BIP 110 non è passato. Ed è un bene. Non ho alcuna intenzione di parlarvi della bontà o meno della questione tecnica. Non è il punto e non è ciò che conta. Bitcoin sarebbe sopravvissuto anche un cambiamento di quel tipo. Lo spam probabilmente non si sarebbe fermato ma, ancora una volta, non è questo il punto. La scissione che si è consumata poche ore fa ha dimostrato, ancora una volta e a chi è interessato a certe dinamiche, che il meccanismo di consenso che tiene in piedi Bitcoin è forte, è vivo ed è necessario.
È un bene che Bitcoin sia rimasto uguale a se stesso. Ed è un bene che i tentativi velleitari di cambiarne parti del funzionamento falliscano. Quando ci sarà da cambiare qualcosa di importante, la comunità, la ummah di Bitcoin, saprà raccogliersi, saprà mettersi d’accordo, saprà spingere per i cambiamenti necessari.
Cosa si voleva cambiare con BIP 100?
Nessuna intenzione di entrare troppo nel tecnico. L’obiettivo dichiarato era quello di rendere più difficile (se non impossibile) l’utilizzo del network per usi non monetari. Vaste programme, avrebbe detto De Gaulle, tant’è che anche per chi ne condivideva il principio, la proposta è apparsa come poco appetibile.
Ad ogni modo: il sostegno è stato minimo, nel giro di due blocchi l’esperimento è finito nel peggiore dei modi, ed è servito però come sacrificio di tempo, denaro, spazio e impegno per ribadire una verità della quale ci curiamo troppo poco.
È la verità che afferma che Bitcoin è Bitcoin – con tutto quello che questa definizione comporta – perché cambia poco. E perché è difficilissimo cambiarlo. E perché serve un consenso enorme per modificare anche il più insignificante dei dettagli.
Un mare di distanza con Ethereum
Da Ethereum le cose sono state sempre più agili. Si è passati (per carità, con tutto il consenso del mondo) dalla proof of work alla proof of stake, si sono cambiati i meccanismi che calcolano le commissioni e i burn, presto si potrebbe anche rivedere lo staking, con cambiamenti della politica monetaria che vanno più spediti di quelli di BCE e di Fed.
Gli appassionati di Bitcoin vedono in questo atteggiamento più fluido di Ethereum il segnale che i due ecosistemi non saranno mai uguali. È vero, ma non necessariamente peggiore. Bitcoin ha uno scopo – che è quello di essere massimamente uguale a se stesso, e dunque affidabile, e dunque base per progetti e affidi di lungo e lunghissimo periodo. Ethereum è invece un ecosistema che almeno in parte è costretto a cambiare, per rimanere sul pezzo, per combattere una concorrenza che ha da pagare alla storia un prezzo molto più basso.
È un bene che sia così, è un bene che siano diversi, è un bene che Bitcoin continui a rimanere arroccato su certe posizioni. Posizioni che a tanti appariranno come vecchie, stantie e forse decrepite, ma che sono al tempo stesso l’unico modo che abbiamo per non morire di faccioqualcosismo. Si dovrà sopportare un po’ di spam in più? Pazienza. È un prezzo giusto da pagare.
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