I mercati obbligazionari tornano al centro delle preoccupazioni degli investitori dopo una serie di sedute segnate da vendite pesanti sui titoli di Stato. Per contrappeso i rendimenti salgono su tutte le principali scadenze mondiali. Il fenomeno riguarda in particolare le scadenze trentennali, la cosiddetta parte lunga della curva. Il costo dei finanziamenti a lungo termine cresce dagli Stati Uniti al Giappone, passando per l’Europa, e riaccende il tema dei debiti pubblici.
Il rialzo dei rendimenti dei Titoli di Stato fa paura
Un rendimento in salita significa che gli investitori chiedono più soldi per prestare denaro agli Stati. I protagonisti di questa fase sono i cosiddetti bond vigilantes, grandi investitori che vendono Titoli di Stato per punire i governi poco disciplinati sui conti.
Le loro vendite fanno scendere i prezzi e salire i rendimenti, aumentando il costo con cui ogni nuovo debito viene finanziato, statale o privato.
Un costo di finanziamento più alto significa più interessi da pagare ogni anno, quindi meno risorse per la spesa corrente e per gli investimenti.
Il richiamo dei bond vigilantes
Il messaggio dei mercati è chiaro e chiede interventi concreti sul lato del debito oppure sul lato dei tassi di interesse. Il premio richiesto per detenere titoli a lunga scadenza continuerà a crescere finché la spesa pubblica resterà fuori controllo. Questo è uno degli elefanti nella stanza che si nomina poco.
Un problema che parte dall’America
Il movimento parte dagli Stati Uniti, dove il deficit pubblico ha toccato i 39,07 triliardi di dollari e le emissioni di titoli aumentano di trimestre in trimestre.
La stessa dinamica coinvolge però tutti i principali governi, con le curve in salita sia sulle scadenze decennali sia su quelle trentennali. Le Banche Centrali restano in attesa di applicare una linea restrittiva, anche a causa di un’inflazione che non torna verso gli obiettivi ufficiali. L’unica che fino ad ora ha agito è stata la BCE.
La corsa dei trentennali

Il grafico comparativo dei trentennali fotografa la tensione. Il Regno Unito guida la classifica con un rendimento del 5,821%, davanti agli Stati Uniti al 5,284%. La Francia paga il 4,912% e supera l’Italia, ferma al 4,895%, un sorpasso che racconta il riprezzamento del rischio francese.
Il Giappone quota il 4,075% e viaggia sopra la soglia del 4% in piena zona di massimi storici. La Germania chiude il gruppo al 3,782%, ma anche il Bund trentennale si muove sui livelli più alti da molti anni.
Tensioni anche sul BTP italiano
Anche l’Italia è dentro il movimento e il BTP decennale si trova oggi nella zona dei minimi a 115,60 punti. I rendimenti dei nostri Titoli viaggiano infatti vicino ai massimi del 2026, con il decennale (IT10Y) in area 4,07%. Invece il trentennale (IT30Y) a 4,895% ben lontano dai picchi critici di novembre 2011 sopra il 7%.
Spread BTP-Bund sotto osservazione

Lo spread tra BTP e Bund è il termometro più noto del rischio Italia ed è risalito in area 82,5 punti. Il differenziale resta comunque in un downtrend partito dai picchi del 2022 in area 250 punti, come si osserva dal grafico.
La risalita delle ultime settimane sta testando la trendline ribassista e la resistenza poco sopra i livelli attuali. Solo un superamento di queste cambierebbe il quadro, mentre i minimi di inizio 2026 in area 60 restano il pavimento.
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