Kraken vuole diventare una banca. Il popolare exchange di criptovalute – secondo quanto riportato da The Block – avrebbe intenzione di muoversi in tal senso al di fuori degli Stati Uniti. Per il momento non è chiaro quali licenze il gruppo stia cercando di ottenere, ma tutto lascia intendere che l’Europa potrebbe essere una delle giurisdizioni di riferimento per questo passaggio.
Una banca completa, nel senso di una banca in grado di offrire non solo pagamenti e ricezione di denaro, ma anche prodotti articolati come ad esempio prestiti e mutui. La notizia è stata riportata da The Block, che ha intervistato il CEO Dave Ripley.
Stiamo guardando alla possibilità di diventare una banca completa in alcuna delle altre “geografie” e probabilmente non immediatamente negli Stati Uniti.
In realtà Kraken è già in possesso di una licenza bancaria limitata in Wyoming, negli Stati Uniti – ed è lì che ha iniziato ad offrire, per il pubblico americano e nello specifico per i clienti istituzionali. La licenza attuale negli USA detenuta da Kraken non permette però al gruppo di offrire servizi ai clienti retail.
The Block ha avuto anche occasione di interagire con il Chief Commercial Officer dell’exchange, Mark Greenberg, che ha parlato esplicitamente della possibilità di offrire mutui ai clienti.
Se vogliono venire da noi per ottenere un mutuo, a un certo punto speriamo di poter offrire quel tipo di servizi.
Tentativo in Europa?
Non è chiaro per ora quali siano le giurisdizioni che Kraken vuole iniziare ad attaccare in questo senso. L’Europa sembrerebbe essere una destinazione ideale: ha un fiorente settore di neobank ed è da sempre un mercato dove la presenza di Kraken è solida.
Tuttavia anche in Europa serviranno licenze, non semplici da ottenere, e si dovrà tenere conto anche delle difficoltà che permangono nell’offrire servizi bancari in ogni Paese senza avere sedi e rapporti con le autorità di ciascuno.
Rimane chiaro però il percorso di movimento verso una certa direzione da parte di tutti i principali exchange. Non più soltanto trading di criptovalute e servizi connessi, ma accesso agli investimenti della finanza tradizionale e anche servizi di pagamento classici.
Ne avevamo parlato con Ben Zhou, CEO di Bybit, che ci aveva indicato come strada proprio quella delle cosiddette SuperApp: un solo interlocutore in grado di offrire il grosso dei servizi necessari al singolo retail.
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