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Come riconoscere una fonte crypto affidabile (e perché le piattaforme hanno alzato l’asticella)

Criptovaluta.it è ora una testata verificata su TikTok. Il badge non si compra e il numero di follower non è il criterio decisivo: conta l'autorevolezza riconosciuta fuori dalla piattaforma, e i contenuti a pagamento vengono esclusi in partenza. Ecco come funziona davvero la verifica — e le tre regole per non cadere nei profili falsi che infestano il settore.

Da oggi il profilo TikTok di Criptovaluta.it porta la spunta blu di verifica. Per quanto ci risulta, siamo la prima testata dell’informazione crypto italiana ad averla ottenuta.

Potrei fermarmi qui e avrei scritto un comunicato. Preferisco usare questo spazio editoriale che ho deciso di dedicarvi per spiegare una cosa che riguarda voi molto più di quanto riguardi noi: come funziona davvero la verifica su una piattaforma, che cosa certifica, che cosa non certifica affatto, e soprattutto che cosa vi permette di capire quando incontrate un account che parla di criptovalute o – addirittura – un account che cerca di copiarci (molto spesso dietro costoro si celano le truffe della peggior specie, fate attenzione!).

Non tutte le spunte sono uguali

Negli ultimi anni il segno di verifica ha smesso di significare una cosa sola.

Su alcune piattaforme è diventato un servizio in abbonamento: si paga una quota mensile, si carica un documento d’identità, e il badge compare. Certifica che dietro l’account c’è una persona reale con un metodo di pagamento valido. È un’informazione utile, ma è tutt’altra cosa rispetto a un riconoscimento di autorevolezza — e ha generato un equivoco che ormai è diffuso ovunque: che la spunta sia, in generale, un prodotto acquistabile.

profilo verificato tiktok criptovaluta.it
Profilo ufficiale Tiktok – profilo verificato

Su TikTok non funziona così, e lo stesso vale per Telegram, dove i criteri sono altrettanto restrittivi. Il badge non è in vendita, la richiesta è gratuita e viene esaminata manualmente da un revisore che valuta materiale esterno alla piattaforma.

Da qui discende una regola che vale la pena fissare: chiunque vi proponga di procurarvi una spunta a pagamento sta tentando una truffa. Nella migliore delle ipotesi vi costerà solo dei soldi. Nella peggiore, dovendo consegnare credenziali o documenti, vi costerà l’account e la vostra identità.

Cinque criteri, uno solo davvero difficile

La piattaforma valuta cinque requisiti: che l’account sia attivo, autentico, completo, sicuro e notabile.

I primi quattro sono soglie tecniche, alla portata di chiunque lavori seriamente.

Attivo significa pubblicazione costante e accesso recente: un profilo dormiente non viene verificato, per quanto blasonato sia il nome che porta.

Autentico significa che dietro l’account esiste un’entità reale e documentabile. Per un’azienda o una testata questo si traduce in documenti societari, visure, registrazioni: la persona o l’organizzazione deve essere chi dichiara di essere, e deve poterlo dimostrare con carte.

Completo significa profilo pubblico, con foto, biografia coerente e contenuti effettivamente pubblicati.

Sicuro significa verifica in due passaggi attiva ed email confermata. È un requisito formale, non un consiglio: la piattaforma non appone un marchio di autenticità su un account che potrebbe essere sottratto domani.

C’è poi un vincolo che molti scoprono tardi: si può verificare un solo account per persona o per azienda, e il badge resta legato a quello specifico nome utente. Cambiare username significa perderlo.

È il quinto criterio, però, a fare la selezione. Ed è il più frainteso.

«Notabile» non vuol dire soltanto «grande»

Qui cade l’equivoco più comune, quello che porta la maggior parte dei candidati a presentare richieste destinate al rifiuto: pensare che basti crescere abbastanza.

TikTok dichiara in modo esplicito che il numero di follower e di like non è un criterio di valutazione. Non significa che siano irrilevanti — significa che non sono il metro con cui viene presa la decisione. Un account da poche migliaia di iscritti con una forte riconoscibilità fuori dalla piattaforma può ottenere il badge; uno da milioni di follower che esiste soltanto dentro l’app, no.

La relazione, in realtà, è indiretta ma tutt’altro che marginale. Un profilo che negli anni costruisce un pubblico vero è lo stesso che produce contenuti ripresi, che viene interpellato quando serve una voce competente, che finisce citato. L’audience non è il requisito: è il terreno da cui il requisito nasce. Chi lavora bene accumula entrambe le cose, e le accumula insieme.

Ma nel momento della valutazione ciò che il revisore guarda è una cosa sola: che testate giornalistiche indipendenti si occupino di te. Che ti citino come fonte, ti intervistino, riprendano le tue notizie.

E il criterio si accompagna a due esclusioni che tagliano fuori la maggioranza dei candidati: non contano i comunicati stampa e non contano i contenuti sponsorizzati o a pagamento.

Tradotto: tutto ciò che si può acquistare vale zero. Restano soltanto gli articoli che un giornalista ha deciso di scrivere perché aveva una ragione professionale per scriverli. È una distinzione che il pubblico raramente coglie — un pubbliredazionale e un articolo hanno lo stesso aspetto — ma che un revisore addestrato riconosce, e su cui non transige.

Ed è il motivo per cui questa spunta è rara: non premia chi ha saputo comunicare meglio, premia chi negli anni ha prodotto qualcosa che altri hanno ritenuto degno di essere ripreso.

Perché tutto questo vi riguarda

Il settore delle criptovalute è, da anni, il terreno di caccia preferito di chi costruisce identità false. Non è un problema marginale: è strutturale, e funziona sempre secondo gli stessi schemi.

Il primo è l’impersonificazione. Un account copia nome, logo e biografia di una testata, di un exchange o di un analista conosciuto, cambiando un carattere nell’username. Poi commenta sotto i post originali, dove il pubblico è già predisposto a fidarsi.

Il secondo è il finto giveaway. «Invia una piccola somma a questo indirizzo e ne riceverai il doppio.» Funziona da dieci anni e continua a funzionare, perché sfrutta l’autorevolezza presa in prestito dal profilo copiato.

Il terzo è la falsa assistenza: un messaggio privato che si presenta come supporto tecnico e chiede la seed phrase del wallet o le credenziali di accesso. Nessun servizio legittimo, mai, chiederà quelle informazioni.

Il quarto, sempre più diffuso, è l’uso di volti noti — giornalisti, imprenditori, presentatori — in video manipolati che promettono rendimenti garantiti. Ne abbiamo documentati diversi su queste pagine.

post autentici tiktok di criptovaluta.it
Potete distinguere i nostri post originali da quelli di eventuali copiatori attraverso il segno di spunta azzurro posto vicino al nome

La verifica non risolve il problema. Ma vi dà uno strumento immediato e non falsificabile: un segno che non si può comprare, che non si può simulare graficamente e che è legato a quel preciso nome utente.

Tre regole pratiche

Applicatele con noi come con chiunque altro.

1. Se un account si presenta come Criptovaluta.it e non ha la spunta blu, non siamo noi. Segnalatelo e non interagite. Lo stesso vale per qualsiasi altra testata o servizio che conoscete.

2. Diffidate di qualunque profilo che vi contatti in privato promettendo guadagni, regalando criptovalute o offrendo assistenza non richiesta. Nessuna redazione seria lo fa, mai.

3. Verificate chi c’è dietro, non cosa scrive. Una testata giornalistica ha un editore, un numero di registrazione al tribunale, un’iscrizione al ROC e un direttore responsabile che risponde legalmente di ciò che pubblica. Sono dati pubblici: il registro dell’AGCOM è consultabile online da chiunque, gratuitamente, in un paio di minuti. Se un sito che vi dà consigli sui vostri soldi non espone questi dati, la domanda da porsi non è se abbia ragione, ma perché non li esponga.

Questa terza regola è la più importante, ed è quella che quasi nessuno applica.

Un mattone alla volta

Questa verifica non è un traguardo isolato, ed è il motivo per cui ho scelto di dedicarle un editoriale invece di una riga sui social.

Criptovaluta.it nasce nel 2017, in un momento in cui parlare di criptovalute in Italia significava quasi automaticamente essere confusi con chi le vendeva. Il settore era — ed è ancora, in larga parte — popolato da soggetti che fanno informazione e promozione con lo stesso cappello, senza dire al lettore quando indossano l’uno e quando l’altro.

Nel 2022 abbiamo compiuto il passo che pochi nel nostro campo hanno scelto di compiere: la registrazione come testata giornalistica presso il Tribunale di Milano e l’iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione dell’AGCOM. Non era obbligatorio e non porta vantaggi commerciali. Porta obblighi: un direttore responsabile che risponde di ciò che viene pubblicato, regole sulla rettifica, trasparenza sulla proprietà. Abbiamo scelto di assumerceli.

Oggi arriva il riconoscimento di autenticità da parte di una piattaforma globale, ottenuto sulla base di ciò che altre redazioni — italiane e straniere, agenzie di stampa comprese — hanno scritto di noi in nove anni di lavoro.

Sono passaggi diversi, ma raccontano la stessa scelta: la strada lunga, fatta di regole editoriali e di notizie che qualcun altro ha ritenuto degne di essere riprese, invece di quella breve della visibilità acquistata. In un settore dove la seconda è sempre stata la più battuta.

Mattone dopo mattone. Continuiamo così.

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