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oro rendimenti Jackson Hole

Rendimenti obbligazionari ai massimi: cosa succede ora all’oro

Treasury trentennali superano il 5,3%, mentre l'oro prova a recuperare dopo il crollo e guarda a Jackson Hole per ripartire.
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I mercati obbligazionari mondiali sono tornati al centro della scena, con i rendimenti dei titoli di stato a lunga scadenza saliti ai livelli più alti da decenni. La pressione arriva da deficit pubblici in crescita e da un’inflazione che non rientra. In questo contesto anche l’oro, reduce da un lungo ribasso dal massimo storico, fatica a trasformare il rimbalzo estivo in una vera ripartenza, seppur in agosto segna un +6,87%.

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Rendimenti ai massimi da 19 anni, ma l’oro rimbalza lo stesso

Il rendimento del trentennale americano (US30Y) è salito questa settimana fino al 5,306%, il livello più alto degli ultimi 19 anni. Sul grafico monthly il dato attuale del 5,272% va a pareggiare i massimi toccati a inizio 2007, prima della grande crisi finanziaria. La spinta arriva dal deterioramento dei conti pubblici, con il deficit federale USA di luglio salito a 432 miliardi di dollari. Le ultime aste del Tesoro hanno richiesto per collocare i titoli a lunga scadenza i rendimenti più alti dal 2001.

Trentennale US30Y
Trentennale US30Y

Il rendimento dell’US30Y sale mentre il tasso Fed Funds resta piatto al 3,63% dopo i tagli come si osserva dal grafico. Il mercato obbligazionario prezza deficit e inflazione futuri e non segue più la banca centrale.

Pesa anche un’inflazione che resta sopra l’obiettivo del 2% della Federal Reserve ormai da cinque anni. Si aggiunge la valanga di obbligazioni societarie emesse per finanziare l’intelligenza artificiale, quasi 1.700 miliardi di dollari da inizio anno. La pressione però non riguarda soltanto gli Stati Uniti, perché il debito è sotto stress in tutto il mondo.

Il decennale giapponese ha toccato il massimo da 30 anni, il trentennale tedesco i livelli più alti dal 2011 e quello francese dal 2008. Sul grafico l’area sopra il 5% è marcata come zona di rischio, e i prezzi ci stazionano ormai da settimane. Gli investitori attendono ora i verbali della riunione Fed di luglio e le parole del presidente Kevin Warsh a Jackson Hole.

L’oro frenato dai rendimenti, il rimbalzo si ferma

In questo scenario sta tornando di attualità, con un po’ di sorpresa l’oro. Il metallo giallo ha la caratteristica, che condivide con Bitcoin, di non pagare cedole né interessi, quindi il suo costo si misura nel rendimento a cui si rinuncia per detenerlo. Con i Titoli di Stato lunghi sopra il 5,3% quella rinuncia diventa pesante, e una parte degli investitori preferisce l’obbligazionario. Questa dinamica si legge sul grafico weekly e ha caratterizzato il calo dall’ATH a 5.626,8$ l’oncia di gennaio 2026.

Future Oro - weekly 19 agosto 2026
Future Oro – weekly 19 agosto 2026

L’oro tra Jackson Hole e tassi Fed

Sul grafico abbiamo una panoramica dei movimenti dall’estate scorsa. A settembre c’era stata un’accelerazione rialzista, con una leg up che ha spinto l’oro all’ATH. Questo movimento era stato generato dall’aspettativa di tagli dei tassi di interesse. Quell’aspettativa, con il 2026, è scemata. Nel corso dei mesi scorsi, anche a causa del conflitto Iran-USA e del rialzo dell’inflazione, il mercato ha virato sulla possibilità di rialzi dei tassi. Questo ha portato al crollo dell’oro, che ha toccato un minimo a giugno a 3.955$, restando poco sopra il livello di supporto dei 3.880$. Tra luglio e agosto il prezzo ha ripreso a salire, sulla scia di un possibile raffreddamento dell’ipotesi di rialzi a settembre. Tuttavia, come abbiamo visto, il mercato dei cosiddetti “bond vigilantes” chiede invece un rialzo dei tassi.

Sullo sfondo il conflitto Iran-USA e il petrolio in rialzo alimentano l’inflazione attesa, ma per ora spingono i tassi. Finché i rendimenti restano nella zona di rischio, il recupero dell’oro resta un rimbalzo che si sta fermando sotto la resistenza a 4.440$. Un raffreddamento dei tassi dopo Jackson Hole sarebbe il primo alleato di una ripartenza più solida dell’oro.

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