L’economista Peter Schiff, noto avversario di Bitcoin ha ribadito una tesi nota. Per lui oro e Bitcoin sono due classi di attività molto diverse, e reagiscono in modo opposto alle stesse notizie. L’affermazione è arrivata subito dopo l’ultimo dato sull’inflazione americana, letto come rassicurante. Conviene partire da cosa ha detto davvero, perché i grafici raccontano una storia più articolata, tra rendimenti diversi e correlazione mutevole.
Schiff contro Bitcoin, tra dichiarazioni e numeri reali
Peter Schiff, economista americano e storico sostenitore dell’oro, ha scritto su X:
Gold and Bitcoin are very different asset classes, which is why they react differently to the same economic news.
Oro e Bitcoin sono classi di attivo molto diverse, per questo reagiscono in modo diverso alle stesse notizie economiche. Il suo commento nasce dal CPI di luglio, cioè l’indice generale dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, uscito in linea con le attese. Quel dato non ha aumentato le probabilità di un nuovo rialzo dei tassi a settembre. Nella stessa giornata l’oro ha guadagnato +1,5%, mentre Bitcoin ha perso -0,4%. Per Schiff quel movimento opposto dimostra che i due strumenti appartengono a mondi diversi. Ma il dato di una sola giornata conta poco, e la tesi diventa fragile appena si allunga l’orizzonte temporale.
Sul lungo periodo l’oro ha reso più di Bitcoin

Il confronto sul lungo periodo racconta due cose molto distinte tra loro. Dal 31 dicembre 2020 a oggi l’oro segna +131,04%, mentre Bitcoin si ferma a +89,33%. Sul rendimento la distanza è netta, e l’oro ha reso circa un 40% in più. Questa valutazione cambia a seconda degli archi temporali che si considerano. Ciò che davvero li accomuna resta un punto solo: nessuno dei due paga una cedola, cioè un rendimento periodico. Per questo il loro costo-opportunità dipende allo stesso modo dai tassi reali.
Nella parte bassa del grafico è riportato l’indicatore di correlazione, che misura quanto i due si muovono insieme. Oggi segna -0,06, cioè nessun legame; ma per lunghi tratti è stato molto positivo, oltre +0,80. Il rapporto tra oro e Bitcoin, quindi, non è opposto per natura ma cambia a ondate.
Nel 2026 la forbice si allarga
Il quadro cambia radicalmente se si guarda soltanto all’anno in corso, il 2026. Da inizio anno l’oro è quasi fermo, a +1,27%, mentre Bitcoin arretra del -30,01%.

Anche su questa finestra Schiff ha ragione. Chi ha puntato su Bitcoin ha perso quasi un terzo del capitale. Il percorso interno all’anno, però, non è quello lineare che ci si aspetterebbe. Tra febbraio e marzo l’oro era salito oltre il +20%, per poi restituire quasi tutto il guadagno. Bitcoin, dopo un rimbalzo primaverile, è ricaduto sui minimi e non li ha più lasciati. Il vantaggio attuale dell’oro, quindi, è nato più dalla debolezza di Bitcoin che da una vera corsa del metallo giallo.
Anche l’oro ha corretto dai massimi

La forza dell’oro nel 2026, del resto, si ridimensiona guardando il grafico weekly. A fine gennaio è stato toccato l’ATH a 5.626 dollari l’oncia. Da lì è sceso di circa il -26,50% sul minimo di luglio, con una correzione superiore a un quarto del valore in pochi mesi. A questo link l’analisi grafica completa del gold. In conclusione si può dire che l’oro ha avuto la stessa caduta violenta e improvvisa che di solito si rimprovera alle crypto. Nessuno dei due strumenti, quindi, nel 2026 si sta comportando da porto sicuro. L’oro ha semplicemente corretto meno e da livelli più alti ma entrambi stanno avendo un carattere speculativo.
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