Il denaro fiat è carta straccia. Ci perdonerete per quest’affermazione così forte, ma è evidente che il sistema finanziario tradizionale sta affrontando problemi strutturali non indifferenti negli ultimi anni. Il debito pubblico degli Stati Uniti continua a correre e ha da poco superato la soglia dei 40 trilioni di dollari. Per quanto questo dato possa sembrare irrilevante per noi italiani, in realtà ci riguarda molto da vicino.
Il debito pubblico non è altro che l’indebitamento complessivo di uno Stato, o meglio, la somma dei soldi presi in prestito – da privati o altri governi – per finanziare le proprie spese quando le entrate non sono sufficienti a coprirle. In altri termini, quando una Nazione spende più di quanto incassa, deve trovare qualcuno disposto a fornire capitali.
Gli Stati Uniti sono il Paese con il debito più elevato al mondo in termini assoluti, e benché anche altri Stati siano fortemente indebitati, il caso americano è particolarmente rilevante per il ruolo che il dollaro ricopre nell’economia mondiale. Il PIL USA pesa il 26% di tutto il prodotto interno lordo mondiale e, soprattutto, il dollaro è la principale riserva valutaria del pianeta.
Se la fiducia degli investitori nei conti pubblici americani dovesse venire meno e il dollaro dovesse perdere progressivamente valore, si potrebbero innescare gravi conseguenze a cascata sull’intero sistema fiat mondiale. Bitcoin, per quanto non sia l’unica arma per difendersi da questa svalutazione di massa, è sicuramente una delle soluzioni più interessanti.
Il debito pubblico USA continua a crescere
Pochi giorni fa il debito pubblico USA ha superato i 40 trilioni di dollari, e ora – mentre scriviamo questo approfondimento – i numeri segnano già 40,14 trilioni, con un incremento di oltre 650 miliardi negli ultimi 30 giorni.
Ciò che colpisce non è solo il numero così elevato, ma la velocità con cui negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno continuato ad accumulare nuovo debito. Nel 2008 il passivo degli americani ammontava a 10 trilioni di dollari. Nel 2020, durante la crisi del Covid, è arrivato a 27 trilioni, per poi raggiungere i 35 trilioni nel 2024 e, appena due anni dopo, sfondare quota 40 trilioni.
In circa 4 anni e mezzo il debito è aumentato di circa il +33%, aggravato dal rialzo dei tassi di interesse federali – che hanno determinato un aumento del costo di emissione e rifinanziamento delle obbligazioni emesse dal Governo – e dall’aumento della spesa pubblica.
Inoltre, le preoccupazioni sullo stato di salute degli Stati Uniti stanno riguardando anche dinamiche speculative recenti. Come spiegato dal collega Alex Lavarello, sta crescendo la pressione sui titoli di stato, con i bond vigilantes che puniscono i governi ritenuti più disordinati sul piano fiscale.
I rendimenti dei trentennali sono saliti ai livelli più alti da giugno 2007, al 5,24%, e questo significa un costo di finanziamento più alto da pagare per il governo, con meno risorse per le spese e una pressione maggiore su un sistema che deve fare i conti con un indebitamento già fuori scala.
Gli Stati Uniti stanno per andare in default?
No, e questo è un punto importante da comprendere per poi capire come Bitcoin sia effettivamente un rimedio a una situazione debitoria fortemente fuori controllo da parte degli Stati Uniti (e non solo).
Tecnicamente il debito pubblico USA potrebbe crescere all’infinito se il Paese riuscisse a mantenere la fiducia dei mercati. Con un’economia forte, un mercato del lavoro in crescita e una società che contribuisce alle casse pubbliche con una grande mole di consumi, il governo potrebbe continuare a emettere nuovi titoli di Stato e aumentare il proprio indebitamento, senza arrivare al “default”.
Il punto però è un altro: il debito non può crescere all’infinito senza alcun tipo di conseguenza, seppur non necessariamente catastrofica. Infatti, più aumenta l’indebitamento, più teoricamente i tassi di interesse richiesti dagli investitori salgono, e più il dollaro potrebbe risentirne in ottica ribassista, perdendo valore.
Questo perché se gli Stati Uniti devono pagare ingenti interessi agli obbligazionisti, aumenta l’incentivo a tollerare l’inflazione del dollaro come possibile soluzione per ridurre nel tempo il peso reale di questa montagna di debito.
Altri scenari potrebbero riguardare il riacquisto di bond, il mantenimento di una condizione monetaria accomodante prolungata – con tassi di interesse bassi da parte di FED – la riduzione della spesa pubblica o, più semplicemente, una crescita dell’economia sufficientemente forte da sostenere l’indebitamento. Capite bene però come questi interventi non possano essere portati avanti all’infinito, se non per il tentativo di mantenere alta la fiducia dei mercati.
Il problema subentra quando il costo per finanziare il debito cresce più rapidamente della capacità dell’economia di sostenerlo. Se gli USA dovessero rallentare, la pressione sui conti pubblici diventerebbe maggiore, e l’inflazione diventerebbe uno strumento quasi “indispensabile” per rimanere a galla.
Bitcoin è la soluzione alla crisi del debito pubblico americano
Una situazione così complessa sarà sicuramente oggetto dei libri di storia economica dei prossimi decenni. A proposito di decenni, il CBO prevede che nel 2036 il debito federale lordo salirà al 120% del PIL, rispetto al 101% registrato nel 2026, segnando un ulteriore inasprimento delle condizioni debitorie attuali.
A tal proposito, diversi analisti – tra cui quelli di BlackRock – sostengono la narrativa del debasement trade, ossia l’idea secondo cui l’espansione del debito pubblico spingerà gli investitori a considerare sempre di più gli asset che non dipendono dalla capacità degli Stati di mantenere stabili le proprie valute.
Bitcoin rientra alla perfezione in questa logica, essendo uno dei pochi asset al mondo (il primo in chiave digitale) ad avere un’offerta scarsa con inflazione decrescente. Il CIO di Bitwise, Matt Hougan, crede che questa narrativa finirà per favorire Bitcoin da qui ai prossimi mesi e, anche per altri motivi, vede Bitcoin chiudere a prezzi più alti di quelli entro la fine dell’anno.
A maggior ragione, dopo l’intervento del Tesoro USA per bloccare l’avanzata dei rendimenti trentennali, c’è il timore che il mercato abbia iniziato a considerare insostenibile il costo del debito americano. Insomma, il segnale di un riacquisto di questo tipo, che non avveniva da diversi anni, potrebbe contribuire alla teoria del debasement trade.
Il riacquisto di bond da parte del Tesoro rafforza la narrativa del debasement trade
Quindi Bitcoin crescerà sempre di più e il dollaro varrà sempre di meno?
La relazione non è così immediata e non c’è un effetto così diretto da portare Bitcoin ad aumentare di valore ogni volta che il debito pubblico americano aumenta, o ogni volta che i timori sull’inflazione tornano di moda. $BTC è un asset volatile, le cui quotazioni dipendono da molti altri fattori esterni alle condizioni monetarie degli USA, e ci sono tante altre variabili che contribuiscono a far crescere o diminuire i prezzi.
Il punto è diverso: in un mondo dove il dollaro, così come anche le altre valute fiat, subiscono costantemente pressioni, e in un contesto dove le superpotenze mondiali devono continuamente indebitarsi per sostenere i conti pubblici, qual è davvero il significato della parola “valore”?
Forse ha ragione Elon Musk a sostenere che i soldi non serviranno più in futuro, come il nostro caporedattore Gianluca Grossi ha spiegato egregiamente in questo video.
Oppure forse, il mondo inizierà, poco per volta, a calcolare il prezzo di beni e servizi in un’unità di misura differente da quella a cui siamo sempre stati abituati. Perché magari abbiamo sbagliato sin dal principio a misurare la scarsità di ciò che possediamo (o che vorremmo possedere) attraverso una moneta la cui offerta, al contrario, non è né scarsa né limitata.
Ecco che invece, in questo ragionamento, Bitcoin diventa qualcosa di più di un semplice asset speculativo. In futuro, potrebbe divenire un nuovo metro di valutazione globale che non dipende dall’espansione dell’offerta monetaria dei singoli Stati.
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