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70 milioni rubati e un’intera ideologia Bitcoin in crisi. Il caso ColdCard vale molto più dei BTC spariti

La perdita dei 70 milioni è la cosa più facile da accettare. Altre questioni ce le porteremo dietro a lungo.
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Le perdite stimate sono di circa 70 milioni di dollari. Non è chiaro per il momento se il conteggio sia attendibile o meno. Il numero citato poco sopra è di Galaxy – e non dovrebbe essere molto lontano dalla realtà. Il caso è quello di ColdCard – hardware wallet Bitcoin only (nel senso che offriva la possibilità di custodire solo Bitcoin e non altre crypto) – che aveva un problema nel generatore di numeri casuali utilizzato durante la generazione delle chiavi. Del problema non si era accorto nessuno per 5 anni. Poi deve essersene accorto qualcuno, con motivi assai abietti, che invece di segnalare la cosa a ColdCard ne ha approfittato per sottrarre fondi.

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Quanto avvenuto è drammatico su diversi livelli: in tanti hanno perso i risparmi di una vita, una parte della community Bitcoin non si sente più invincibile, qualcuno che ha fatto troppo lo schizzinoso in passato fa un po’ di fatica ad accettare le proprie colpe.

C’è chi parla di colpo quasi mortale alla dottrina dell’autocustodia, esagerando. Al di fuori del circolo di noi fissati, nessuno ha sentito di questa storia. Chi la leggerà non conoscendone i dettagli (e non essendosi mai interessato di questi affari) passerà oltre. Il problema è dunque tutto interno – ed è ancora più preoccupante perché colpisce una parte della community intorno a Bitcoin dalle idee radicali, che fino a oggi si era probabilmente sentita invincibile.

Ho fatto tutto bene, eppure…

Il dramma è economico, per chi ha perso soldi. È poi anche filosofico e mentale per chi non ha perso soldi ma pensava, fino a poco più di 24 ore fa, di essere al sicuro.

Bitcoin ha una particolarità come asset, che condivide con pochi altri strumenti: possiamo detenerlo direttamente, senza intermediari, senza che nessuno ci possa mettere bocca. Sì, si può detenere anche oro direttamente, ma poi trasferirlo è comunque un problema. Con Bitcoin no. Hai il tuo wallet, hai le tue chiavi, custodisci direttamente e hai anche un utilizzo pieno.

Una parte, la più radicale forse (senza che questo sia un insulto) della comunità di appassionati ha predicato, predica e forse predicherà la superiorità dell’autocustodia rispetto a qualunque altra modalità di esposizione.

Non ci si può fidare. Quando – dicono – non sono loro stessi a rubare, possono subire degli attacchi. E comunque not your keys, not your coins. Ovvero, se non sei tu ad avere il controllo diretto dei tuoi Bitcoin, è come se non fossero proprio tuoi.

  • Strumenti finanziari

Apriti cielo! Bitcoin non è soltanto uno strumento finanziario. È denaro che si può spendere. È denaro incensurabile, è denaro con il quale puoi fare quello che vuoi. Gli ETF, gli ETP, gli ETN e i certificati sono il cugino eunuco di Bitcoin. Ti espongono alle variazioni di prezzo di Bitcoin, senza tutta la questione della libertà. E comunque sarebbe facile per un qualunque Stato mettere le mani sui Bitcoin che deteniamo tramite ETF.

Per una community che ritiene che domani potremmo svegliarci nel mondo di Mad Max o di Ken il Guerriero, è chiaramente una strada non percorribile.

Ed è proprio da qui che nasce il problema psicologico principale: chi ha fatto autocustodia tramite ColdCard aveva fatto, teoricamente, tutto correttamente. Aveva scelto un wallet Bitcoin only, e dunque non inquinato da altre criptovalute. Aveva scelto un'”azienda” con un pedigree quasi perfetto di Bitcoiner dura e pura. Aveva fatto autocustodia – e invece venerdì mattina si è svegliata senza avere più nulla.

È difficile da riconciliare con il proprio credo. È difficile guardare in faccia chi abbiamo invitato all’autocustodia (è semplice, basta etc etc etc) e oggi invece ci ha magari rimesso i risparmi di una vita.

Sia chiaro che non c’è alcuna Schadenfreude: chi vi scrive è certo della capacità, della buona volontà e anche dell’enorme impegno di ColdCard per offrire una soluzione tecnicamente valida e eticamente sostenibile per la frangia più radicale. E di questo gli andrà dato certamente merito, anche se è andata come è andata.

Tuttavia il problema c’è, qualcuno si sta accorgendo che il re è nudo – e che forse certe convinzioni vanno, almeno in parte, stemperate. Non perché non si possa avere un atteggiamento radicale verso Bitcoin, ma piuttosto perché il mondo è pieno di sfumature, e se ci è concesso anche di stronzi.

E forse quel trust no one che era di Fox Mulder e che poi si è trasformato in Don’t Trust, Verify dei Bitcoiner dovrebbe essere diretto anche verso aziende, programmatori, sviluppatori, produttori che hanno passato il test del pedigree del vero Bitcoiner. Perché altrimenti si diventa una setta, con 100 occhi verso i nemici e nessuno verso chi è interno al gruppo.

Sarà dura recuperare, a livello ideologico, da quanto accaduto. I 70 milioni persi, per quanto questione enorme per chi li ha persi, non sono la questione più importante.

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sfuzzone
sfuzzone
17 ore fa

sto seguendo la vicenda su twitter: in realtà la fragilità nella generazione del seed era già nota e pubblicamente discussa nel 2020, a partire dai tweet dello stesso “NVK” (uno dei fondatori e figure principali di Coinkite, l’azienda canadese che produce COLDCARD). Il problema è che adesso COLDCARD e NVK stanno cancellando i vecchi tweet incriminati, ma in molti li hanno già salvati e screenshottati, inchiodandoli alle loro responsabilità. Da quel che si legge COLDCARD aveva già delle magagne pregresse.

Sergio
Sergio
45 secondi fa

C’è una rete a prova di manomissione Internet Computer Protocol, ma c’è chi non la conosce che fa finta che non serva. Mai stata hackerato e può acquistare e detenere Bitcoin nativo. L’unica alternativa e soluzione agli attacchi informatici