra robotica e crypto passa da un ETF. Sulla piattaforma Ondo è disponibile la versione tokenizzata di BOTZ, l’ETF robotica e AI portato on-chain. Attualmente il token BOTZ (BOTZon) quota attorno a 619 USDT ed è la rappresentazione on-chain dell’ETF realmente quotato. In allegato i dati riportati dal sito specializzato rwa.xyz.
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