Warren Buffett ci lascia con una grande lezione: sbagliare è normale, correggere è più difficile. Ecco come ha fatto
Warren Buffett va via da Berkshire Hathaway. Ha detto che ha vinto Padre Tempo, ma la sua ultima lezione è immortale.
Aggiornato 22/09/2026
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Ci abbiamo messo un po’, non lo nascondiamo, a metabolizzare l’addio di Warren Buffett anche nel ruolo di presidente di Berkshire Hathaway. L’Oracolo di Omaha occupa un posto speciale nel cuore di chiunque si interessi di mercati. Che lo si ammiri o lo si detesti (magari per certe posizioni su Bitcoin), nessuno riesce a essergli indifferente. Noi – lo mettiamo nero su bianco – faremo fatica a farcene una ragione. A vederlo sempre meno in pubblico. Ad avere sempre meno input condivisibili o meno, ma sempre intelligenti. Ci ha lasciato però con un’ultima, generosa e franca, lezione.
Torneremo di nuovo sul corposo investimento in Google, che rimarrà più di altri l’eredità a Berkshire Hathaway e più in generale al mondo del grande investitore. C’è tutto quello che serve per una grande storia: l’errore, l’ammissione dello stesso, il ragionamento, il recupero, ma solo a certe condizioni. L’acquisto di ciò che si era colpevolmente snobbato, ma non per mettersi a posto con la propria coscienza, ma piuttosto perché sono tornate le condizioni giuste per farlo. Ed è una grande lezione, da un quasi centenario, sul settore più in, più cool, più moderno che ci sia: quello dell’intelligenza artificiale.
Era il 2017
Per comprendere l’importanza dell’ultima lezione di Warren Buffett bisogna tornare al 2017. Siamo all’assemblea annuale degli investitori di Berkshire Hathaway e c’era ancora, ad accompagnarlo, il suo braccio destro di sempre, Charlie Munger
Eravamo intelligenti a sufficienza per capire il business di Google. Le pubblicità funzionavano molto meglio degli altri sistemi. Vi abbiamo deluso in quella circostanza. Eravamo smart abbastanza per fare e non abbiamo fatto. […] Eravamo loro clienti già dagli albori, con GEICO.
Il riferimento è all’occasione di acquistare Google quando non era ancora il gigante che è oggi, e quando non era neanche il gigante del 2017. Di più, Warren Buffett non si limitò ad ammettere l’errore, spiegò in dettaglio i segnali che aveva già, che erano disponibili a lui e ai suoi dirigenti. E che ignorò. Warren Buffett infatti spendeva già molto in pubblicità su Google con GEICO, la compagnia di assicurazioni che appartiene a Berkshire.
- Una stupida avversione al mondo tech?
È uno dei meme che accompagna da sempre l’attività di investimento di Warren Buffett: lo si ritiene non in grado di capire il settore tech e dunque colpevole di essersene tenuto sempre alla larga. In realtà a Warren Buffett non piacciono le scommesse troppo rischiose rispetto al potenziale guadagno. Quando c’è stato da investire in solide aziende tech, lo ha fatto senza indugio. Basterà guardare alle enormi posizioni che storicamente ha avuto su Apple.
Il ripensamento
Le date di questa redenzione sono importanti. Già nel 2017 Warren Buffett aveva ammesso pubblicamente di aver elaborato l’errore su Google. Aspetterà però fino al 2025 per costruire una posizione. Otto anni, che nei tempi dei mercati sono un’era geologica.
Al netto del ripensamento, ci sono diverse lezioni di cui fare tesoro qui:
- Se si è commesso un errore, non si corregge con un altro errore
Warren Buffett avrebbe potuto costruire una posizione già nel 2017, o anche subito dopo. I presupposti per vedere Google continuare a crescere c’erano tutti. Tuttavia il titolo non rispondeva ancora ai suoi criteri. E ha preferito lasciar perdere. Non ha commesso l’errore dell’arbitro principiante, che sbagliando nell’assegnare un rigore, ne assegna un altro dubbio all’altra squadra, commettendo complessivamente due errori invece di correggere il primo.
- Quando ci sono le condizioni, si può entrare anche a prezzi molto elevati
Le azioni Google sono oggi il quarto asset più capitalizzato al mondo. Non sono a buon mercato – almeno in senso assoluto – ed è difficile che performino con un moltiplicatore elevato. Tuttavia, almeno secondo Buffett – che rivendica di aver avviato egli stesso l’investimento di Berkshire in Google – ora le condizioni ci sono tutte.
| Asset | Capitalizzazione |
|---|---|
| Gold | $30,163 T |
| NVIDIA | $5,490 T |
| Apple | $4,947 T |
| Alphabet (Google) | $4,291 T |
| Microsoft | $3,724 T |
| Silver | $3,680 T |
| Amazon | $2,787 T |
| TSMC | $2,308 T |
| SpaceX | $2,001 T |
| Meta Platforms (Facebook) | $1,888 T |
C’è chi, da cinico e un po’ da invidioso, riterrà questo cambio di posizione come una correzione tardiva degli errori del passato. C’è chi invece ci vedrà del genio – e soprattutto della disciplina. Qualcosa che purtroppo manca spesso tra gli investitori retail.
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