Crypto, mercati azionari e bond restano tutti appesi al filo delle decisioni sui tassi di interesse. Le implicazioni cambiano da un mercato all’altro, e con esse cambiano anche le sofferenze. I rendimenti dei titoli di stato corrono verso i massimi, la Federal Reserve valuta un rialzo e i mercati reagiscono in ordine sparso. Il Nasdaq è sceso per timori legati ai capex, mentre l’S&P 500 è in calo dal suo ATH solo di circa il 2%.
La tensione corre sui tassi e rendimenti dei Bond volano
Il mercato obbligazionario resta il miglior termometro di quello che gli investitori si aspettano sui tassi. Il riferimento in Europa è il Bund tedesco, e sulla scadenza a trenta anni (DE30Y) rende oggi il 3,67%, il valore più basso tra le grandi economie come si osserva nella tabella allegata.

Restano comunque livelli di rendimento che non si vedevano da oltre un decennio. Salendo la scala del rischio, il trentennale italiano (IT30Y) paga il 4,77% e quello francese il 4,74%, ormai appaiati. Il Giappone (JAP30Y) segna il 3,99%, un massimo storico da quando quella scadenza esiste. In cima alla lista c’è il Regno Unito al 5,74%, davanti agli Stati Uniti al 5,21%.
Il rischio Stati Uniti

La situazione dei rendimenti dei Titoli di Stato preoccupa gli Stati con grossi debiti pubblici come gli Stati Uniti. Nel grafico allegato è riportato lo scenario delle scadenze. Qui si può osservare come la curva si irripidisce, con il biennale (US2Y) al 4,27% e il decennale (US10Y) al 4,68%.
Il rendimento sale quando il prezzo del titolo scende, e chi detiene quei bond vede assottigliarsi il valore di mercato. È il segnale che gli investitori pretendono più compenso per prestare denaro a lungo termine.
La Fed di Warsh e il possibile rialzo di settembre
I rendimenti sono collegati oltre che ai debiti, soprattutto alle decisioni della Federal Reserve guidata da Kevin Warsh. Il 29 luglio ha comunicato la decisione di lasciare i tassi fermi tra il 3,50% e il 3,75%, la quinta pausa di fila. Il voto non è stato unanime, perché tre membri hanno chiesto di alzare subito il costo del denaro.
Warsh ha ribadito che non esiste un obiettivo di inflazione morbido e ha ridotto le indicazioni sulle mosse future. L’inflazione resta sopra l’obiettivo del 2% ormai da anni, e questo alimenta la linea dura.

Il mercato, intanto, si sta già esprimendo prevedendo un rialzo. Il CME FedWatch assegna alla riunione del 16 settembre il 65,2% di probabilità di un rialzo, contro il 34,8% di tassi invariati e lo 0,0% di un taglio.
Chi soffre di più non è l’azionario, ma Bitcoin
In un contesto di tassi alti e rendimenti in salita ci si aspetterebbe una frenata dei mercati azionari. Non è così, l’azionario americano ed europeo reggono. Soprattutto gli USA hanno il motore dell’intelligenza artificiale e dei chip, che le crypto non possiedono.
Bitcoin non ha capex ma neanche utili e vive di sola liquidità e flussi di capitale. Quando il denaro a lungo termine torna a rendere il 5%, l’asset che non paga nulla è il primo a essere venduto. Sta succedendo anche all’oro.

Quando a marzo 2020 la Fed portò il tasso vicino allo zero, Bitcoin avviò una lunga corsa al rialzo. Quando dal 2022 la Fed alzò i tassi con decisione, Bitcoin crollò. Ciò mostra che la relazione è inversa: il denaro a basso costo spinge BTC, quello caro lo affossa. Bitcoin non produce utili e con rendimenti in salita perde il suo unico motore.
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un paio di osservazioni: 1)i redimenti americani salgono anche in conseguenza del fatto che il Giappone scarica Treasury per sostenere lo Yen? 2)Se è vera la teoria dei cicli quadriennali, BTC se ne sbatte di rialzi o taglo tassi. Il rialzo BTC del 2020 (tassi bassi) coincideva con inizio bull market, il crollo del 2022 (tassi alti) coincideva con l’anno del bear market (sempre secondo la ciclica quadriennale). Potrebbe semplicemente trattarsi di coincidenze. Infatti nel 2023-2025 BTC è salito anche con tassi alti. Stesso discorso per la correlazione con andamento M2. Se è vera la teoria dell’halving (cicli quadriennali) allora tutte le correlazioni che ci sforziamo di trovare tra BTC e M2, tassi di interesse, azionario ecc. sono farlocche. A partire da fine 2026 BTC salirà anche con rialzo tassi.
Che poi la teoria dell’halving e dei cicli quadriennali sia frutto di “profezie che si autoavvera”, cioè “succede una cosa perchè tutti si aspettano che quella cosa succeda e agiscono di conseguenza”, poco sposta.