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Vitalik roadmap Ethereum resistenza quantum

Ethereum si prepara ai quantum computer: la nuova roadmap di Vitalik cambia tutto

Gli anni passano e cambiano le necessità. Ethereum ha nuovi obiettivi rispetto al passato, primo su tutti la resistenza ai computer quantistici.
Vitalik roadmap Ethereum resistenza quantum

L’Ethereum che conosciamo oggi ha priorità differenti rispetto all’Ethereum del 2023. Ad affermarlo è stato Vitalik Buterin in un post pubblicato ieri su X, in cui ha spiegato che se prima la blockchain aveva come massima urgenza quella di scalare il più velocemente possibile, oggi il focus si è spostato sulla resistenza contro i possibili attacchi futuri dei quantum computer, insieme ad altri temi che erano completamente assenti solo tre anni fa.

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A febbraio il co-fondatore di Ethereum aveva anticipato che la vecchia roadmap non avrebbe avuto più senso, riflettendo soprattutto sul fatto che le reti layer-2 avrebbero contato sempre meno rispetto alle esigenze del protocollo. Ora lo stesso sviluppatore ha allargato lo sguardo anche ad altro, formalizzando tutti i nuovi obiettivi all’interno di un documento chiamato “Strawmap”.

Vitalik aggiorna la roadmap di Ethereum: focus sui rischi del quantum computing

Qualche anno fa Ethereum aveva come principale goal quello di aumentare il throughput e ridurre i costi di transazione, puntando soprattutto sullo scaling tramite i layer-2. Oggi questo obiettivo è rimasto sostanzialmente intatto, seppur siano cambiate le modalità operative con cui puntare a raggiungerlo, passando dall’espansione delle soluzioni di secondo livello a un rafforzamento del blockspace interno al proprio L1, con il 2026 indicato come anno della svolta.

Nel frattempo però sono cambiate anche le priorità tecniche di Ethereum, e l’attenzione degli addetti ai lavori si è spostata su temi che tre anni fa non erano nemmeno in agenda sulla roadmap. Tra questi spicca soprattutto la necessità di rendere la chain resistente ai quantum computer: un argomento di cui abbiamo anche parlato a inizio anno in un’intervista con Antonio Sanso, ricercatore dell’Ethereum Foundation, che ci ha spiegato come la ricerca in questo ambito vada avanti in realtà già da anni, ma che solo di recente è diventata una vera e propria urgenza.

Anche Vitalik si è attivato su questo fronte negli ultimi mesi, spingendo gli sviluppatori core ad adottare una crittografia resistente ai quantum computer prima che la minaccia diventasse imminente. Sono addirittura già pronte delle soluzioni per rimpiazzare componenti vulnerabili del protocollo con nuovi elementi quantum-resistant, e ci sarà solo da integrarle in uno dei prossimi hard fork, come raffigurato nella nuova roadmap “Strawmap”.

Vitalik confronta la vecchia roadmap di Ethereum con Strawmap

Dopo il quantum: altri temi centrali per Ethereum da qui fino al 2029

Oltre al quantum computing, ci sono altri temi affrontati da Vitalik e inclusi nei target tecnici di Ethereum nel lungo periodo. Il secondo snodo più importante, dopo quello della sicurezza crittografica, riguarda quello della privacy. La rete non deve più delegare questa feature a DApp e protocolli esterni, ma deve integrarla nel proprio layer di base.

Ebbene, da qui fino al 2029, Ethereum ha come obiettivo quello di creare un’architettura affinché la riservatezza di certi elementi possa essere garantita di default. In passato si era parlato degli Stealth Address come una svolta per la privacy, anche se nella nuova roadmap vengono citati altri componenti come i “keyed nonces”, le “lean privacy pools”, e altre innovazioni che dovrebbero suscitare un interesse maggiore per Ethereum da parte del pubblico istituzionale, il quale attualmente è poco convinto del concept dell’architettura pubblica.

Inoltre, sempre a livello nativo, Vitalik e l’Ethereum Foundation puntano a integrare nuovi rollup: non come gli attuali layer-2, con ognuno che opera in maniera indipendente, ma una soluzione interna che possa spostare il processo di verifica dentro Ethereum stesso, come ad esempio quella dei cosiddetti SNARK. Parliamo di una tipologia di prove crittografiche zero-knowledge che consentono di validare grandissime quantità di dati con uno sforzo computazionale ridotto.

C’è poi anche il discorso delle variabili come gas e blob, due elementi che nel 2023 nemmeno esistevano, e che oggi fanno parte dell’economia centrale della blockchain. Vitalik vorrebbe rendere sia i blob che il gas un asset finanziario, introducendo dei mercati futures per poter rendere più prevedibili certi costi.

E il tema delle reward dello staking (EIP-8361)?

Negli ultimi giorni, in casa Ethereum si è parlato molto dell’ultima proposta veicolata da Justin Drake e altri sviluppatori in cui si chiede di introdurre gradualmente un burn per le reward dello staking, in modo da ridurre l’inflazione di $ETH. Vitalik non si è ancora espresso pubblicamente sul tema, ed è probabile che non interverrà per non influenzare l’opinione pubblica, anche se la community ha già fatto intendere la propria contrarietà al nuovo EIP.

Praticamente tutti i validatori hanno votato contro quest’idea in un sondaggio preliminare (che in realtà conta ben poco). Anche i pezzi grossi della DeFi si sono espressi a sfavore, come il CEO di una società da 1,5 miliardi di dollari che ha spiegato le ragioni per cui chiunque dovrebbe ripudiare l’idea di un cap per le reward dello staking.

Nella nuova roadmap di Ethereum non c’è alcuna traccia della necessità di ridurre l’issuance di $ETH, non essendo una vera priorità di cui il protocollo ha realmente bisogno per poter andare avanti. Non è detto che non venga ripresa in futuro, ma per ora il focus resta quello di “semplificare Ethereum”, rendendo il protocollo sempre più snello e facile da verificare. Modificare un pezzo così centrale del consenso come l’issuance significherebbe andare totalmente nella direzione opposta.

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