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Nonostante gli annunci, la legge pro crypto è ferma. Su Polymarket mai così in basso il “sì”

Bitcoiner e crypto appassionati hanno ormai poche ragioni per fidarsi della politica.
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I proclami hanno rallentato. Ora è il momento della tensione per un provvedimento, il Clarity Act, che non ha fatto significativi passi in avanti durante la settimana. Una situazione che è ora fonte di relativa preoccupazione, anche se i mercati sembrerebbero aver già prezzato il “no”.

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Anche le proposte per risolvere la questione etica sembrano essere naufragate. Da un lato infatti non è chiaro se Donald Trump sia disposto ad accettare anche misure modeste come quelle proposte dai senatori repubblicani, dall’altro invece sembrerebbe essere chiara l’opposizione da parte di uno zoccolo duro di senatori Dem che per ora è predominante tra i banchi dell’opposizione. Tutto questo nonostante Cynthia Lummis continui a fare annunci e chiamate alle armi virtuali a sostegno di una legge che – da senatrice “pro Bitcoin e crypto” – ritiene fondamentale.

Mai così in basso

Polymarket è tutto fuorché una scienza esatta, ma rimane comunque un ottimo termometro per il sentiment dei mercati – o meglio di chi è disposto a puntare soldi – sulla riuscita di un evento. Per quanto riguarda il Clarity Act siamo ai minimi storici per quanto riguarda la possibilità che venga approvato prima della fine del 2026.

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Sì entro fine anno?

Siamo infatti a poco più del 30%, con la volatilità che talvolta porta a un recupero che viene però frustrato i “long” sul sì. Le percentuali hanno continuato a scendere mentre durante la settimana che va a concludersi di passi in avanti non ne sono stati segnalati. Giovedì è stato forse l’ultimo appuntamento utile: due senatori repubblicani hanno illustrato allo staff della Casa Bianca delle limitazioni etiche che avrebbero voluto includere per accontentare i Democratici e ottenere i loro voti. Non se ne è saputo nulla, e l’assenza di annunci lascia pensare che le cose non siano poi andate granché bene.

Sulle pagine di Politico, in aggiunta, è stata pubblicata la testimonianza di senatori democratici che hanno confermato di non avere alcun tipo di intenzione di approvare un testo che non preveda delle limitazioni di livello massimo alle attività presidenziali nel mondo crypto.

Quali sono gli scenari possibili ora?

Manca davvero poco tempo. Si dovrà cercare di portare il provvedimento al voto ed eventualmente di spuntarla nel corso delle prossime due settimane. Se non si dovesse ottenere questo risultato, il rischio concreto – per non dire certezza – è che si arrivi alle elezioni di novembre senza Clarity Act e con la possibilità pertanto che il testo venga rinviato al 2027, quando nella House (e probabilmente anche al Senato) non ci sarà più una maggioranza repubblicana.

In quel caso i compromessi anti crypto dovrebbero farsi ben più concreti e il testo che ne verrebbe fuori sarebbe – con ogni probabilità – peggiore di quello attuale, almeno per i business crypto e per gli exchange.

Ad ogni modo, il rischio più concreto è per gli sviluppatori DeFi, che con il testo attuale avrebbero diverse e importanti tutele e che invece godono di scarsa protezione da parte dei Dem.

I mercati sembrerebbero però aver già prezzato un no. A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, non potrà andare peggio di così, almeno sul fronte del Clarity.

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