17 anni di Bitcoin e mondo crypto: il caso d'uso più rilevante è ancora la speculazione
Prezzi che esplodono, wallet che crescono, sogni di ricchezza che nascono: dopo tanti anni, Bitcoin e crypto sono ancora la patria della speculazione.
13:40 • Pubblicato 13/09/2026
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Sono passati 17 anni dalla nascita di Bitcoin e da allora il settore crypto ha sperimentato tecnologie straordinarie: da architetture blockchain super scalabili a progetti pilota con le istituzioni finanziarie, passando per nuove infrastrutture di pagamento e integrazioni sempre più profonde con asset e strumenti della TradFi. Eppure, il caso d’uso che continua a regnare incontrastato è ancora quello della speculazione.
Il termine speculazione è spesso letto con un’accezione negativa: chi specula è visto come qualcuno che sta giocando in modo irresponsabile con i propri soldi, facendo gambling su mercati che il più delle volte pagano solo gli insider o chi siede dalla parte del banco. C’è però qualcosa di più in questa parola così controversa e, forse, mettendo in disparte i pregiudizi e scavando più a fondo, possiamo arrivare a conclusioni ben più interessanti sul perché i crypto investitori e gli appassionati di Bitcoin siano sempre in cerca di adrenalina sui grafici.
La speculazione non è nata con Bitcoin e crypto
In realtà, la prima osservazione che dobbiamo fare riguarda il fatto che la speculazione sia un elemento distintivo di tutti i mercati finanziari TradFi, o più in generale del sistema capitalistico. Tutte le piazze in cui un qualsiasi bene assume un prezzo di scambio riconosciuto pubblicamente presentano delle attività che sono declinabili come mera speculazione.
E non parliamo solo di mercati finanziari in senso stretto. Anche il pane ha un mercato a monte: il grano viene scambiato sulla base di prezzi di riferimento futuri, e le aspettative di chi compra e vende la materia prima contribuiscono a determinare il prezzo finale della pagnotta, con effetti che naturalmente dipendono dal contesto geografico ed economico.
Piccola curiosità: una delle piazze di riferimento per il costo del grano è quella del CBOT – Chicago Board of Trade – il più antico mercato al mondo di futures e opzioni, nato nel 1848.

Il punto è che l’essere umano, per natura, tende ad avere aspettative sul futuro. Quando esiste un bene a cui è associato un prezzo, queste aspettative si trasformano in scelte economiche, come ad esempio comprare oggi perché si pensa che il prezzo possa salire, oppure, al contrario, vendere perché si ritiene che possa scendere.
Bitcoin, crypto e speculazione: al minimo comun denominatore c’è la volatilità
Quello che in realtà distingue la speculazione che troviamo su Bitcoin e nel mondo crypto dalla speculazione più generica in tutti gli altri mercati è l’elevata volatilità dei prezzi. A differenza di altri mercati tendenzialmente più composti, le criptovalute incorporano aspettative più incerte sul futuro e hanno quotazioni che oscillano in modo nettamente più rapido e incontrollato.
Sin dalla nascita dei primi scambi in BTC76.743 $▼ -0,76% gli utenti erano attratti dalla possibilità di far crescere molto velocemente i propri investimenti grazie a prezzi che si muovevano a ritmi difficilmente riscontrabili negli asset tradizionali.
Anche oggi, dopo 17 anni, la volatilità di Bitcoin risulta di gran lunga maggiore rispetto a quella storicamente registrata da indici e fondi come S&P500, Nasdaq 100 e MSCI World – nonostante si sia praticamente sui minimi storici della metrica.

A dire il vero Bitcoin non è solo speculazione e volatilità: c’è molto di più alla base di un asset che rappresenta il primo bene digitale scarso mai esistito sul pianeta. Un asset che non è soggetto a censura, che non si può confiscare e che per molti, come ad esempio per Tim Draper, rappresenta semplicemente la ricetta per salvarsi dalla svalutazione fiat.
Eppure, i fondamentali e le ideologie interessano a pochi. Tutti continuano a guardare Bitcoin (e ancora di più le altcoin) come asset ad alto beta, capace di offrire rendimenti stellari in poco tempo.
I mercati hanno già scelto: la speculazione vince su tutto
Se proviamo ad allargare gli orizzonti, non guardando più solo Bitcoin come asset ma l’intero settore blockchain come industria di business, potremmo magari ipotizzare che la speculazione non assuma un ruolo così rilevante. Dopotutto, l’industria Web3 non è fatta solo di trading, ma anche di applicazioni che permettono di eseguire pagamenti, trasferire denaro, creare identità digitali, costruire strategie di rendimento e altre attività che non hanno a che vedere con le aspettative di prezzo di una criptovaluta.
E invece non è così: le applicazioni che finora hanno avuto più successo sono state tutte incentrate sulla speculazione. Hyperliquid è diventata un colosso portando il trading di derivati on-chain su un’infrastruttura performante, PumpFun continua a generare volumi miliardari con le memecoin, e in generale la stragrande maggioranza delle DApp che producono ricavi importanti si basa su prodotti speculativi.
Non è un caso infatti se nella classifica dei primi 10 protocolli per revenue, tralasciando Tether e Circle che fanno parte di un altro campionato, troviamo principalmente piattaforme di derivati, trading App, launchpad per memecoin e piattaforme con forti componenti speculative (es. Robinhood). Da sottolineare come Canton ricopra la quarta posizione solo a causa di un trucco contabile.

Non che altri protocolli più “seri” non siano in grado di produrre utili con i propri business, ma è chiaro come la speculazione sia ancora oggi il principale motore di domanda nel settore. È sulle piattaforme dove gli utenti possono dare sfogo ai propri bisogni lucrativi che gira più denaro, e dove si registrano tassi di crescita più elevati, sebbene non sempre in modo costante e durevole nel tempo.
Tutta una questione di opportunità
Se la speculazione è – come abbiamo visto – così pervasiva nel mondo crypto, forse la spiegazione non va cercata solo nella psicologia e nell’atteggiamento degli investitori. La speculazione esiste poiché c’è un’opportunità da cavalcare: qualcuno ha intravisto la possibilità che i prezzi di un asset salgano o scendano per un determinato motivo ed è disposto ad assumersi un rischio finanziario pur di ottenere un guadagno.
Bitcoin e il settore crypto sono una macchina straordinariamente efficiente nel creare opportunità di questo tipo, ed è forse per questo che negli anni il comparto è rimasto così attraente agli occhi degli speculatori. Il sogno della Lambo, il token che esplode del +10.000%, l’airdrop che ti cambia la vita: sono tutte manifestazioni diverse della stessa promessa, ossia quella di trasformare una piccola somma di denaro in un bottino a sei zeri.
Ora, questo non significa che sia facile riuscire a sfruttare questo tipo di opportunità: anzi, spesso e volentieri chi cerca di svoltare con le crypto finisce solo per perdere soldi nel lungo periodo. I trader di memecoin tendono a perdere capitali in misura maggiore rispetto a chi guadagna con gli stessi prodotti, nonostante comunque anche nel trading “tradizionale” il retail abbia le statistiche a suo sfavore.
Non stiamo difatti giustificando l’essenza più pura del gambling o discolpando chi si gioca lo stipendio scommettendo su monete a bassa capitalizzazione. Stiamo solo osservando un fenomeno economico-sociale, che ancora oggi a distanza di 17 anni, sebbene il settore sia maturato tantissimo, continua a rappresentare una delle forze trainanti dell’ecosistema crypto.
Sarà così per sempre?
Non è detto, ma sicuramente la strada è ancora lunga per trasformare l’industria crypto da patria della speculazione a settore dove la componente finanziaria assume un peso molto meno centrale.
Ci sarà da guardare in primis la traiettoria della volatilità realizzata di Bitcoin: se i prezzi di $BTC si muoveranno sempre di meno (come presumibile), magari piano piano gli utenti smetteranno di concepire gli asset crypto come uno strumento con cui provare ad arricchirsi in poco tempo, anche se già adesso non è più esattamente così.
Il vero scoglio è però quello delle memecoin: di queste se ne possono essere creare a bizzeffe, di nuove, ogni giorno, e puntualmente le campagne di marketing dei rispettivi creatori cercano di diffondere storie di qualche “fortunato” che si è arricchito comprando un token prima che questo esplodesse di valore. Tale dinamica porta gli utenti a intravedere un’opportunità da non perdere e alimenta continuamente nuove ondate di speculazione.
Si tratta di un processo che sarà probabilmente molto difficile da estirpare, se non impossibile. Questo perché l’essere umano continua nel corso degli anni a cercare scorciatoie ai suoi problemi, e finché le nuove generazioni tenteranno di ottenere grandi risultati finanziari con il minimo sforzo, ci sarà sempre qualcuno pronto a scommettere sulla prossima opportunità.
Expertise
- Analisi e recensione di protocolli decentralizzati
- Analisi dati on-chain e strategie yield DeFi
- Options flow e derivati
Il grosso (80%) degli scambi saranno sicuramente speculativi, per bitcoin serve per quel 20% che altrimenti non avrebbe modo di farcela. Penso al Venezuela, all’argentina, sull’Africa e ad altri paesi con gravi problemi di inflazione o censura.