Quello di mercoledì 12 agosto sarà il dato sull’inflazione USA più importante di sempre (o quasi). Non lo diciamo noi, ma lo afferma Nick Timiraos, tra i più brillanti analisti di ciò che avviene all’interno (e all’esterno) di Federal Reserve. Il dato, che poi sarà seguito entro fine mese dall’altra misura (più importante) dell’inflazione, il PCE, sarà infatti una sorta di prova del nove per il nuovo presidente Kevin Warsh e per tutti i membri del FOMC che ritengono che si potrà tornare al 2% di inflazione senza aumentare i tassi.
Le previsioni vedono i prezzi Core, quelli che escludono energia e settore alimentare, in crescita dello 0,2% mese su mese. Si tratta di una sorta di Linea Maginot superata la quale, afferma Timiraos, verrebbero giù tante questioni che per ora stanno tenendo a galla l’impostazione attendista di Federal Reserve.
Shock dopo shock
La teoria che ha dominato i lavori di Federal Reserve e dunque del FOMC è la stessa da più di un anno. Gli shock che hanno portato i prezzi ad aumentare sono comunque passeggeri: i dazi prima e la crisi petrolifera poi sono eventi che una volta trasmessi gli aumenti cessano di esercitare pressioni rialziste sui prezzi. Tutto potenzialmente corretto, se non fosse che le crisi continuano a moltiplicarsi e a moltiplicare anche il loro effetto potenziale sui prezzi.

Con il petrolio in rialzo e più in generale il peggioramento delle condizioni nello Stretto di Hormuz, il rischio che venga fuori un numero più alto c’è. E c’è il rischio che un numero più alto si porti dietro tutte le convinzioni di cui sopra.
Un dato di enorme importanza
Il CPI che sarà diffuso mercoledì alle 14:30 ora italiana sarà importante, anche se poi dovrà essere fatto combaciare con il PCE (più importante per Federal Reserve) di fine mese.
Gli occhi dei mercati sono appunto puntati su quanto verrà fuori dalle statistiche. E sono gli occhi di quegli stessi mercati che hanno cominciato a prezzare gli aumenti dei tassi, da qui a fine anno, con minore convinzione.
In ballo la reputazione di Kevin Warsh
C’è in ballo la reputazione di Kevin Warsh come attento osservatore dei prezzi e come eroe omerico che vuole riportare l’inflazione sul target del 2% dopo 5 anni di disastro.
Per ora, nonostante i discorsi assai duri, si è mosso poco. Non ha intenzione di fornire ai mercati indicazioni su come si comporterà in futuro. Potrà giocare però a nascondino soltanto in assenza di dati superiori alle aspettative.
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